La guerra in Sudan entra in una nuova fase di intensificazione sul fronte centrale dei Kordofan e nell’ovest del Darfur, con una conseguenza immediata: l’accesso umanitario si restringe ulteriormente proprio mentre aumentano sfollamenti, rischio fame e collasso sanitario.
Negli ultimi giorni, l’attenzione si è concentrata sul Kordofan meridionale, dove una serie di attacchi con droni ha colpito aree civili. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, in un episodio registrato la scorsa settimana nella località di Kalogi sono state uccise 114 persone, tra cui 63 bambini; tra i bersagli indicati figurano una struttura per l’infanzia, soccorritori intervenuti dopo le prime esplosioni e un ospedale. Le responsabilità vengono attribuite alle Rapid Support Forces (RSF), impegnate dal 2023 nel conflitto con le Forze armate sudanesi (SAF).
Sul piano politico-diplomatico, nella giornata di oggi il Regno Unito ha annunciato sanzioni contro comandanti RSF, citando accuse di uccisioni di massa, violenze sessuali e attacchi contro civili. Londra ha inoltre dichiarato un ulteriore pacchetto di finanziamento umanitario destinato alla risposta d’emergenza. La misura si inserisce nel contesto di crescenti pressioni internazionali, ma sul terreno la dinamica resta quella di una guerra che si sposta su snodi strategici e centri urbani.
Parallelamente, l’Alto Commissario ONU per i diritti umani ha lanciato un allarme specifico sul rischio di atrocità nei Kordofan, richiamando attacchi recenti e l’aumento delle vittime civili in un’area dove la linea del fronte è mobile e il controllo del territorio cambia rapidamente. Il timore espresso dalle Nazioni Unite è che la spirale vista in Darfur si riproduca lungo l’asse che porta a città cruciali come El Obeid.
A rendere più instabile la regione è anche la dimensione economico-strategica: le RSF hanno rivendicato nelle scorse settimane la presa di località considerate chiave in Kordofan occidentale e il controllo di infrastrutture energetiche. In questo quadro, l’UNHCR ha avvertito che l’avanzata delle milizie e l’eventuale estensione dei combattimenti a grandi centri urbani potrebbe innescare un nuovo esodo oltreconfine, oltre a quello già in corso.
Nel Darfur, intanto, continuano ad emergere testimonianze su detenzioni di civili a scopo di riscatto, con minacce, uccisioni e violenze contro chi non riesce a pagare. Dopo la caduta di El Fasher (ottobre 2025), fonti umanitarie e ricostruzioni giornalistiche parlano di migliaia di persone intrappolate o scomparse, famiglie spezzate, percorsi di fuga trasformati in trappole. Il risultato è un’ulteriore compressione degli spazi di sopravvivenza: chi resta rischia fame e violenza; chi fugge rischia sequestri, predazioni e nuove ondate di sfollamento.
Su tutto incombe la questione più concreta: gli aiuti arrivano a intermittenza. Il World Food Programme ha avvertito che milioni di persone in condizioni critiche vengono di fatto tagliate fuori dalle forniture alimentari per insicurezza, blocchi e difficoltà logistiche. L’allarme riguarda in particolare le aree dove la combinazione tra combattimenti e isolamento rende l’assistenza un evento raro anziché un servizio continuativo.

Bilancio umanitario essenziale:
Persone in bisogno di assistenza (2025): circa 30,4 milioni.
Sfollamento complessivo: quasi 12 milioni di persone, con oltre 4 milioni fuggiti nei Paesi vicini (dato ONU/UNHCR riportato nelle ultime settimane).
Nuovi sfollati recenti nei Kordofan: circa 40.000 secondo stime ONU riportate da fonti internazionali a inizio dicembre.
Insicurezza alimentare acuta: oltre 21 milioni di persone in condizioni gravi (stima IPC 2025), con sacche in livello “Catastrofe”.
Colera: l’OMS riporta 71.692 casi e 1.704 decessi tra 1 gennaio e 26 ottobre 2025, con espansione geografica segnalata anche in Kordofan occidentale; altre situazioni operative (report di crisi) indicano conteggi più alti su periodi e criteri diversi.



