Migliaia di giovani hanno tentato lunedì 20 luglio di raggiungere il Parlamento indiano, a Nuova Delhi, per chiedere le dimissioni del ministro dell’Istruzione Dharmendra Pradhan e una riforma del sistema nazionale degli esami. La manifestazione, organizzata dal Cockroach Janta Party, coincideva con l’apertura della sessione monsonica del Parlamento ed è diventata una delle maggiori proteste contro il governo di Narendra Modi degli ultimi anni.
Il numero dei partecipanti non è stato accertato con precisione. Le stime pubblicate oscillano tra circa 12 mila e oltre 50 mila persone. La polizia aveva vietato il corteo verso il Parlamento e imposto restrizioni alle riunioni pubbliche nel distretto centrale di Nuova Delhi. I manifestanti si sono concentrati nella zona di Jantar Mantar, dove il movimento manteneva da settimane un presidio permanente.
Quando una parte della folla ha tentato di superare le barricate, sono cominciati gli scontri. Le forze di sicurezza hanno usato manganelli, gas lacrimogeni e cannoni ad acqua. Le immagini raccolte da Reuters e Associated Press documentano le cariche e il lancio dei lacrimogeni. In altri punti alcuni manifestanti hanno lanciato pietre, danneggiato mezzi pubblici e rovesciato un veicolo della polizia. La rete mobile è stata temporaneamente interrotta nell’area della protesta.
Il bilancio dei feriti resta controverso. La polizia di Delhi ha riferito di quasi 180 persone coinvolte, tra 118 agenti e membri delle forze di sicurezza e circa 60 manifestanti. Gli organizzatori hanno sostenuto invece che più di 150 dimostranti fossero stati sottoposti a cure mediche. L’ospedale Ram Manohar Lohia avrebbe assistito circa cento persone, quattro delle quali ricoverate in terapia intensiva. Reuters non ha potuto verificare autonomamente le diverse cifre. Settanta manifestanti sono stati fermati dalla polizia.
Lo scandalo dell’esame di medicina
La protesta nasce dalla gestione del NEET-UG, il test nazionale che determina l’accesso ai corsi universitari di medicina e odontoiatria. Più di due milioni di candidati avevano sostenuto la prova il 3 maggio. Dopo la scoperta della compromissione del questionario, l’esame è stato annullato e ripetuto il 21 giugno.
Per studenti e famiglie non si è trattato soltanto di sostenere nuovamente una prova. La preparazione al NEET può durare anni e richiedere spese considerevoli per corsi privati, trasferimenti e materiali didattici. Il nuovo esame ha costretto milioni di candidati a prolungare lo studio e l’incertezza sull’ammissione universitaria. I risultati della seconda prova sono stati pubblicati a metà luglio.
Il caso NEET è diventato il simbolo di un problema più ampio. Negli ultimi anni in India sono state denunciate fughe di domande, irregolarità e cancellazioni relative a diversi concorsi pubblici e test di ammissione. Per molti giovani questi esami rappresentano una delle poche possibilità di accesso all’università, a una professione qualificata o a un impiego statale.
Secondo i resoconti raccolti dalle agenzie internazionali, circa una dozzina di giovani si sarebbero tolti la vita nel periodo successivo allo scandalo. Il collegamento tra ciascuna morte, lo stress per gli esami e la loro cancellazione non è stato stabilito in modo uniforme. Le famiglie e il movimento chiedono comunque che il governo riconosca le conseguenze sociali della vicenda e preveda un risarcimento.
Il movimento degli “scarafaggi”
Il Cockroach Janta Party, ve ne abbiamo parlato poco tempo fa, è nato nel maggio 2026 come movimento satirico online, dopo che un giudice della Corte Suprema aveva paragonato i giovani disoccupati a scarafaggi. Il termine è stato adottato come simbolo di una generazione che si considera ignorata dalle istituzioni.

In poche settimane il gruppo è passato dalle campagne sui social alle manifestazioni di piazza, raccogliendo studenti, genitori, giovani professionisti e candidati ai concorsi pubblici. Le richieste si sono progressivamente allargate dalla gestione del NEET alla trasparenza degli esami, alla disoccupazione giovanile e alla responsabilità politica del governo. Proteste collegate si sono svolte anche a Mumbai, Bangalore, Goa e Ahmedabad.
Alla mobilitazione si è unito il 28 giugno Sonam Wangchuk, attivista ed educatore noto anche per le campagne ambientali nel Ladakh. Wangchuk ha iniziato uno sciopero della fame a Jantar Mantar. Dopo ventuno giorni, con le sue condizioni di salute in peggioramento, la polizia lo ha trasferito in un ospedale pubblico contro la sua volontà. La decisione ha ulteriormente rafforzato la protesta e contribuito alla partecipazione alla marcia del 20 luglio.
Il 21 luglio l’Alta Corte di Delhi ha autorizzato il trasferimento di Wangchuk in una struttura privata, accogliendo la richiesta presentata dalla famiglia. L’attivista rimane sotto controllo medico dopo la disidratazione e l’alterazione dei livelli di potassio provocate dal digiuno.
La risposta del governo
Durante gli scontri alcuni rappresentanti del movimento hanno incontrato il ministro della Salute J.P. Nadda e consegnato un documento con le principali richieste: le dimissioni del ministro Pradhan, la possibilità per Wangchuk di lasciare l’ospedale e un risarcimento per le famiglie degli studenti morti. Nadda ha chiesto tempo per sottoporre le richieste al governo, senza assumere impegni sulle dimissioni del ministro dell’Istruzione.
Il giorno successivo Narendra Modi ha affrontato il caso durante una riunione dei parlamentari della coalizione di governo. Secondo quanto riferito dal ministro per gli Affari parlamentari, il primo ministro ha ricordato che tredici persone sono state arrestate per la fuga delle domande, che la seconda prova è stata svolta e che il governo intende rafforzare il sistema di sicurezza degli esami.
Modi ha chiesto pene severe per i responsabili, ma non ha annunciato cambiamenti al vertice del ministero dell’Istruzione. Pradhan resta quindi al suo posto, mentre il governo presenta gli arresti e la ripetizione del test come prova della propria risposta allo scandalo.
La questione è arrivata anche in Parlamento. Le opposizioni hanno protestato contro la gestione del NEET e contro l’intervento della polizia, provocando sospensioni dei lavori nelle due Camere. Diversi parlamentari dell’opposizione hanno inoltre annunciato un’iniziativa verso la residenza del presidente della Repubblica.
La protesta continua
Il Cockroach Janta Party ha confermato la prosecuzione del presidio, ma ha rinunciato per il momento a organizzare una seconda marcia verso il Parlamento, sostenendo di voler evitare nuovi feriti. Il 21 luglio circa cinquecento persone si erano nuovamente radunate a Jantar Mantar, sorvegliate da polizia e reparti paramilitari.
Il governo ha aperto un confronto con i rappresentanti del movimento, ma le principali questioni restano irrisolte. Il ministro dell’Istruzione non si è dimesso, il bilancio degli scontri è ancora incerto e non è stata annunciata una revisione indipendente dell’intero sistema degli esami.
La protesta nata dalla cancellazione di un test è diventata così una contestazione più vasta della gestione dell’istruzione e delle prospettive offerte ai giovani indiani. La sua durata dipenderà ora dalla capacità del governo di trasformare gli arresti già eseguiti e la promessa di maggiore sicurezza in misure verificabili.



