Nel nord della Colombia, nella regione desertica di La Guajira, la crisi umanitaria che coinvolge la popolazione indigena Wayúu e migliaia di migranti ha raggiunto una nuova fase di emergenza. Il più grande insediamento informale del Paese, che ospita oltre 9.000 persone, è oggi l’epicentro di una tragedia silenziosa, che ha il volto dei bambini. A denunciarlo con forza è Save the Children, presente in Colombia da oltre quarant’anni, ma oggi costretta a ridimensionare il proprio intervento a causa del drastico taglio ai finanziamenti statunitensi.
Nel 2024, infatti, gli Stati Uniti – storicamente il principale donatore umanitario della Colombia – hanno ridotto i fondi fino a cancellare circa il 70% degli aiuti destinati al Paese. La conseguenza è stata la sospensione del 90% dei programmi attivi nell’insediamento di La Guajira. Solo tre delle ventotto organizzazioni umanitarie che operavano stabilmente nella zona sono rimaste operative, e lo fanno con risorse ridotte al minimo. I risultati sono sotto gli occhi di tutti, ma nessuno sembra volerli guardare.
I bambini, in particolare, pagano il prezzo più alto. Abbandonati senza protezione, sono sempre più esposti a forme di sfruttamento estremo. Alcuni percorrono chilometri sotto il sole per trasportare acqua a dorso d’asino. Altri frugano nei rifiuti in cerca di materiali riciclabili da vendere o chiedono l’elemosina per sopravvivere. Ma ci sono anche storie più dure da raccontare: bambine e bambini costretti a subire abusi sessuali in cambio di cibo o denaro, per contribuire a sostenere famiglie che ormai non hanno più nulla. Queste non sono eccezioni, ma tendenze in crescita, registrate direttamente dagli operatori sul campo.

A tutto questo si somma la crisi idrica. La Guajira è colpita da una siccità cronica, aggravata da una gestione inefficiente delle risorse naturali. L’accesso all’acqua potabile è diventato una rarità, e la mancanza di igiene ha fatto impennare i casi di malattie e malnutrizione. Nonostante le sentenze della Corte Costituzionale colombiana, che da anni chiede interventi urgenti a tutela della popolazione Wayúu, le istituzioni statali non riescono a garantire neppure i diritti più basilari.
La portata della crisi è immensa: secondo le Nazioni Unite, quest’anno oltre 13 milioni di persone in Colombia – tra cui più di 4 milioni di minori – avranno bisogno di assistenza umanitaria. Eppure, ad oggi, solo il 14% del piano umanitario dell’ONU per il Paese risulta finanziato. È una cifra che racconta di un disinteresse globale, di un sistema di aiuti sempre più condizionato da logiche geopolitiche, dove le emergenze “senza telecamere” finiscono per scomparire anche dalle agende diplomatiche.
Save the Children lancia un appello chiaro: senza un ripristino dei fondi, oltre 30.000 persone – di cui più della metà bambini – rimarranno senza accesso a cure mediche, supporto psicologico, protezione e istruzione. La presenza dell’organizzazione si è ridotta a pochi interventi mobili mensili, distribuzioni limitate di alimenti e monitoraggi sulla malnutrizione. Un presidio importante, ma insufficiente di fronte a una crisi strutturale.
La Guajira è oggi il simbolo di ciò che accade quando la solidarietà internazionale si ritira, quando le priorità globali cambiano e a pagare sono sempre gli ultimi. In questo angolo dimenticato della Colombia, la sopravvivenza è diventata una questione di fortuna. Ma i diritti non possono dipendere dalla fortuna. I bambini Wayúu non hanno smesso di esistere: è il mondo che ha smesso di vederli.



