Era il 1998 quando, con la legge 431, la riforma delle locazioni, veniva istituito l’Osservatorio Nazionale della Condizione Abitativa. Solo il 28 aprile 2022, l’allora Ministro delle infrastrutture Giovannini, dopo oltre 23 anni procedeva nella costituzione formale indicandone, con decreto, i componenti.
Un decreto che sembra svanito nel nulla, visto che non si riesce a recuperarlo per poter leggere i nomi dei componenti.
Un Osservatorio che vede al suo interno un Comitato di Indirizzo presieduto dal Ministro delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibile, al quale parteciperebbero i rappresentanti del Ministero dell’Interno, del Ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie Locali, dell’Anci, del Coordinamento delle Regioni e dell’Istat, cui competerebbe il ruolo fondamentale di acquisire e valutare i dati, sviluppare indicatori del disagio abitativo, monitorare gli effetti delle politiche che verranno realizzate.
Il Comitato di indirizzo si avvarrebbe, inoltre, di un Comitato tecnico che gestirebbe operativamente il sistema informativo nazionale e, sulla base dei dati acquisiti, dovrebbe elabora proposte per la definizione di politiche volte a ridurre il disagio abitativo.
Un Osservatorio che servirebbe per approfondire, attraverso la creazione di un sistema informativo, le situazioni abitative nazionali e territoriali, in particolare quelle connesse con l’edilizia residenziale pubblica, analizzare i fabbisogni e sviluppare strategie per orientare le politiche dell’abitare e monitorarne gli effetti.
A tal fine l’Osservatorio avrebbe dovuto procedere nell’acquisizione, la raccolta, l’elaborazione, la diffusione e la valutazione dei dati sulla condizione abitativa, dei segmenti sociali in precarietà abitativa e in disagio abitativo, nei diversi territori nonchè per sviluppare idee, progetti e politiche rispondenti alle reali esigenze dei cittadini e delle comunità.
Compiti molto importanti e fondamentali per poter attuare politiche abitative puntuali e basata su dati certi.
Così, mentre l’Osservatorio nazionale sulla condizione abitativa sarebbe dovuto diventare uno strumento fondamentale per monitorare in maniera permanente la precarietà abitativa e il disagio abitativo; elaborare, sulla base dei fabbisogni territoriali, politiche nazionali coerenti ed efficaci, da implementare con la costituzione degli Osservatori regionali, attualmente presenti solo in alcuni territori, questo Osservatorio, a circa 4 anni dalla sua composizione e presunto avvio di operatività, non ha prodotto un solo dato o report pubblico.
Se eseguite una ricerca sul sito del Ministero delle infrastrutture o su Google c’è solo una pagina bianca. Non solo non ha pubblicato alcun dato ma non ha presentato neanche alle competenti commissioni parlamentari una relazione sul suo operato e sui dati elaborati o sulle proposte, per definire, anche quantificando le risorse, politiche abitative efficaci.

Eppure avremmo la necessità di conoscere esattamente quante sono le famiglie nelle graduatorie in tutti i circa 8.000 comuni italiani e non solo in quelli ad alta tensione abitativa, avremmo bisogno di capire regione per regione quante sono le case popolari recuperate, quante quelle realizzate ex novo, quante assegnate alla graduatoria e quante in emergenza.
Per esempio l’Osservatorio nazionale sarebbe utilissimo per definire e analizzare i risultati ottenuti dai 3,2 miliardi di euro, gran parte provenienti da risorse Pnrr, che hanno finanziato i Pinqua, per conoscere esattamente quanti alloggi sono stati realizzati e quanti di questi sono case popolari e quanti edilizia sociale, quanti assegnati e a quali categorie.
Invece nulla. Siamo di fronte ad un Osservatorio sulla condizione abitativa che non osserva nulla oppure che si ferma alla “osservazione”, ma senza alcuna forma di raccolta dati e di loro elaborazione.
Altra annotazione, non secondaria, sarebbe quella relativa ai componenti, chi li conosce? Dove sono i loro nominativi, che qualifiche hanno? Come mai non hanno, ad oggi, fine febbraio 2026, prodotto alcuna relazione pubblica e accessibile?
C’è una precisa responsabilità politica che impedisce di operare o di operare solo al servizio privato del Ministro di turno, oggi Salvini? Un ministro, Salvini, che per piano casa finora ha concretamente inteso l’abbassamento da 28 a 20 mq per definire gli alloggi legali, spacciandoli come intervento per affrontare il disagio abitativo. Oppure di proporre che scantinati, seminterrati, magazzini e box possano essere trasformati in alloggi regolari?
Sulle politiche abitative in tutta evidenza si naviga a vista o perlomeno si fondano sui desiderata di costruttori, immobiliaristi, fondazioni. Del resto i poveri, gli sfrattati, le famiglie in graduatoria, non sono mai citati da nessun esponente del Governo Meloni come famiglie alle quali dare risposte, eppure parliamo di milioni di cittadini.
Ora c’è il nuovo che avanza: i padri separati, le forze dell’ordine, gli studenti per i quali realizzare studentati di lusso, perché il diritto allo studio è oggi questione di disponibilità economica, così come curarsi.
Ed infine, nella mancata operatività pubblica dell’Osservatorio nazionale sulla condizione abitativa, quanto ha pesato non prevedere la presenza dei sindacati inquilini? I quali, del resto, non sono mai stati neanche invitati al tavolo nazionale per la definizione del presunto, ad oggi, Piano casa Meloni/ Salvini/Foti.

dei trasporti – Foto da https://www.mit.gov.it/comunicazione/news/politiche-abitative-nasce-al-mims-losservatorio-nazionale-della-condizione


