Usa: la terra divorata dall’intelligenza artificiale

Negli Stati Uniti il terreno più prezioso non è più necessariamente quello più fertile o quello sul quale si possono costruire case. È quello vicino a una rete elettrica capace di fornire centinaia di megawatt.

La corsa all’intelligenza artificiale sta producendo una nuova corsa alla terra. Nel primo semestre del 2026 gli acquisti di terreni destinati alla costruzione di data center hanno raggiunto circa 6 miliardi di dollari, il 79% in più rispetto all’anno precedente. Secondo Avison Young, i data center rappresentano ormai il 27% dei siti di sviluppo immobiliare negli Stati Uniti: sono secondi soltanto all’edilizia residenziale.

Dietro ChatGPT, i servizi cloud e i nuovi modelli di intelligenza artificiale ci sono capannoni sterminati pieni di server, processori e impianti di raffreddamento. Servono enormi quantità di elettricità, acqua e spazio. E così le grandi aziende tecnologiche e i fondi che finanziano queste infrastrutture stanno cercando terreni sempre più lontani dalle grandi città, spesso nelle campagne e nelle periferie rurali.

Il risultato è che un campo può improvvisamente valere decine di volte più di quanto valesse come terreno agricolo o residenziale. Il commissario all’Agricoltura del Texas Sid Miller sostiene che in alcuni casi gli sviluppatori arrivino a offrire agli agricoltori dieci volte il valore di mercato. Resistere diventa difficile: una famiglia che coltiva da generazioni può trovarsi davanti a un assegno che nessuna attività agricola potrebbe produrre in una vita.

In Virginia settentrionale il fenomeno ha raggiunto proporzioni ancora più spettacolari. La National Association of Home Builders documenta operazioni da 3, 4 e oltre 6 milioni di dollari per acro. Nel 2026, ad Ashburn, un promotore avrebbe offerto circa 4,4 milioni per acro per assemblare un’area destinata a un data center.

Il valore mediano dei terreni nella contea di Loudoun nel 2025 era intorno ai 125 mila dollari per acro, anche se si tratta di valori medi non direttamente confrontabili con aree già idonee allo sviluppo tecnologico. CBRE segnala comunque che alcuni terreni con disponibilità di energia in Virginia e nel Nord-Est hanno superato gli 8 milioni di dollari per acro.

A quel prezzo non perde soltanto l’agricoltore che non vuole vendere. Perdono anche le case. Un costruttore può pagare il terreno soltanto fino al punto in cui il prezzo finale dell’abitazione resta accessibile a qualcuno. Un data center finanziato da Amazon, Microsoft o da un fondo miliardario non ha lo stesso limite. La stessa associazione dei costruttori americani lo sintetizza brutalmente: quando i server competono con le abitazioni per lo stesso terreno, spesso non si costruiscono case più care. Semplicemente non si costruiscono case.

In un Paese che soffre già una grave carenza abitativa, l’intelligenza artificiale comincia quindi a contendere terra non soltanto all’agricoltura ma anche all’edilizia residenziale. E poi ci sono acqua ed elettricità.

I data center consumano energia in quantità paragonabili a quelle di intere città e una parte degli impianti utilizza grandi volumi d’acqua per il raffreddamento. È questo che sta trasformando una corsa immobiliare apparentemente privata in un conflitto pubblico: chi deve pagare le nuove centrali, le linee elettriche, le sottostazioni e le infrastrutture necessarie? E chi ha la precedenza quando acqua ed energia non sono infinite?

Foto Intel Free Press CC BY 2.0

Nel sistema elettrico PJM, che serve tredici Stati del Medio Atlantico e del Midwest, il monitor indipendente del mercato ha attribuito alla crescita presente e prevista dei data center un aumento complessivo di 23,1 miliardi di dollari dei costi del mercato della capacità nelle aste fino al 2028. Una parte della bolletta dell’intelligenza artificiale rischia quindi di essere pagata anche da chi non possiede un data center e magari usa l’IA soltanto per chiedere una ricetta o tradurre una mail.

Le comunità locali hanno cominciato a reagire. Agricoltori organizzano proteste, residenti contestano le autorizzazioni, amministrazioni locali introducono vincoli. A Lancaster, in Pennsylvania, dove CoreWeave ha annunciato un investimento iniziale fino a 6 miliardi di dollari per un grande centro di calcolo, gli abitanti chiedono soprattutto da dove arriveranno l’acqua e l’energia necessarie. Il progetto potrà raggiungere una potenza di 300 megawatt: un’enormità per un singolo insediamento industriale.

La protesta è ormai diventata politica. Nel luglio scorso New York è stato il primo Stato americano a imporre una moratoria generalizzata sui nuovi data center hyperscale: per un anno saranno bloccate le nuove autorizzazioni ambientali mentre verranno stabilite regole su energia, acqua, costi per gli utenti e benefici per le comunità. La governatrice Kathy Hochul ha posto una questione elementare: l’innovazione non può arrivare caricando sulle famiglie bollette più alte e lasciando al territorio il costo delle infrastrutture necessarie alle multinazionali.

È questo il conflitto che sta emergendo dietro la retorica dell’intelligenza artificiale immateriale. L’IA viene raccontata come qualcosa che vive nella nuvola, nel “cloud”. Ma la nuvola pesa. Occupa ettari di terra, beve acqua, consuma elettricità, necessita di centrali e linee ad alta tensione e modifica il prezzo delle proprietà che la circondano.

Produce anche ricchezza, investimenti e lavoro. Alcuni proprietari stanno guadagnando cifre che non avrebbero mai immaginato, nuove imprese sorgono intorno ai grandi cantieri e intere aree economicamente marginali possono ricevere investimenti miliardari. È precisamente per questo che il conflitto è così duro: i vantaggi sono enormi, ma non necessariamente vanno alle stesse persone che ne sopportano i costi.

La domanda che sta dividendo l’America rurale non è quindi se essere favorevoli o contrari all’intelligenza artificiale. È molto più concreta: chi decide che cosa vale di più tra un campo, una casa e un data center? Chi prende il profitto e chi paga l’elettricità, l’acqua e le infrastrutture?

Per decenni il valore della terra è stato determinato da ciò che poteva produrre o da quante persone potevano viverci. L’intelligenza artificiale sta aggiungendo una nuova unità di misura: quanti megawatt può ricevere.

Foto Foto di Tony Webster, CC BY-SA 2.0