I dati della Fondazione Leone Moressa, con il suo XII Rapporto annuale sull’economia dell’immigrazione, che viene presentato oggi a Roma, ci dice che il Pil dell’immigrazione nel 2021 ammonta a quasi 144 miliardi. Il tasso di occupazione degli stranieri è oggi al 57,8%, ancora leggermente inferiore rispetto a quello degli italiani (58,3%), In agricoltura è straniero 1 lavoratore su 6.
La presenza straniera in Italia, spiega lo studio, si conferma in crescita, anche se a ritmi inferiori rispetto a dieci anni fa. A gennaio 2022 gli stranieri regolari sono 5,2 milioni, pari all’8,8% della popolazione. La concentrazione è maggiore nelle regioni del Centro Nord, in cui si fa più rilevante anche il contributo dell’immigrazione all’economia del territorio.
I lavoratori immigrati sono stati più penalizzati dalla pandemia, in quanto più precari e quindi non tutelati dal “blocco dei licenziamenti”. Infatti, nel 2020, il tasso di occupazione degli stranieri è diminuito di oltre 4 punti, scendendo per la prima volta al di sotto di quello degli italiani. Nel 2021, invece, il PIL italiano è tornato a crescere e così l’occupazione straniera. Il tasso di occupazione degli stranieri è oggi al 57,8%, ancora leggermente inferiore rispetto a quello degli italiani (58,3%).
Gli occupati stranieri alla fine del 2021 sono 2,26 milioni, pari al 10% degli occupati totali. L’andamento negli ultimi quattro anni conferma il calo avvenuto nel 2020 e la ripresa del 2021. L’incidenza rispetto agli occupati totali, pari al 10,3% nel 2019, è scesa sotto il 10% a causa della pandemia (9,8% nel 2020), per poi risalire al 10,0% nel 2021.
Il 45,8% degli occupati stranieri si concentra nel settore dei servizi, specialmente quelli alla persona (es. professioni di cura e assistenza). Si tratta di oltre un milione di lavoratori, pari al 9,1% di quel settore. I settori con la maggiore incidenza degli occupati stranieri sono invece l’agricoltura (18,0% del settore), edilizia (15,5%) e ristorazione (15,3%).
A livello regionale, quasi un quarto degli occupati stranieri si concentra in Lombardia (529 mila lavoratori). L’incidenza maggiore si registra al Centro-Nord, con tre regioni sopra il 12% (Emilia Romagna 13,0%, Lazio 12,6%, Lombardia 12,2%) e altre tre sopra l’11% (Toscana 11,9%, Veneto 11,6%, Umbria 11,0%).
La stima del Valore Aggiunto prodotto dagli occupati stranieri offre inoltre la percezione del contributo dell’immigrazione al PIL. Il “PIL dell’immigrazione” nel 2021 ammonta a quasi 144 miliardi, pari al 9,0% del totale nazionale.
I dati della Fondazione Leone Moressa, con il suo XII Rapporto annuale sull’economia dell’immigrazione, che viene presentato oggi a Roma, ci dice che il Pil dell’immigrazione nel 2021 ammonta a quasi 144 miliardi. Il tasso di occupazione degli stranieri è oggi al 57,8%, ancora leggermente inferiore rispetto a quello degli italiani (58,3%), In agricoltura è straniero 1 lavoratore su 6.
La presenza straniera in Italia, spiega lo studio, si conferma in crescita, anche se a ritmi inferiori rispetto a dieci anni fa. A gennaio 2022 gli stranieri regolari sono 5,2 milioni, pari all’8,8% della popolazione. La concentrazione è maggiore nelle regioni del Centro Nord, in cui si fa più rilevante anche il contributo dell’immigrazione all’economia del territorio.
I lavoratori immigrati sono stati più penalizzati dalla pandemia, in quanto più precari e quindi non tutelati dal “blocco dei licenziamenti”. Infatti, nel 2020, il tasso di occupazione degli stranieri è diminuito di oltre 4 punti, scendendo per la prima volta al di sotto di quello degli italiani. Nel 2021, invece, il PIL italiano è tornato a crescere e così l’occupazione straniera. Il tasso di occupazione degli stranieri è oggi al 57,8%, ancora leggermente inferiore rispetto a quello degli italiani (58,3%).
Gli occupati stranieri alla fine del 2021 sono 2,26 milioni, pari al 10% degli occupati totali. L’andamento negli ultimi quattro anni conferma il calo avvenuto nel 2020 e la ripresa del 2021. L’incidenza rispetto agli occupati totali, pari al 10,3% nel 2019, è scesa sotto il 10% a causa della pandemia (9,8% nel 2020), per poi risalire al 10,0% nel 2021.
Il 45,8% degli occupati stranieri si concentra nel settore dei servizi, specialmente quelli alla persona (es. professioni di cura e assistenza). Si tratta di oltre un milione di lavoratori, pari al 9,1% di quel settore. I settori con la maggiore incidenza degli occupati stranieri sono invece l’agricoltura (18,0% del settore), edilizia (15,5%) e ristorazione (15,3%).
A livello regionale, quasi un quarto degli occupati stranieri si concentra in Lombardia (529 mila lavoratori). L’incidenza maggiore si registra al Centro-Nord, con tre regioni sopra il 12% (Emilia Romagna 13,0%, Lazio 12,6%, Lombardia 12,2%) e altre tre sopra l’11% (Toscana 11,9%, Veneto 11,6%, Umbria 11,0%).
La stima del Valore Aggiunto prodotto dagli occupati stranieri offre inoltre la percezione del contributo dell’immigrazione al PIL. Il “PIL dell’immigrazione” nel 2021 ammonta a quasi 144 miliardi, pari al 9,0% del totale nazionale.



