Vertice Brics: niente intesa sul commercio, fratture interne

Si sono ritrovati a Rio de Janeiro per lanciare un segnale al mondo, ma i ministri degli Esteri del gruppo BRICS allargato sono ripartiti senza un comunicato congiunto.

Una crepa evidente, proprio mentre il blocco cerca di rafforzare la propria voce sullo scacchiere geopolitico, proponendosi come alternativa concreta al sistema occidentale dominato da Washington e dal dollaro.

Il motivo ufficiale della frattura è la mancanza di accordo su alcuni passaggi, in particolare quelli legati alla riforma delle Nazioni Unite.

Il Brasile ha emesso una dichiarazione “presidenziale” – dunque a nome della sola presidenza di turno – nella quale si denuncia la crescente frammentazione dell’economia globale e si condannano le barriere commerciali unilaterali giudicate “ingiustificate”.

Nessun riferimento esplicito agli Stati Uniti, ma il bersaglio è chiaro: le politiche protezionistiche avviate da Donald Trump, e rilanciate nella nuova amministrazione, con dazi fino al 145% su alcuni prodotti cinesi.

Di gov.br – Opera propria usando: https://www.gov.br/secom/pt-br/assuntos/noticias/2024/12/conheca-a-identidade-visual-do-brics-brasil-arvore-amazonica-traduz-objetivos-do-grupo, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=157608247

Dietro le parole diplomatiche, però, si cela una realtà meno compatta. La Cina avrebbe spinto per un tono più aggressivo verso Washington. L’Egitto e l’Etiopia, entrati nel gruppo solo nel 2024, hanno invece frenato su altri fronti.

Ad esempio sulla richiesta di riforma del Consiglio di Sicurezza ONU – tema caro a Brasile, India e Sudafrica. Un funzionario coinvolto nei negoziati ha ammesso che la nuova composizione del gruppo “amplia la forza, ma anche il disaccordo”.

Oggi i BRICS – che includono Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica, Egitto, Etiopia, Iran, Arabia Saudita, Emirati Arabi e Indonesia – rappresentano circa il 40% della popolazione mondiale e quasi il 37% del PIL globale.

Ma questo non basta a garantire una visione condivisa. La stessa idea di una valuta comune, che avrebbe dovuto ridurre la dipendenza dal dollaro negli scambi internazionali, è stata congelata per evitare di acuire le divisioni.

Sul tavolo, invece, resta l’impegno a utilizzare sempre più valute locali nei rapporti bilaterali, mentre crescono le critiche verso l’“abuso delle politiche verdi” da parte di alcuni paesi occidentali, accusati di mascherare il protezionismo con obiettivi ambientali.

Il vertice di luglio, sempre a Rio de Janeiro, sarà il vero banco di prova per questo BRICS 2.0: un gruppo ambizioso ma ancora fragile, deciso a cambiare le regole del gioco mondiale ma non ancora capace di giocare come squadra.

Di Prime Minister’s Office – Press Information Bureau, GODL-India, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=136343955