Siria: esclusi i curdi dal “dialogo nazionale” per formare il governo

Il governo ad interim della Siria ha dato il via a una conferenza di dialogo nazionale, riunendo rappresentanti delle diverse comunità religiose ed etniche del Paese per discutere il futuro politico della nazione. L’incontro, iniziato il 25 febbraio a Damasco, è stato presentato come un passo verso la costruzione di un nuovo assetto istituzionale inclusivo. Tuttavia, l’assenza di alcuni gruppi chiave, tra cui le Forze Democratiche Siriane (SDF), ha sollevato dubbi sulla reale volontà di creare un sistema rappresentativo.

Dopo il rovesciamento di Bashar al-Assad, il governo ad interim, guidato da Ahmed al-Shara, ha fissato la scadenza del 1° marzo per avviare il processo di transizione. Alla conferenza partecipano leader religiosi, accademici, giornalisti, attivisti, ex detenuti politici e le famiglie delle vittime della guerra civile che ha devastato la Siria negli ultimi 13 anni. L’obiettivo dichiarato è elaborare linee guida per una nuova costituzione e stabilire un piano di riforma istituzionale.

Tuttavia, il contesto in cui avviene il dialogo è tutt’altro che unificato. Il governo ad interim è sostenuto da gruppi ribelli tra cui Hayat Tahrir al-Sham (HTS), formazione islamista che ha già occupato posizioni chiave nell’amministrazione, escludendo altri gruppi ribelli che hanno partecipato alla destituzione di Assad.

Uno degli aspetti più controversi è l’assenza delle Forze Democratiche Siriane (SDF), milizia sostenuta dagli Stati Uniti che controlla gran parte del nord-est della Siria. Sebbene alcuni leader curdi siano stati invitati, il governo ad interim ha imposto una condizione per la partecipazione delle SDF: il loro disarmo e l’integrazione in una forza militare unificata. Una richiesta che le SDF, già impegnate nella lotta contro lo Stato Islamico e nelle tensioni con la Turchia, hanno rifiutato.

Ahmed al-Shara, “El líder rebelde sirio Al Shara” by Andrii Sybiha, Minister of Foreign Affairs of Ukraine is licensed under CC BY 4.0.

L’esclusione delle SDF non è casuale. La Turchia, storico alleato dei gruppi ribelli che hanno preso il controllo della Siria, considera le SDF un’estensione del PKK (Partito dei Lavoratori del Kurdistan), movimento separatista curdo contro cui Ankara combatte da decenni. Per questo motivo, il governo turco ha insistito per ridurre l’influenza delle SDF nella nuova fase politica del Paese, temendo che un riconoscimento ufficiale della loro autonomia possa rafforzare le aspirazioni indipendentiste dei curdi anche all’interno della Turchia.

L’iniziativa del governo ad interim è stata accolta con scetticismo da molti siriani. Dopo anni di conflitto settario, le tensioni interne restano elevate e le promesse di inclusività non convincono del tutto. HTS, che occupa ruoli chiave nell’amministrazione, ha mostrato finora scarso interesse a condividere il potere con altre fazioni ribelli. Inoltre, l’assenza di un collegamento diretto tra la conferenza e la formazione del nuovo governo alimenta i timori che il dialogo possa limitarsi a una mera formalità politica.

Le decisioni prese nel corso della conferenza non sono vincolanti, e le raccomandazioni emerse potrebbero non tradursi in cambiamenti concreti. Il portavoce del comitato organizzatore, Hassan al-Dughaim, ha dichiarato che le conclusioni della conferenza saranno utilizzate per redigere una “dichiarazione costituzionale provvisoria”, ma al momento non esistono garanzie che le proposte saranno effettivamente attuate.

L’Unione Europea ha recentemente annunciato la sospensione di alcune sanzioni economiche nei confronti della Siria, principalmente nei settori dell’energia, dei trasporti e della finanza, per sostenere il processo di transizione politica. Tuttavia, Bruxelles resta cauta nel riconoscere il governo ad interim, proprio a causa delle incertezze legate alla reale inclusività del nuovo assetto politico.

Gli Stati Uniti, che hanno sostenuto le SDF nella lotta contro lo Stato Islamico, vedono con preoccupazione la loro esclusione dal dialogo. Il rischio è che, lasciando fuori una delle forze più strutturate del paese, si creino nuove fratture interne che potrebbero minare la stabilità della Siria post-Assad.

Il futuro della Siria rimane incerto. Il dialogo nazionale rappresenta sulla carta un’opportunità per ridefinire il futuro del paese, ma la sua efficacia dipenderà dalla volontà reale di costruire un sistema realmente inclusivo. L’esclusione dei curdi e il dominio di fazioni islamiste nel governo ad interim rischiano di compromettere il processo, lasciando il paese ancora frammentato e vulnerabile a nuove crisi.

“Kurdish YPG Fighters” by Kurdishstruggle is licensed under CC BY 2.0.