“E’ necessario lavorare con gli stati membri su progetti di interesse comune nella difesa, a partire da uno scudo aereo europeo e sulla difesa cibernetica”. Con queste parole Ursula von der Leyen ha rilanciato lo scudo missilistico europeo, concepito non solo per proteggere lo spazio aereo comunitario ma anche per simboleggiare l’unità europea in materia di difesa.
Questo progetto potrebbe partire dallo European Sky Shield Initiative (ESSI), un programma già in atto e guidato dalla Germania che coinvolge 21 paesi europei.
Tuttavia, Francia e Italia finora non hanno partecipato attivamente a causa dell’esclusione del sistema Samp-T dal mix tecnologico del progetto. L’obiettivo di von der Leyen è di sanare queste fratture e di promuovere una maggiore cooperazione.
Von der Leyen ha annunciato che lo scudo non si limiterà a proteggere le democrazie dei 27 Stati membri, ma avrà anche una componente di difesa.
La presidente della Commissione ha promesso la creazione di un Commissario specifico per la difesa, che collaborerà con l’Alto rappresentante per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza, rispettando i Trattati dell’Unione Europea.

Il piano della presidente è ambizioso e mira alla creazione di un’Unione della Difesa, con un mercato unico degli armamenti. Tuttavia, restano aperte questioni cruciali come il finanziamento degli ingenti investimenti necessari per rafforzare l’industria bellica europea.
Von der Leyen ha anticipato che nei primi 100 giorni del suo mandato sarà presentato un Libro Bianco sul futuro della difesa europea, per delineare un nuovo approccio e identificare le necessità di investimento.
Sebbene la responsabilità militare rimanga degli Stati membri e della NATO, l’UE ha competenze significative in ambito industriale e può influire notevolmente su questo settore.
Il progetto geopolitico europeo di von der Leyen non si ferma qui. La presidente ha illustrato l’importanza di un Patto per il Mediterraneo, la creazione di uno Scudo Europeo contro le interferenze esterne e la disinformazione, e ha definito l’allargamento dell’Unione come un processo “geostrategico”.
Ha inoltre proposto il rafforzamento delle partnership con il Regno Unito, l’India, l’Africa e l’America Latina, e ha posto l’accento sulla sicurezza economica, soprattutto in settori critici come le terre rare e le tecnologie dual-use.



