Recentemente MappaRoma ha pubblicato un documento molto interessante, a cura di Keti Lelo, Salvatore Monni e Federico Tomassi, che, basandosi su dati ufficiali e un’analisi scientifica, dimostra come, con la Giunta Gualtieri e nonostante i grandi eventi che hanno riversato su Roma decine di miliardi di euro, le disuguaglianze tra i quartieri siano aumentate, segnando un ulteriore solco sociale nella città.
Roma cresce? Sì! Ma quale Roma cresce e migliora le proprie condizioni economiche e sociali? Roma cresce, ma non per tutti: questa potrebbe essere la risposta.
È questa la fotografia che emerge dall’ultima ricerca di MappaRoma dedicata ai redditi e alle fragilità economiche nella Capitale. I dati raccontano una città che continua a essere tra le più ricche d’Italia, ma anche una città nella quale la distanza tra centro e periferia si è ulteriormente ampliata, proprio negli anni in cui Roma ha beneficiato di una straordinaria quantità di risorse pubbliche, dal PNRR ai finanziamenti per il Giubileo 2025, mentre altri grandi eventi appaiono all’orizzonte.
L’immagine che emerge è quella di una città sempre più polarizzata, nella quale la crescita economica si concentra nelle aree già benestanti, mentre i quartieri popolari restano sostanzialmente fermi, incapaci persino di recuperare il potere d’acquisto eroso dall’inflazione.
Nel confronto con le principali città italiane, Roma continua a occupare una posizione di vertice. Il reddito medio per contribuente raggiunge infatti i 32.501 euro, collocando la Capitale al terzo posto nazionale, dietro Milano, con 41.865 euro, e Bologna, con 33.307 euro, e davanti a Firenze, Torino, Venezia, Genova e alle principali città del Mezzogiorno.
Tra il 2019 e il 2024 il reddito medio a Roma è aumentato di quasi 4.700 euro per contribuente, ma questo incremento è in larga parte nominale. Considerando che, nello stesso periodo, l’inflazione cumulata a Roma è stata del 16%, la crescita reale è risultata molto più contenuta e, soprattutto, distribuita in maniera estremamente diseguale.
Roma appare quindi come due città nella stessa città, ed è osservando i quartieri che emergono le differenze più profonde.
Nel 2024 i Parioli registrano un reddito medio di 78.500 euro per contribuente, seguiti dall’area Quirinale-Spagna-XX Settembre, con 77 mila euro, da Pinciano-Trieste, con 68 mila euro, e quindi da Prati-Borgo e dal Centro storico, che superano i 64 mila euro. È la Roma delle professioni ad alta qualificazione, delle grandi rendite immobiliari e delle attività economiche più redditizie.
All’estremo opposto si trovano ancora Tor Bella Monaca-Torre Angela, con appena 21.700 euro di reddito medio per contribuente, e Borghesiana-Castelverde-Ponte di Nona. Seguono Acilia Nord-Dragona, Centocelle-Quarticciolo, Torrespaccata-Torre Maura e Labaro-Prima Porta, tutte comprese tra i 23 e i 24 mila euro.
La conseguenza è che oggi, tra il quartiere più ricco e quello più povero della Capitale, esiste una distanza di circa 57 mila euro per contribuente. Cinque anni fa il divario era di circa 50 mila euro: la forbice si è quindi ampliata di altri 7 mila euro, confermando che le opportunità economiche continuano a essere una prerogativa delle stesse aree della città.
A Roma la crescita premia il centro, non le periferie. Anche la distribuzione della crescita conferma questa tendenza. Tra il 2019 e il 2024 i maggiori incrementi di reddito si registrano nei quartieri centrali e più ricchi: Nomentano-Policlinico, Parioli, Pinciano-Trieste e Quirinale-Spagna, con incrementi di oltre 10 mila euro per contribuente. Seguono Trastevere, Prati e Monti, con aumenti superiori agli 8 mila euro.
Le periferie raccontano invece un’altra storia. A Tor Bella Monaca, Corviale, San Basilio, Acilia, Ostia e Borghesiana la crescita si ferma intorno ai 3 mila euro, un incremento insufficiente persino a compensare l’aumento del costo della vita. In termini reali, il potere d’acquisto di molte famiglie è quindi rimasto fermo o è addirittura diminuito.
MappaRoma evidenzia come la distanza tra la cosiddetta “città ricca” e la “città del disagio” sia aumentata di quasi 4 mila euro rispetto al 2019. Considerando i redditi reali, solo le aree più benestanti hanno registrato una crescita effettiva, mentre nelle periferie più fragili il miglioramento è stato nullo o negativo.

