Remigrazione, un consenso che va oltre la piazza

Sabato 13 giugno sfilerà a Roma il corteo nazionale del comitato “Remigrazione e Riconquista”, a sostegno di una proposta di legge di iniziativa popolare che i promotori dichiarano già forte del triplo delle firme necessarie. Skinhead veneti, vigilantes bresciani, la galassia identitaria che da Potsdam in poi conosciamo.

Ma chi guarderà quel corteo per capire chi aderisce alla remigrazione guarderà nel posto sbagliato. Il dato sociale rilevante è uscito due settimane fa, da un sondaggio, e dice una cosa che nessuna piazza può dire: la versione “gentile” della remigrazione ha già la maggioranza degli italiani. E non è una maggioranza di destra.

I numeri sono quelli rilevati da Eumetra per Piazzapulita e illustrati da Renato Mannheimer: il 52,8% degli italiani ritiene che la “remigrazione volontaria” debba essere incentivata. Il dato che pesa di più, però, è la sua distribuzione: tra gli elettori del Movimento 5 Stelle i favorevoli sono il 54%, sopra la media nazionale. Più della metà dell’elettorato che fu del reddito di cittadinanza è disponibile alla parola d’ordine nata nei circoli identitari europei.

Sulla misura contigua — la revoca della cittadinanza agli immigrati che commettono reati gravi — il consenso complessivo sale al 59,3%, con il 56% tra gli elettori M5S e il 25% tra gli elettori del Pd: un elettore democratico su quattro approva la cittadinanza revocabile, cioè una cittadinanza di serie B. Va detto con precisione, perché qui la precisione è tutto: il 54% pentastellato riguarda la remigrazione “volontaria incentivata”, il 25% democratico riguarda la revoca della cittadinanza. Sono due misure diverse.

Ma sono i due gradini della stessa scala, e su entrambi sta seduta una parte consistente dell’elettorato che si pensa alternativo alla destra. Non è nemmeno un’anomalia italiana: in Francia, un sondaggio Ifop del marzo 2022 registrava il 66% di intervistati per cui la remigrazione era un obiettivo desiderabile.

Una cautela metodologica è dovuta: la rilevazione arriva a ridosso dell’attentato di Modena, e l’opinione misurata a caldo dopo un fatto di sangue tende a gonfiarsi. Ma il numero che non si spiega con l’emotività è un altro, e Mannheimer stesso lo ha indicato come il più rilevante: tra chi non vota, i favorevoli alla revoca della cittadinanza arrivano al 74%. Tre astenuti su quattro.

” Demoteilnehmer*innen mit Schildern „`Remigration’ ??? Assolutamente no, AfD!”, “Danke! Mama & Papa, dass ich kein Nazi geworden bin!!!” e “Oh Schieße.” und einem aus AfD-Pfeilen zusammengesetzten Hakenkreuz. ” di Stefan-Mueller-climate è concesso in licenza con CC BY-NC 2.0 .

E l’astensione, in Italia, ha una geografia sociale documentata: cresce scendendo lungo la scala dei redditi, si concentra nelle periferie e nei territori dove lo Stato ha smesso di farsi vedere. Il blocco sociale più favorevole alle misure più dure non è l’elettorato garantito della destra: è la parte più povera ed esclusa del Paese, quella che non crede più che votare serva.

A chi non viene offerta nessuna redistribuzione verso il basso, qualcuno sta offrendo l’unico bene che la politica sembra ancora capace di distribuire: qualcuno che stia più in basso.

Che questa sia la promessa lo dice, alla lettera, il testo depositato sulla piattaforma ufficiale del ministero della Giustizia: la proposta istituisce un “Fondo per la Remigrazione” finanziato “anche tramite la riconversione di risorse già destinate all’accoglienza”, affiancato da un “Fondo per la Natalità Italiana”.

Tradotto per il firmatario povero: i soldi che spendono per loro li daremo a te. È il meccanismo classico dello sciovinismo del welfare, e funziona dove il welfare è scarso — non dove gli immigrati sono tanti, ma dove le case popolari, i posti negli asili e i medici di base sono pochi.

Il resto del testo mostra la confezione: un “Patto di Remigrazione Volontaria” con divieto di reingresso e sanzione penale per chi torna. La parola “volontaria” fa il lavoro sporco di rendere firmabile ciò che nel documento fondativo del movimento — il piano presentato da Martin Sellner all’incontro di Potsdam del 2023 — includeva esplicitamente i cittadini “non assimilati”. Il sondaggio misura il consenso alla versione addomesticata; il movimento incassa il consenso alla parola intera. Lo scarto tra le due è il motore dell’intera operazione.

Sabato, davanti al corteo e ai contro-cortei, la cronaca racconterà lo scontro tra estrema destra e antifascisti. È la parte facile, ed è la parte piccola. La parte grande non sarà in piazza: è la maggioranza trasversale — destra, Cinque Stelle, un quarto del Pd, tre astenuti su quattro — che alla versione gentile ha già detto sì. Quella maggioranza non è nata razzista: è rimasta senza rappresentanza e senza redistribuzione, e ha accettato il surrogato. Chi vorrà contendergliela non potrà limitarsi a spiegarle che la remigrazione è ignobile. Dovrà tornare a offrirle qualcosa.