Mediterranea: dal fermo amministrativo al tribunale

La Mediterranea di Mediterranea Saving Humans è ferma nel porto di Trapani. Lunedì, la Questura, la Guardia di Finanza e la Capitaneria di Porto hanno notificato al comandante e all’armatore il verbale che prevede una sanzione fino a diecimila euro e il fermo amministrativo previsto dal Decreto Piantedosi. Entro cinque giorni sarà il prefetto a decidere la durata del fermo, ma è già chiaro che la questione non finirà qui: dopo il porto, il caso rischia di spostarsi nelle aule di tribunale.

Tutto nasce da un’operazione di soccorso compiuta tra martedì e mercoledì scorso, quando la Mediterranea ha recuperato dieci persone che, secondo la ONG, erano state gettate in mare da miliziani libici. Nonostante le condizioni fisiche dei naufraghi e un mare con onde oltre i due metri e mezzo, le autorità italiane hanno indicato Genova come porto di sbarco, costringendo la nave a tre giorni di navigazione in più. Sabato sera il comandante ha scelto di attraccare a Trapani, il porto sicuro più vicino, disobbedendo all’ordine ministeriale e aprendo così la strada al fermo amministrativo notificato ieri.

Il decreto Piantedosi, in vigore dal 2023, impone alle navi umanitarie di dirigersi immediatamente verso il porto assegnato dopo il primo soccorso, con multe e fermo amministrativo in caso di violazione. L’obiettivo del governo è ridurre la presenza delle ONG nel Mediterraneo e limitare le operazioni di salvataggio autonome. Ma da mesi il provvedimento è al centro di un braccio di ferro giuridico.

La Corte Costituzionale, chiamata a pronunciarsi dopo un ricorso legato al fermo della nave Ocean Viking, ha riconosciuto che la misura del fermo non è di per sé sproporzionata o illegittima. Tuttavia, i giudici hanno anche precisato che nessuna disposizione amministrativa può punire un comportamento dettato dall’obbligo di salvare vite umane sancito dal diritto internazionale del mare. Il Tribunale di Brindisi, in un caso simile, aveva sospeso il fermo della Ocean Viking richiamando proprio le convenzioni internazionali e la Costituzione italiana, che tutelano la vita e la sicurezza delle persone come diritti primari e inderogabili.

A questo si aggiunge la questione sollevata da diversi giuristi sulla proporzionalità delle sanzioni, sulla chiarezza delle violazioni previste dal decreto e sulla possibilità che ordini impartiti in acque internazionali oltrepassino la giurisdizione italiana. Senza dimenticare che il decreto stesso è sotto esame della Corte Costituzionale per possibili profili di incostituzionalità, in particolare per il conflitto tra la normativa nazionale e gli obblighi internazionali di soccorso sanciti dalla Convenzione SAR e dal diritto del mare.

Se Mediterranea deciderà di impugnare il fermo, come di sicuro farà, i giudici dovranno valutare se l’ordine di dirigersi a Genova fosse compatibile con queste norme superiori, oppure se la scelta di Trapani, dettata da condizioni meteo e sanitarie, fosse un atto dovuto e quindi insindacabile. Non è escluso che la vicenda finisca di nuovo davanti alla Consulta e, in prospettiva, persino alla Corte europea dei diritti dell’uomo, chiamando in causa il principio secondo cui il diritto alla vita e alla sicurezza delle persone deve prevalere su ogni altra considerazione amministrativa o politica.

Per ora la nave resta ferma a Trapani. Ma il vero processo, quello che metterà alla prova il decreto Piantedosi e i suoi limiti, potrebbe cominciare presto nei tribunali italiani, trasformando un caso di disobbedienza civile in un banco di prova per la tenuta costituzionale e internazionale della linea del governo sui soccorsi in mare.

“Mediterranea Saving Humans flag at peace rally – Mestre, Venezia, Veneto, Italy 2022-02-26” by Mænsard vokser is licensed under CC BY-SA 4.0.