In una trasmissione di una tv locale il presidente della VII Commissione Patrimonio del Comune di Roma ha commentato il fatto che l’Ater avrebbe 900 case popolari inutilizzate per mancanza di manutenzione e delle relative risorse per recuperare questi alloggi e far scorrere ulteriormente la graduatoria che a Roma consta, attualmente, di 16.000 famiglie.
Non si conoscono i dati relativi a case popolari del Comune di Roma che risultino sfitte e non assegnabili anch’esse per mancanza di manutenzione. Si potrebbe ipotizzare che se l’Ater ha il 2% di alloggi sfitti (su 48.000 case popolari Ater) si può ipotizzare che Roma Capitale potrebbe averne circa 250 calcolandone un 1% delle 27.000.
Sulla base di tali dati ufficiali e in ipotesi a Roma tra Comune e Ater ci sarebbero circa 1.100 alloggi di case popolari sfitti e inutilizzati.
Che l’Ater di Roma non navighi in buone acque è notorio. Infatti da anni è soggetto a commissariamento senza riuscire ad uscire dalle secche del debito. Debito che ha radici lontane e di varia natura, anche se spesso si usa come causa la morosità degli inquilini, che, certo, esiste, ma non da questi viene la gran parte del debito, causato negli anni, in particolare, dall’obbligo astruso di pagare l’Imu (sul quale nessun governo è mai voluto intervenire) e da appalti a ditte, con il massimo ribasso, poi fallite, e la necessità di fare altri appalti, con aumento dei costi per realizzare programmi costruttivi.
Contestualmente il Comune di Roma sta approvando in consiglio comunale la prima delle due delibere per l’acquisto complessivo di 1050 alloggi dell’Enasarco in parte vuoti e in parte occupati, ma senza dati precisi, su quante siano vuote e quante occupate, ovvero quante destinate effettivamente nei prossimi mesi (prima vanno rogitate ed eventualmente rese abitabili) alle famiglie in graduatoria.
L’acquisto di alloggi da parte del Comune di Roma era previsto dal Piano strutturale per politiche abitative varato a luglio 2023. Una scelta positiva destinata a far scorrere le graduatorie. Restano alcune perplessità e domande.
Se il comune di Roma è a conoscenza di un così alto numero di alloggi di case popolari sfitte, ma da recuperare, perché non ha attivato una interlocuzione istituzionale, con la Regione per verificare la possibilità di recuperare tutte le case popolari vuote sia dell’Ater che del Comune? Tenuto conto che mediamente recuperare una casa popolare costa sui 20.000 euro, il Comune di Roma poteva stanziare 20 milioni degli oltre 200 disponibili per destinarli alle manutenzioni chiedendo alla Regione di gestirli successivamente?
Vorrei ricordare che le 900 case popolari sfitte per mancanza di manutenzioni chiamano in causa l’attuale Giunta di destra del Presidente Rocca ma che non sono solo frutto degli ultimi tre anni ma anche della precedente Giunta Zingaretti.

Una leale collaborazione tra enti locali avrebbe potuto mettere in atto un piano per recuperare circa 1000 alloggi, leale collaborazione che avrebbe intaccato in minima parte l’acquisto di case degli enti che il Comune ha giustamente avviato.
Giova ricordare anche che la delibera in consiglio comunale per l’acquisto dei prima 400 alloggi Enasarco costa circa 53 milioni ovvero con un costo medio intorno ai 140.000 euro ad alloggio.
Del resto che rispetto al recupero delle case popolari inutilizzate, per mancanza di manutenzioni, ci sia da parte degli enti locali e in particolare, in questo caso, dalla Regione Lazio immobilismo, o ci si fermi alle denunce da parte del Comune, rispetto alla Regione Lazio, è cosa sotto gli occhi di tutti.
Ma in questo tritacarne restano stritolate le famiglie nella graduatoria che attendono da anni e che potenzialmente, almeno in 2.000 famiglie potrebbero conquistare la stabilità abitativa.
In tale contesto lascia perplessi un recente video social diffuso dall’Assessore alla casa della Regione Lazio Ciacciarelli, che rende nota la delibera approvata dalla Giunta regionale del Lazio, con la quale vengono stanziati i primi 3 milioni di euro per l’acquisto a Roma di alloggi, guarda caso, Enasarco, già occupati da inquilini, per esempio a Casal Bruciato, e che annuncia, altresì, che la Regione intende gettarsi nel sociale housing, che non sono certo case popolari.
Quindi la motivazione che l’Ater non può recuperare le case popolari per mancanza di risorse non corrisponde al vero se poi la Regione a Roma stanzia i primi 3 milioni per acquistare alloggi già occupati?
Ora al di là delle strumentalizzazioni e delle incapacità gestionali, sarebbe buona cosa che Regione Lazio e Comune di Roma si parlassero e mettessero in campo le azioni positive per riportare all’assegnazione circa 1000 case popolari oggi lasciate chiuse, magari murate, a degradare ulteriormente.
Provate per una volta a parlarvi e ognuno metta del suo, per dare concretezza alla speranza di 1000 famiglie nella graduatoria che potrebbero diventare circa 2000 con gli acquisti programmati dal Comune di Roma Capitale. Per una volta, almeno una volta, agite da enti locali di prossimità dei cittadini in particolare quelli poveri.



