Sudan, 34 milioni travolti da guerra e fame

La guerra in Sudan è entrata nel quarto anno e continua a concentrarsi soprattutto nelle regioni occidentali del paese. Mentre resta alta la tensione intorno a El Obeid, nel Kordofan settentrionale, un nuovo fronte si è aperto lungo il confine con il Ciad, tra il Darfur settentrionale e quello occidentale.

Secondo i dati aggiornati da Acled al 23 luglio, almeno 63 persone sono morte da giugno nelle località di Tina, Karnoi e Um Baru. Le Forze di supporto rapido hanno attaccato circa dieci città e villaggi abitati prevalentemente da comunità zaghawa. Alcuni centri sono stati incendiati e la popolazione è stata costretta alla fuga.

L’offensiva si è poi estesa alla località di Um Baru, conquistata dalle Forze di supporto rapido. Le Forze congiunte del Darfur, sostenute dall’esercito sudanese, sono avanzate a loro volta da Tina, assumendo il controllo di diversi villaggi tra il Darfur settentrionale e occidentale.

Gli spostamenti militari avrebbero costretto le Forze di supporto rapido a trasferire verso il Darfur parte degli uomini e dei mezzi che erano stati concentrati per una possibile offensiva contro El Obeid.

Meno droni su El Obeid, ma il fronte resta vicino

Nel corso di luglio gli attacchi con droni contro El Obeid sono diminuiti. Acled ha registrato due attacchi andati a segno, il primo e il 12 luglio, mentre altri tre droni sono stati intercettati. A giugno gli attacchi rilevati erano stati 18.

La riduzione dell’attività aerea non significa però che il pericolo per la città sia terminato. Il fronte si trova a meno di 40 chilometri e vaste aree del Kordofan settentrionale restano esposte agli attacchi.

Prima dell’8 luglio erano stati registrati almeno 141 attacchi con droni nella regione dall’inizio del 2026. Più della metà si è verificata a partire da giugno. Sono stati colpiti quartieri abitati, scuole, mercati, distributori di carburante, impianti elettrici, punti per l’approvvigionamento idrico e strutture sanitarie.

Il 20 luglio un drone ha colpito il mercato di Ar Rahad, nel Kordofan settentrionale. Secondo le informazioni raccolte dall’Unicef, nell’attacco sarebbero morti almeno due bambini e quattro adulti. Sei minori tra i sei e i quattordici anni e più di venti adulti sarebbero rimasti feriti.

Nei primi sei mesi del 2026, in tutto il Sudan, almeno 330 bambini sono stati segnalati come uccisi o feriti. Darfur e Kordofan risultano le regioni con il numero più elevato di vittime minorili.

Quasi 8,7 milioni di sfollati interni

L’ultimo aggiornamento dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni ha registrato 8.685.273 sfollati interni distribuiti in 185 località di tutti i 18 Stati del Sudan.

Il numero è diminuito rispetto al picco di quasi 11,6 milioni di sfollati interni raggiunto nel gennaio 2025. Il calo dipende soprattutto dai rientri nelle aree riconquistate dall’esercito, in particolare negli Stati di Khartoum, Gezira e Sennar.

Le persone tornate nei propri luoghi di origine sono 4.649.056, distribuite in 74 località di nove Stati. L’82% proveniva da altre zone del Sudan, mentre il restante 18% è rientrato dall’estero.

I ritorni non equivalgono necessariamente alla fine dell’emergenza. Molte famiglie rientrano in città e villaggi nei quali abitazioni, ospedali, scuole, acquedotti e reti elettriche sono stati distrutti o danneggiati.

Nel Kordofan continuano inoltre i nuovi spostamenti. Tra il 25 ottobre 2025 e il 23 giugno 2026 almeno 219.319 persone sono fuggite dalla regione, raggiungendo più di mille località in 14 Stati sudanesi.

34 milioni di persone hanno bisogno di assistenza

Nel 2026 sono 33,7 milioni le persone che hanno bisogno di assistenza umanitaria in Sudan. Il piano delle Nazioni Unite punta a raggiungerne 20,4 milioni.

La situazione alimentare resta una delle emergenze principali. Più di 19,5 milioni di persone affrontano livelli acuti di insicurezza alimentare. Circa 770mila persone, distribuite in 14 località, vivono in aree considerate a rischio di carestia.

Per il 2026 si prevedono inoltre 825mila casi di malnutrizione acuta grave tra i bambini sotto i cinque anni. Il dato rappresenta un aumento del 7% rispetto al 2025 e del 25% rispetto ai livelli precedenti alla guerra.

