La notte tra il 28 e il 29 maggio 2026, a Williamsburg, Brooklyn, un uomo in tuta protettiva solleva un tombino dal centro della strada e si cala dentro. Lo seguono altri sei, con frontali in testa e pale in mano. Rimangono sotto per ore. Quando risalgono, cambiano i vestiti sul marciapiede e spariscono su un’auto. Il video lo pubblica Williamsburg 360, un account di cronaca locale. Diventa virale. La polizia di New York apre un’indagine.
Nelle ore successive emergono altri video. A Flatbush, a Gravesend, a Queens: gruppi di uomini che scendono e risalgono dai tombini nel cuore della notte, con attrezzatura, in modo organizzato. La teoria investigativa ufficiale è che stiano “setacciando il sistema fognario alla ricerca di oggetti di valore”.
La polizia esclude il terrorismo. Il Dipartimento per la Protezione Ambientale ispeziona le fognature e dichiara che non ci sono danni alle infrastrutture. Nessun arresto, indagini in corso.
Non è la prima volta. Episodi simili erano già stati segnalati nell’aprile 2025, sempre a Brooklyn, sempre senza arresti e senza spiegazioni ufficiali convincenti. Il fenomeno ha precedenti più lontani — nel 2015 tre uomini furono arrestati a East Flatbush dopo essere entrati nelle fogne con metal detector alla ricerca di gioielli, grazie alla complicità di un dipendente del DEP — ma la recrudescenza recente è un fatto nuovo.
La spiegazione ufficiale — “cacciatori di tesori”, urban explorer, scavengers — è plausibile. Ed è anche, probabilmente, incompleta.
New York è la città più cara degli Stati Uniti e una delle più care del mondo. A inizio 2025 l’affitto medio di un monolocale a Manhattan supera i 4.000 dollari al mese — 48.000 dollari l’anno. Il reddito familiare mediano è 81.600 dollari. Non è sostenibile. A febbraio 2025 114.791 persone dormivano nei dormitori comunali della città.
Migliaia di altre dormivano all’aperto. Più di 200.000 vivevano in sovraffollamento nelle case di altri. Il totale stimato di persone senza una casa stabile a New York supera le 350.000.
Solo nell’ottobre 2025, in una notte qualsiasi, 86.000 newyorkesi dormivano in un dormitorio comunale. Solo l’1,4% degli appartamenti in affitto è disponibile sul mercato — incluso uno 0,4% infinitesimale di appartamenti che costano meno di 1.100 dollari al mese.
Non c’è posto. Non c’è posto nei dormitori, non c’è posto nel mercato, non c’è posto nelle politiche pubbliche che da decenni inseguono una crisi abitativa che continuano a non risolvere. E allora si cerca posto altrove.
Non è un fenomeno nuovo, né marginale. I “mole people” — come vengono chiamati — sono persone che vivono in gruppo nel mondo sotterraneo delle grandi città americane: tunnel della metropolitana abbandonati, condotti fognari, cunicoli di riscaldamento.

Solo a New York si stima che diverse migliaia di persone vivano sotto le strade.
Molti hanno costruito sotto terra una vita con più risorse di quante ne avrebbero in superficie. Mentre la polizia e l’architettura ostile rendono sempre più difficile trovare un posto dove sedersi, figuriamoci dormire, la prospettiva di uno spazio con un tetto, temperature più calde e a volte anche acqua corrente diventa sempre più razionale.
Ci sono persone che ci vivono per scelta — rifiutando una società che li ha rifiutati per prima. Ci sono persone che ci vivono per necessità, senza alternative. Ci sono famiglie con bambini. “Una volta che scendi lì, non puoi più essere un bambino”, ha detto un abitante dei tunnel in una ricerca sociologica sulla comunità sotterranea di Manhattan.
Il sociologo Terry Williams ha trascorso decenni a documentare queste comunità nei tunnel sotto Riverside Park, dal 1991 al 2020. Il suo libro, pubblicato da Columbia University Press nel 2024, si intitola “Life Underground”. Ha vinto il New York City Book Award. Non ha cambiato nulla.
La polizia di New York ha mandato la sua unità d’élite nelle fogne per verificare che non ci fossero minacce alla sicurezza pubblica. Non ne ha trovate. Ha ispeziato le infrastrutture. Sono intatte. Ha elaborato la teoria dei cacciatori di tesori. È possibile.
Nessuno ha chiesto perché, nella città più ricca del mondo, ci siano persone che trovano più sensato cercare oggetti di valore nelle fogne che cercare un appartamento in affitto.
Nessuno ha chiesto se quei tombini aperti nel cuore della notte, con quella precisione, con quella attrezzatura, con quella familiarità con il sistema sotterraneo, appartengano a persone che il sistema sotterraneo lo conoscono perché ci passano del tempo — non per cercare gioielli, ma perché sopra non hanno dove stare.
Non lo sappiamo. La polizia non lo ha chiesto, i media non lo hanno chiesto, la città non lo ha chiesto.
A New York ci sono 7.500 miglia di condutture fognarie sotto le strade. Sopra ci sono 350.000 persone senza una casa stabile, in una città dove affittare un monolocale costa quanto uno stipendio intero. Il collegamento tra questi due fatti non è una certezza. È una domanda che vale la pena fare.



