Secondo schiaffo dell’Onu all’Italia sul decreto sicurezza e sugli sfratti

Le polemiche tra l’Italia e le Nazioni Unite tornano a infiammarsi. Le critiche contro il decreto sicurezza si rinnovano e l’Onu accusa nuovamente il nostro Paese di violare i diritti umani. Nel mirino c’è l’articolo 10 del disegno di legge 1236, il cosiddetto decreto sicurezza, appunto, che prevede modifiche al codice penale e di procedura penale per contrastare l’occupazione arbitraria di immobili.

Già nel 2019, il decreto sicurezza dell’allora governo aveva attirato pesanti critiche da parte delle Nazioni Unite. In un documento ufficiale, il Relatore Speciale sui diritti umani dei migranti aveva denunciato che le nuove norme non solo penalizzavano i richiedenti asilo, ma mettevano in discussione il principio di non respingimento sancito dal diritto internazionale.

L’abolizione della protezione umanitaria e le restrizioni all’accesso ai centri di accoglienza erano state definite “una regressione” rispetto agli standard minimi di protezione dei diritti umani.

Queste critiche si erano sommate alle denunce di organizzazioni come Amnesty International e Human Rights Watch, che avevano parlato di un attacco diretto ai principi fondamentali di solidarietà e accoglienza.

Oggi la questione si ripropone con nuove sfumature. Secondo un comunicato congiunto dei Relatori Speciali delle Nazioni Unite, la norma in esame rischia di criminalizzare le persone in condizioni di povertà estrema, i migranti e altre categorie vulnerabili. L’articolo 10 prevede pene fino a 7 anni di carcere per chi occupa arbitrariamente immobili, senza distinguere tra occupazioni dettate dalla necessità e quelle legate a gruppi criminali. Inoltre, la norma introduce procedure di sgombero accelerate, che secondo l’ONU non lasciano spazio per valutare adeguatamente le condizioni degli occupanti o per garantire loro alternative abitative.

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Secondo i Relatori, “queste misure violano i diritti fondamentali alla casa e alla sicurezza personale”, sanciti dal Patto Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali e dal Patto sui Diritti Civili e Politici, entrambi ratificati dall’Italia. L’ONU sottolinea come la legge possa colpire chi, trovandosi in estrema difficoltà economica, occupa immobili abbandonati come unica alternativa alla strada.

La reazione del governo italiano è stata, come spesso accade, di netta chiusura. Le autorità difendono la necessità di tutelare la proprietà privata e di garantire sicurezza ai cittadini. Tuttavia, gli oppositori della legge sottolineano come le misure previste sembrino più una risposta simbolica per alimentare il consenso politico che una reale soluzione ai problemi di criminalità legati alle occupazioni abusive.

Le Nazioni Unite hanno chiesto al Parlamento italiano di rivedere il testo della legge, introducendo distinzioni tra le occupazioni per necessità e quelle organizzate da gruppi criminali. Inoltre, suggeriscono di adottare misure che affrontino alla radice il problema abitativo, come il potenziamento del Fondo Nazionale per il Sostegno all’Affitto, drasticamente ridotto negli ultimi anni.

Le nuove accuse dell’ONU sollevano interrogativi sul futuro delle politiche di sicurezza in Italia. Mentre il governo punta a rafforzare il controllo e la repressione, le Nazioni Unite richiamano l’attenzione sull’importanza di bilanciare sicurezza e diritti umani. Il rischio, avvertono i Relatori, è che il Paese si allontani dagli standard internazionali, penalizzando ulteriormente le fasce più deboli della popolazione.

Il dibattito rimane aperto, ma una cosa è certa: le critiche delle Nazioni Unite non passeranno inosservate, le loro parole potrebbero influenzare non solo l’opinione pubblica italiana, ma anche il contesto internazionale, dove l’immagine dell’Italia come Paese rispettoso dei diritti umani rischia di subire nuovi contraccolpi.