Tra gennaio e marzo quasi 100mila bambini sono stati ricoverati nei programmi per la cura della malnutrizione acuta grave. Senza trattamento, questa condizione può provocare la morte o conseguenze permanenti sullo sviluppo fisico e cognitivo.

Foto UNMISS CC BY-NC-ND 2.0

A El Obeid razioni dimezzate

El Obeid è diventata uno dei principali centri della crisi umanitaria nel Kordofan. La città ospita centinaia di migliaia di sfollati e i campi disponibili hanno superato la propria capacità.

Il Programma alimentare mondiale assiste poco più di 100mila persone nell’area, distribuendo cibo e, in alcuni casi, denaro. La scarsità di finanziamenti ha però costretto l’organizzazione a ridurre le razioni al 50% della quantità prevista.

Nei distretti di Sheikan, che comprende El Obeid, Bara e Gharb Bara, quasi 400mila persone si trovano già nella fase di emergenza alimentare. Si tratta del livello immediatamente precedente alla catastrofe nella classificazione internazionale della sicurezza alimentare.

Il Programma alimentare ha preparato scorte per ampliare l’assistenza a più di 250mila persone dentro e intorno a El Obeid, ma la distribuzione dipenderà dalla sicurezza delle strade e dalla possibilità di raggiungere le comunità.

Parte degli alimenti destinati a questa operazione è stata prelevata dalle riserve predisposte per la stagione delle piogge. Di conseguenza, altre comunità potrebbero non ricevere l’assistenza programmata nei prossimi mesi.

Acqua, carburante e colera

Gli attacchi hanno danneggiato la rete elettrica e ridotto la capacità di pompare e distribuire acqua. El Obeid dipende soprattutto da bacini stagionali e da un numero limitato di pozzi urbani.

In almeno uno dei campi per sfollati visitati da Medici senza frontiere, le famiglie disponevano di poco più di un litro d’acqua al giorno per persona. Gli standard minimi utilizzati nelle emergenze umanitarie prevedono quantità molto superiori per bere, cucinare e garantire l’igiene di base.

Quasi tutti i distributori di carburante della città hanno smesso di funzionare. Il prezzo di un litro di benzina ha raggiunto circa 15 dollari e sul mercato nero può risultare ancora più elevato. La scarsità di combustibile rende più costosi i trasporti, limita il funzionamento dei generatori degli ospedali e ostacola la distribuzione degli aiuti.

Nel territorio sono stati registrati più di 30 nuovi casi di colera. L’uso di fonti d’acqua non sicure, la mancanza di servizi igienici e l’inizio della stagione delle piogge aumentano il rischio di una diffusione dell’epidemia.

Il Programma alimentare raggiunge tre milioni di persone

Il Programma alimentare mondiale riesce a raggiungere mediamente circa tre milioni di persone al mese in Sudan. L’obiettivo operativo sarebbe fornire assistenza a 8,5 milioni di persone tra giugno e novembre.

Per mantenere le distribuzioni e sostenere la produzione alimentare sono necessari 646 milioni di dollari. In assenza di nuovi finanziamenti, gli alimenti specializzati utilizzati per prevenire e curare la malnutrizione cominceranno a esaurirsi in agosto.

Le scorte alimentari generali potrebbero risultare fortemente ridotte entro settembre ed esaurirsi completamente in ottobre.

Agli ostacoli finanziari si aggiungono quelli legati alla guerra. Nel solo mese di giugno, combattimenti, attacchi con droni e insicurezza lungo le strade hanno impedito al Programma alimentare di assistere circa 200mila persone.

Il piano umanitario è finanziato soltanto al 38,8%

Il piano umanitario delle Nazioni Unite per il Sudan richiede complessivamente 2,866 miliardi di dollari. Al 24 luglio risultavano disponibili circa 1,113 miliardi, pari al 38,8% della somma necessaria.

Manca quindi più del 61% dei finanziamenti previsti per cibo, assistenza sanitaria, acqua, servizi igienici, protezione dei civili e sostegno agli sfollati.

Non è stato raggiunto un accordo nazionale per la sospensione dei combattimenti. Una proposta promossa dagli Stati Uniti prevede una tregua umanitaria di 90 giorni, seguita da negoziati per un cessate il fuoco e una transizione politica.

L’esercito sudanese ha subordinato la propria adesione al ritiro completo delle Forze di supporto rapido dalle città occupate. Le operazioni militari sono quindi proseguite sia nel Darfur sia nel Kordofan.

Foto UNMISS CC BY-NC-ND 2.0