sabato, Gennaio 24, 2026

Inchiesta sulla spesa sociale nel mondo 13: la Danimarca

Riconosciuta tra i paesi con la più alta spesa sociale per persona al mondo, la Danimarca presenta anche uno dei tassi di povertà tra i più bassi in Europa. E’ proprio grazie al sistema di welfare, incentrato sulla spesa pubblica, che lo Stato è riuscito ad evitare un impoverimento critico della popolazione nel corso degli ultimi 30 anni, sebbene questa tendenza si sia invertita sensibilmente negli ultimi anni.

Con uno dei Pil pro capite più alti dell’Unione europea, più di 60 mila euro annui, e il debito pubblico tra i più bassi, la Danimarca si attesta tra i paesi con il minor indice di persone che si trovano in stato di povertà o a rischio di esclusione sociale, circa il 16% della popolazione. La quota principale è costituita da soggetti vulnerabili, in particolare le minoranze etniche residenti all’interno del Paese, che costituiscono quasi il 10% della popolazione, le donne sole con figli e i minori in particolar modo.

La rete di assistenza sociale (kontanthjælp) annovera programmi diversificati con l’intento non solo di fornire un supporto economico per provvedere ai bisogni base, ma anche di incentivare il livello di inclusione sociale di chi non ha i mezzi per provvedere a sé stesso. Ad esempio un giovane che abbia meno di 30 anni e non abbia ricevuto un’educazione adeguata può ricevere varie forme di sostegno, che spaziano dall’assistenza educativa agli incentivi per l’alloggio sociale, per spingere chi ancora vive a carico della famiglia a raggiungere l’autonomia.

Sotto i 25 anni è previsto un sussidio di 7500 corone danesi circa, l’equivalente di 1000 euro mensili per sostenere le spese per l’abitazione. Anche gli studenti che restano dentro casa possono però richiedere un sussidio, che consiste in 3644 corone danesi, circa 484 euro, per sostenere le proprie spese.

Non si può ricevere un sussidio se si hanno altri mezzi per sostenersi, partendo da un reddito non superiore ai 20mila euro annui circa per individuo, o se si ricevono altri sussidi come quello di disoccupazione. Anche l’importo varia a seconda delle circostanze, su cui incidono fattori quali la convivenza con una persona che può contribuire al mantenimento della famiglia o la presenza di figli a carico ed è necessario dimostrare la volontà di cercare un impiego rivolgendosi a un apposito centro.

I programmi di protezione sociale del Paese, interamente sostenuti tramite i soldi della spesa pubblica, sono tra i più apprezzati dai membri della comunità europea e considerati tra i più generosi. Alla base vi è la convinzione nazionale che sia un diritto fondamentale dei cittadini quello di essere sostenuti dallo Stato in caso di difficoltà o situazioni di grave deprivazione materiale, e questo è stato lo spirito che ha spinto il Governo danese a sostenere scelte significative in tal senso per attenuare i disagi sociali portati dalla crisi degli ultimi due anni.

Come è recentemente avvenuto per fronteggiare la crisi energetica, con la decisione di tagliare sensibilmente le tasse per l’elettricità, nel paese con uno dei più pesanti carichi fiscali d’europa, o come avvenuto nel marzo 2020, in piena pandemia, quando si è deciso di sostenere i lavoratori ad ore impossibilitati a svolgere la propria professione pagando fino all’80% della normale retribuzione.

Nonostante la situazione emergenziale attraversata negli ultimi due anni, con l’inflazione al 10%, il dato più alto registrato in quarant’ anni, la tendenza generale del Governo danese rispetto alla spesa sociale ha portato ad assottigliarsi la fetta di fondi destinata alla sicurezza sociale, in particolare per quel che riguarda i sussidi per chi è al di sotto della soglia di povertà nazionale, che hanno subito numerosi ridimensionamenti, rispetto a sussidi ordinari quali pensioni, disoccupazioni e assistenza sanitaria nazionale, rimasti pressoché invariati.

Va ricordato in particolare che sono le minoranze etniche e i soggetti vulnerabili a rappresentare la fetta più povera della popolazione e queste scelte hanno avuto l’effetto di penalizzarli ulteriormente.

Allo stesso tempo molte sono state le decisioni infelici del Governo in materia di accoglienza ed integrazione, come la legge sulla confisca dei beni dei migranti per sostenere il loro soggiorno nel Paese nel 2017, o ancora la legge, nel giugno 2021 per bloccare i flussi migratori, con cui si impone ai richiedenti asilo di presentare la domanda di accoglienza ai confini del paese, per poi essere trasportati in un paese terzo che dovrà farsi garante delle procedure e rispediti al paese d’origine se rifiutati. Proposte spesso condivise sia dal Partito Liberale che da quello Socialdemocratico.

La scelta di penalizzare ancora di più proprio chi con la pandemia e la crisi energetica si è impoverito e continua ad aumentare sempre di più il rischio di ritrovarsi ai margini, molto più della classe media o di chi già gode di vantaggi sociali. Una decisione che inizia a contraddire se non proprio a erodere quei principi espressi formalmente e lodati, almeno a parole, dalla Comunità Europea.

by Neil. Moralee

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