Nel terziario fino a 7.100 euro di differenza per stessa mansione

Nel panorama delle relazioni industriali italiane, il settore terziario si distingue per la complessità della competizione tra Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro (CCNL). Lo rivela la ricerca, prima del suo genere, realizzata sotto la guida della professoressa Silvia Ciucciovino, ordinaria di Diritto del Lavoro all’Università degli Studi Roma Tre che, con un pool di ricercatori ha comparato quattro Contratti collettivi nazionali del lavoro del Terziario per individuare le componenti differenziali dei trattamenti economico-normativi previsti.

E ne sono emersi molte, a ben vedere. Sono i numeri a parlare.Con 239 contratti attivi, che coprono oltre 5 milioni di lavoratori, il settore rappresenta una delle principali aree economiche del Paese. Questa frammentazione contrattuale, se da un lato riflette il pluralismo sindacale, dall’altro solleva preoccupazioni legate al dumping contrattuale, una pratica che penalizza tutele e retribuzioni per favorire il risparmio sui costi del lavoro.

Pluralismo Sindacale o Proliferazione di ingiustizie?
Secondo la ricerca coordinata dall’Università di Roma Tre, la frammentazione dei CCNL è un’arma a doppio taglio. La libertà sindacale garantita dall’articolo 39 della Costituzione italiana, in alcuni casi, viene utilizzata per creare contratti che offrono condizioni peggiorative rispetto ai CCNL leader di settore. Questo fenomeno colpisce non solo i lavoratori, con salari e diritti ridotti, ma anche le imprese virtuose, costrette ad adattarsi per restare competitive.

Retribuzioni: Stipendi diversi a parità di mansioni
Il confronto tra i principali CCNL ha evidenziato differenze significative nei trattamenti economici. Per esempio, un commesso addetto alle vendite può percepire una retribuzione mensile di 1.718,75 euro con il CCNL CONFCOMMERCIO, contro i 1.304,55 euro previsti dal CCNL ANPIT. Analogamente, per un capo reparto, la retribuzione oscilla tra 2.147,72 euro (CONFCOMMERCIO) e 1.992,39 euro (ANPIT).

Queste disparità non si limitano ai salari base, ma includono anche benefit come ferie, permessi e maggiorazioni retributive per straordinari o lavoro festivo. Un aspetto critico è rappresentato dagli inquadramenti contrattuali, spesso ambigui o obsoleti, che rendono difficile una valutazione univoca del trattamento riservato ai lavoratori.

Lo sfruttamento dell’Apprendistato
Un punto di particolare interesse riguarda l’apprendistato professionalizzante. La ricerca ha messo in luce come la durata e le modalità di remunerazione varino sensibilmente tra i diversi CCNL, influenzando non solo la formazione dei giovani lavoratori, ma anche la loro retribuzione effettiva. Alcuni contratti prevedono sotto-inquadramenti o retribuzioni percentuali rispetto ai lavoratori ordinari, penalizzando i giovani in ingresso nel mercato del lavoro.

La necessità di una maggiore trasparenza
La ricerca sottolinea l’importanza di rendere più trasparenti i dati relativi all’applicazione dei CCNL, sfruttando strumenti come il codice alfanumerico unico INPS-CNEL. Questa misura, introdotta per razionalizzare il sistema, non è ancora pienamente operativa, ma potrebbe offrire una fotografia più chiara del fenomeno delle migrazioni contrattuali.

Alessandro Maria Contucci, segretario generale della Uiltucs di Roma e del Lazio, sottolinea come la proliferazione dei contratti nel terziario incida negativamente su salari e diritti, contribuendo al fenomeno del lavoro povero. Chiede una legge sulla rappresentanza che premi i contratti più tutelanti, denunciando differenziali salariali annui fino a 7.103 euro a parità di mansione. È essenziale evitare che la contrattazione venga usata per ridurre i costi del lavoro, penalizzando sicurezza, formazione e sviluppo.

Il settore terziario italiano, con la sua crescente terziarizzazione, è destinato a rimanere un terreno cruciale per l’analisi delle relazioni industriali. Tuttavia, la proliferazione dei CCNL richiede un ripensamento delle politiche contrattuali, per garantire una maggiore equità tra lavoratori e preservare la funzione originaria del contratto collettivo: bilanciare le esigenze di tutela del lavoro con quelle di competitività delle imprese.