La geografia del disagio resta immutata e la distribuzione del Reddito di cittadinanza, riferita al 2022, conferma questa stessa geografia.
Le aree con i redditi più bassi sono anche quelle con la maggiore concentrazione di famiglie in condizioni di fragilità economica. A Tor Bella Monaca-Torre Angela i nuclei percettori rappresentavano circa l’8% delle famiglie residenti, mentre percentuali elevate si registravano anche a Settecamini, Ostia Nord, San Basilio e Quarticciolo. Nei quartieri più ricchi, invece, il ricorso al sostegno pubblico risultava inferiore al 2%.
Si deve tenere in considerazione anche il fatto che, dopo il 2022, nel passaggio dal Reddito di cittadinanza all’Assegno di inclusione, in Italia 400 mila famiglie hanno perso il sostegno, con ricadute anche a Roma.
Secondo MappaRoma, redditi bassi, precarietà lavorativa, domanda di edilizia residenziale pubblica e maggiore ricorso alle misure di sostegno continuano a concentrarsi negli stessi territori, delineando un disagio ormai strutturale.
Interessante anche il confronto tra Roma, Milano e Napoli: tre modelli urbani diversi, che evidenziano caratteristiche molto differenti. Milano presenta redditi medi decisamente più elevati: il quartiere di Pagano-CityLife arriva a circa 97 mila euro per contribuente, quasi 20 mila euro in più dei Parioli. Alcune periferie milanesi superano i 27 mila euro, una soglia che numerosi quartieri romani non raggiungono.
Napoli, invece, registra redditi medi inferiori: il quartiere più ricco, Chiaia, si ferma a circa 52.500 euro, mentre le periferie orientali e settentrionali scendono fino a 16 mila euro.
Roma si colloca così in una posizione intermedia: non è la città più ricca del Paese, ma è quella in cui convivono, a pochi chilometri di distanza, quartieri con redditi comparabili a quelli delle aree più esclusive d’Europa e periferie con livelli economici vicini a quelli delle realtà più fragili del Mezzogiorno.
Una sfida politica che il Comune di Roma dovrebbe assumere come prioritaria. Le disuguaglianze territoriali non sono nate certamente con l’attuale amministrazione e rappresentano il risultato di decenni di sviluppo urbano disordinato, servizi insufficienti e politiche incapaci di ridurre il divario tra centro e periferia.
Tuttavia, i dati della ricerca pongono una questione politica difficile da ignorare. Negli ultimi anni Roma ha beneficiato di una stagione di investimenti pubblici senza precedenti, alimentata dal PNRR, dagli interventi per il Giubileo e da numerosi programmi di riqualificazione e rigenerazione urbana.
Eppure, gli indicatori mostrano che proprio in questa fase la distanza tra i quartieri più ricchi e quelli più poveri è aumentata, mentre la crescita si è concentrata prevalentemente nelle aree che già disponevano delle maggiori opportunità economiche.
Si tratta di dati, quelli di MappaRoma, che dovrebbero interrogare l’amministrazione capitolina. Una città può anche attrarre investimenti, grandi eventi e nuove opere, ma, se i benefici non raggiungono le periferie e, in modo omogeneo, tutti i cittadini residenti, il rischio è quello di consolidare una Roma sempre più divisa: da una parte i quartieri che continuano a crescere, dall’altra quelli nei quali il disagio economico diventa una condizione permanente.
La vera sfida dei prossimi anni, più ancora delle grandi opere e dei grandi eventi, sarebbe trasformare questa crescita in uno sviluppo capace di ridurre le distanze sociali. Oggi MappaRoma racconta infatti una Capitale che non è soltanto diseguale: è una città nella quale le differenze tra i territori continuano ad aumentare.
Ecco perché a Roma le questioni relative alle scelte operate dalla Giunta Gualtieri in materia di rigenerazione urbana, di studentati di lusso e di politiche abitative appaltate ai privati stanno evidenziando un attrito tra associazioni di abitanti, comitati e sindacati, da una parte, e l’Amministrazione comunale, dall’altra.
Si tratta di questioni centrali sulle quali il sindaco e la maggioranza consiliare dovrebbero prestare maggiore attenzione e mostrare maggiore sensibilità, in particolare rispetto ai percorsi partecipativi, non sempre effettivi, che precedono le scelte.



