di Checchino Antonini
Non fidatevi mai di chi, sito o giornale che sia – dice di darvi notizie che non dà nessuno. Notizie che poi pescano in rete come tutti. In realtà, quello che vale è il collegamento tra le notizie che altrimenti non ricostruiscono un contesto. In questo pezzo colleghiamo i risultati di due ricerche. La prima è sulle angosce degli italiani. La povertà batte tutte e anche le altre c’entrano con la povertà. La seconda è sulle condizioni di vita dei migranti: lavorano in condizioni peggiori, sono più sovraistruiti e sottoccupati, ma contribuiscono in misura rilevante all’economia del Paese, con un saldo positivo di 1,3 miliardi di euro per le casse dello Stato. E restano largamente esclusi da molte prestazioni sociali, pur avendo un tasso di povertà 4 volte superiore a quello degli italiani.
La povertà prima di tutto, ma anche l’insicurezza alimentare, il rischio del collasso del sistema sanitario italiano, gli arretramenti nella lotta al cambiamento climatico e il diffondersi del disagio psicologico: sono queste le emergenze – tutte collegabili al rischio di povertà – che, tra pandemia, crisi economica e guerra, fanno più paura agli italiani e alle associazioni del Terzo Settore. La ricerca, dal titolo «Poveri Noi. Il Terzo Settore e la sfida dei nuovi bisogni, dopo i tre anni che hanno sconvolto il mondo» è stata svolta da INC Non Profit Lab – il laboratorio dedicato al Terzo Settore di INC Istituto Nazionale per la Comunicazione -, realizzata con il patrocinio di RAI per la Sostenibilità-ESG.
Lo studio offre un duplice punto di vista, mettendo a confronto le risposte di un campione di 1000 italiani con quelle degli addetti ai lavori di oltre 70 organizzazioni del Terzo Settore. Contestualmente la ricerca focalizza l’attenzione anche sulle reazioni delle associazioni Non Profit abituate a lavorare nell’imperativo di ‘non lasciare indietro nessuno’ o a fingere di farlo.
Ne deriva che il saldo netto tra uscite (28,9 miliardi) ed entrate (30,2 miliardi) legate all’immigrazione è stato ancora una volta positivo di circa 1,3 miliardi di euro a vantaggio delle casse dello Stato. Inoltre le attività imprenditoriali a conduzione immigrata (642.638) costituiscono un decimo del totale (10,6%) e sono cresciute dell’1,8% (+11.481) rispetto al 2020, continuando un trend di ininterrotta espansione pure negli anni di pandemia.
Nel 2021 gli stranieri in condizione di povertà assoluta sono saliti, in Italia, a oltre 1 milione e 600mila (+100.000 rispetto al 2020), il 32,4% di tutti quelli residenti in Italia, una quota oltre 4 volte superiore a quella degli italiani (7,2%). Ma, pur in queste maggiori condizioni di indigenza, accedono molto meno degli italiani alle prestazioni di assistenza sociale (mense, trasporto case popolari, misure di sostegno al reddito ecc.), ed è appena del 12% la quota di stranieri beneficiari del Reddito di cittadinanza, sebbene gli immigrati siano 3 ogni 10 poveri assoluti in Italia e questa indigenza sia, tra le loro famiglie, 5 volte superiore rispetto ai nuclei italiani. «Eppure – sostiene Luca Di Sciullo, presidente del Centro Studi e Ricerche IDOS – se si consentisse loro non solo di lavorare più ore regolarmente, ma anche di accedere a professioni di più alta qualifica, con contratti più stabili e tutele più effettive, sarebbe valorizzato un potenziale ancora oggi mortificato, sebbene quanto mai prezioso in questa fase di crisi globale. Un potenziale che gioverebbe, oltre che agli immigrati, all’intero sistema Paese».
Dai dati infatti emerge che il Terzo Settore non è rimasto fermo ad aspettare e si reputa nonostante tutto ottimista. Sulla spinta delle crisi globali le organizzazioni hanno avviato campagne di comunicazione e Fund Raising ad hoc (55%) e aperto progetti legati alle nuove emergenze (45%). Aumentano le donazioni, non solo sulle nuove emergenze (52%), ma anche in generale (24%). Per contro, alcune ONP evidenziano un calo delle donazioni su tematiche slegate dalle nuove emergenze (19,7%).
Circa il futuro del Terzo Settore, il 48% ritiene che saprà rispondere alle emergenze crescenti laddove le istituzioni non riusciranno ad arrivare e il 39,4% pensa che avrà un ruolo fondamentale e socialmente riconosciuto per uscire dalla crisi. Si rafforzeranno i rapporti di partenariato con le istituzioni (22,5%) e cresceranno le organizzazioni di secondo livello in grado di fare lobbying (24%).
Chi dovrebbe aver paura più di ogni altro sono i migranti, anche quelli che lavorano perché non solo sono sotto scacco del senso comune razzistoide e di governi ostili, ma perché il loro lavoro non gli consente di vivere. Un’anticipazione del Dossier Statistico Immigrazione ci dice, infatti, che lavorano in condizioni peggiori, ma contribuiscono in misura rilevante all’economia del Paese, con un saldo positivo di 1,3 miliardi di euro per le casse dello Stato. E restano largamente esclusi da molte prestazioni sociali, pur avendo un tasso di povertà 4 volte superiore a quello degli italiani.
Il Dossier Statistico Immigrazione 2022 è a cura di Idos, in collaborazione con Centro Studi Confronti e Istituto di Studi Politici «S. Pio V» e sarà presentato il 27 ottobre.
In Italia gli stranieri incidono più tra i lavoratori (10,0%: 2.257.000 occupati su un totale nazionale di oltre 22,5 milioni nel 2021) che tra la popolazione nel suo complesso (8,8%: 5.194.000 residenti su una popolazione totale di 59 milioni) e, rispetto al 2020, tra gli occupati sono cresciuti del 2,4%. Sebbene siano impiegati per un numero di ore più basso rispetto a quelle che sarebbero disponibili a lavorare (il 19,6% degli occupati stranieri lavora in part time involontario – il 30,6% tra le sole donne – contro 10,4% degli italiani) e in lavori demansionati rispetto al livello di formazione acquisito (ben il 63,8% svolge professioni non qualificate o operaie e la quota di sovraistruiti è del 32,8% – 42,5% tra le sole donne – contro il 25,0% degli italiani), continuano a sostenere in misura rilevante l’economia nazionale.
Nel 2020 hanno pagato 5,3 miliardi di euro di Irpef, 4,3 miliardi di Iva, 1,4 miliardi di Tasi e Tari, 2,2 miliardi di accise su benzina e tabacchi, 145 milioni di euro per le pratiche di acquisizione di cittadinanza e di rilascio/rinnovo dei permessi di soggiorno. Inoltre hanno versato 15,6 miliardi di euro di contributi previdenziali.
Checchino Antonini



