Nonostante i progressi degli ultimi vent’anni, la povertà rimane una delle principali fragilità strutturali del Paraguay. Secondo le ultime stime elaborate da MF Economía e Inversiones, sulla base dei dati ufficiali dell’Istituto Nazionale di Statistica (INE), sradicare completamente la povertà nel paese — sia quella estrema che quella moderata — comporterebbe un impegno finanziario annuale di circa 700 milioni di dollari.
Il calcolo si basa sull’ipotesi di colmare direttamente il divario tra il reddito delle famiglie in difficoltà e la soglia ufficiale di povertà. In termini mensili, questo significherebbe oltre 926 miliardi di guaraní, l’equivalente di circa 115 milioni di dollari. Tuttavia, se si immagina uno scenario in cui solo la metà della popolazione povera necessiti di trasferimenti diretti, la spesa si ridurrebbe a 463 miliardi di guaraní al mese, poco più di 58 milioni di dollari — un totale annuo stimato di 695 milioni.
Attualmente, vivono in povertà in Paraguay circa 1.189.000 persone, pari al 20,1% della popolazione. Tra questi, oltre 244.000 si trovano in condizioni di povertà estrema, ovvero incapaci di sostenere il costo minimo di un paniere alimentare mensile. Il tasso di povertà estrema è pari al 5,6%, ed è in crescita rispetto agli anni precedenti, quando si attestava attorno al 4%.
La povertà presenta una netta spaccatura geografica: 609.000 poveri vivono in aree urbane, mentre 580.000 si trovano in zone rurali. Ma il dato più rilevante riguarda la distribuzione della povertà estrema, concentrata nelle campagne.

Nelle aree rurali si registra infatti il 7,9% della popolazione in povertà estrema, contro appena l’1,9% delle aree urbane. Questa disparità riflette la debole presenza dello Stato, la carenza di servizi di base e la scarsa efficacia dei programmi sociali nelle zone più isolate.
Se l’attenzione si concentrasse esclusivamente sull’eliminazione della povertà estrema, il costo scenderebbe drasticamente. Sarebbero necessari circa 90 miliardi di guaraní al mese — poco più di 11 milioni di dollari — per coprire la distanza tra i redditi effettivi delle famiglie in estrema difficoltà e la soglia minima di sussistenza, stimata nel 2024 a 391.894 guaraní per le aree urbane e 357.891 per quelle rurali. Questo intervento avrebbe un costo annuo pari a 67 milioni di dollari.
Queste cifre, pur significative, non appaiono irraggiungibili per un paese con un bilancio statale che si avvicina ai 15 miliardi di dollari annui. La Banca Mondiale stima inoltre che, se sostenuta da una crescita economica del 3,9% e da un’inflazione sotto controllo, la povertà potrebbe scendere al 16,8% già nel 2024. Tuttavia, il paese resta esposto a shock climatici e squilibri sociali che rischiano di compromettere questi obiettivi.
Al netto delle variabili economiche, la questione centrale resta quella della volontà politica. I costi per eliminare la povertà in Paraguay sono ormai noti e misurabili. La sfida vera non è più tecnica, ma politica: decidere se investire risorse in modo strutturale nella riduzione delle disuguaglianze oppure continuare a considerare la povertà un fatto ineluttabile. La tecnologia, i registri sociali e le capacità amministrative esistono. Mancano ancora, troppo spesso, il coraggio e le priorità.



