sabato, Dicembre 6, 2025

DIOGENE: UN QUOTIDIANO SULLA POVERTÀ

Un quotidiano indipendente che si occupa della povertà. Viaggiando su un binario che da una parte racconta storie e cronache della giornata e dall’altra sviluppa dalle storie inchieste, approfondimenti, analisi e confronti.

La diffusione del Covid 19 e le guerre in Ucraina e Medio Oriente hanno accelerato i processi d’impoverimento in maniera impressionante, colpendo categorie che se ne ritenevano immuni fino a un momento prima.

Per povertà intendiamo un fenomeno sociale ed economico con effetto immediatamente pauperizzante, affiancato da un fenomeno culturale che pauperizza società e individui soprattutto nel futuro prossimo privandoli della prospettiva di un’istruzione adeguata e di conseguenza di una possibile crescita economica.

Il modo in cui l’informazione tratta la povertà nasconde un’ipocrisia e per disvelare questa ipocrisia esiste questo quotidiano. I racconti e i personaggi di cui parla l’informazione ufficiale appartengono a un mondo che esiste solo nella vita di poche migliaia di persone in tutto il mondo. Più si accentua la povertà più i media ci propongono modelli eticamente discutibili di successo, profitto e crudeltà, creando una bolla che separa definitivamente la stampa dall’opinione pubblica.

I giornali sono pieni di notizie sull’economia come grafico e come sviluppo economico complessivo astratto dalle vite umane, ma non riescono o non vogliono entrare nella nuova materialità scaturita dalla mutata situazione. Per seguire quanto avviene nella società reale e dolente in Italia e nel mondo, anche in quello più lontano da noi, non resta che leggere Diogene.

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                                                  CARTA DEL METODO

1. Siamo di parte, ma non siamo scorretti

La nostra prospettiva è dichiarata: raccontiamo il mondo dal punto di vista di chi vive povertà, esclusione, sfruttamento, marginalità.
Essere di parte non significa distorcere la realtà: significa scegliere quale realtà illuminare.

2. I fatti prima dell’opinione

Ogni notizia pubblicata deve poggiare su elementi verificabili:

fonti primarie quando disponibili;

documenti, dati, testimonianze dirette;

riscontri incrociati.
L’opinione segue i fatti, non li sostituisce.

3. Zero invenzioni, zero esagerazioni

Non pubblichiamo:

numeri non verificati,

dichiarazioni di seconda mano senza riscontro,

ricostruzioni fantasiose,

titoli gonfiati per ottenere click.
La credibilità vale più del traffico.

4. Una fonte vale per quello che dimostra

Non esistono fonti “buone” o “cattive” a prescindere.
Usiamo fonti istituzionali, associative, accademiche e popolari.
La domanda è sempre la stessa: quello che dicono è verificabile?

5. Rispetto assoluto delle testimonianze

Raccogliamo storie di persone in condizioni di vulnerabilità.
Per questo:

non strumentalizziamo,

non modifichiamo il senso delle parole,

facciamo riascoltare/ rileggere le citazioni sensibili quando necessario,

proteggiamo l’identità di chi rischia conseguenze.

6. Trasparenza sulle nostre scelte

Spieghiamo quando un articolo è:

inchiesta,

cronaca,

opinione,

editoriale.
Il lettore deve sapere cosa sta leggendo e con quali regole è stato scritto.

7. Correzioni sempre, negazioni mai

Se sbagliamo, correggiamo.
Velocemente, visibilmente, senza imbarazzo.
La correzione è parte del mestiere, la negazione dell’errore è mancanza di etica.

8. Le parole sono parte del problema e della soluzione

Usiamo un linguaggio rispettoso:

niente stigmi,

niente sensazionalismi,

niente categorie che disumanizzano.
L’attenzione alle parole è attenzione alle persone.

9. Documenti aperti, conoscenza condivisa

Quando possibile rendiamo pubblici documenti, sentenze, atti, dati e materiali che citano i nostri articoli.
Chi vuole verificare, deve poterlo fare.

10. Indipendenti perché rispondiamo solo ai lettori

Non abbiamo padroni politici, economici o editoriali.
Le nostre scelte dipendono solo da:

la realtà,

la coscienza del giornalista,

l’interesse pubblico,

la fiducia di chi ci legge.