L’America delle sparatorie di massa entra in una nuova fase

Per anni gli studiosi delle stragi di massa negli Stati Uniti hanno descritto un copione relativamente stabile: uomini adulti, isolati, travolti da crisi personali e spinti da una disperazione che si trasformava in vendetta. Oggi, però, secondo i criminologi Jillian Peterson e James Densley, quel modello non basta più.

Dopo un decennio di ricerca, i due studiosi sostengono che negli Usa stia emergendo un nuovo paradigma: autori più giovani, più immersi nelle piattaforme digitali e più attratti dalla violenza come gesto visibile, memorabile, performativo.

Peterson e Densley non sono commentatori occasionali. Sono tra i fondatori del Violence Prevention Project, il centro di ricerca che ha costruito uno dei principali database americani sulle mass shootings. Nel loro lavoro hanno mostrato più volte che questi attacchi raramente nascono dal nulla: alle spalle ci sono quasi sempre traumi, crisi personali, segnali anticipatori e una ricerca di significato dentro una condizione di disperazione.

Ma nel loro ultimo intervento aggiungono un elemento nuovo: una parte degli autori più recenti non sembra più muoversi solo dentro una logica di vendetta privata. Cerca piuttosto di trasformare la propria crisi in un atto pubblico, destinato a essere visto, ricordato e inserito in una narrazione già pronta ad accoglierlo.

È qui che il loro ragionamento diventa davvero interessante. La novità, secondo i due criminologi, non è l’emulazione in sé: gli imitatori sono sempre esistiti nella lunga storia delle stragi americane. Il salto sta nel fatto che oggi alcuni autori più giovani sembrano agire dentro un ambiente culturale che offre già simboli, riferimenti, archivi, comunità e perfino una promessa di memoria.

La violenza non appare più soltanto come il punto terminale di una crisi individuale. Diventa anche un modo per entrare in scena un’ultima volta, alle proprie condizioni. È quella che loro definiscono una svolta “performativa” della violenza di massa.

A dare peso a questa tesi non c’è solo la loro intuizione. L’Institute for Strategic Dialogue ha documentato la crescita della cosiddetta True Crime Community, un ecosistema digitale che in alcuni casi rielabora, estetizza e glorifica gli autori di stragi.

Secondo ISD, dall’inizio del 2024 sono stati identificati almeno 15 attacchi o piani sventati collegati a questo ambiente; già in un’analisi precedente il think tank parlava di almeno sette school shootings o complotti negli Stati Uniti connessi a queste reti. Non è l’intero fenomeno americano, ma è abbastanza per suggerire che una parte delle nuove traiettorie della violenza stia davvero cambiando forma.

Questo mutamento conta anche perché si inserisce in un Paese dove il problema delle mass shootings resta strutturale. Il Violence Prevention Project sottolinea che l’ultimo decennio è stato il più letale e che tra i moventi sono cresciuti in particolare odio e ricerca di notorietà.

Letti insieme, questi dati e la riflessione di Peterson e Densley suggeriscono che gli Stati Uniti non stiano affrontando soltanto la persistenza di un fenomeno noto, ma una sua trasformazione generazionale: meno centrata sul semplice regolamento di conti, più orientata a una forma di visibilità estrema.

La loro analisi sposta quindi la domanda. Non basta più chiedersi perché una persona voglia uccidere. Bisogna chiedersi anche che cosa immagina di ottenere simbolicamente dal proprio gesto. Nel vecchio copione, la strage era spesso il prolungamento di una vita andata in pezzi.

In quello che i due criminologi vedono emergere oggi, la strage diventa anche un modo per sottrarsi all’insignificanza, per lasciare un segno, per essere finalmente riconosciuti dentro una cultura che conserva, cita e rilancia la violenza.

È questo, in fondo, il punto più inquietante del loro lavoro. Se la diagnosi è corretta, gli Stati Uniti non stanno vivendo solo un’altra stagione della loro epidemia di stragi. Stanno entrando in una fase nuova, in cui una parte degli autori più giovani non cerca soltanto di colpire, ma di esistere pubblicamente attraverso il colpo che spara.

Walter/Flickr. Used under CC-BY-2.0 license