India, tappeto rosso di Modi per Putin sfidando l’Occidente

New Delhi accende le luci per Vladimir Putin proprio mentre in Europa si continua a parlare di isolarlo. Il 4 e 5 dicembre il presidente russo è in India per il 23° vertice annuale India-Russia: è la sua prima visita nel Paese da quando, nel febbraio 2022, è iniziata l’invasione su larga scala dell’Ucraina.

L’agenda è quella delle grandi occasioni: arrivo a Delhi, cena privata con Narendra Modi, cerimonia ufficiale, summit a Hyderabad House, incontri con il presidente indiano e con i vertici del mondo economico, soprattutto nei settori energia e difesa.

Sul piano simbolico, la scena è chiarissima: mentre in Europa si discute di tribunali speciali e nuove sanzioni, un grande Paese del Sud globale stende il tappeto rosso a un leader colpito da un mandato di arresto della Corte penale internazionale. L’India non ha aderito allo Statuto di Roma e non è tenuta ad applicare le decisioni dell’ICC: a Nuova Delhi Putin non rischia alcuna conseguenza legale. Qui non arriva un ricercato, arriva un ospite d’onore.

Dietro il cerimoniale, però, c’è un calcolo economico molto concreto. Dopo l’invasione dell’Ucraina, con il mercato europeo in gran parte chiuso al greggio russo, Mosca ha dovuto trovare nuovi acquirenti e accettare forti sconti.

L’India ha colto l’occasione: nel giro di pochi anni è diventata uno dei principali compratori di petrolio russo. Per Nuova Delhi, quel flusso a prezzo ribassato è stato una boccata d’ossigeno per tenere sotto controllo i costi interni dei carburanti e proteggere una crescita che deve nutrire 1,4 miliardi di persone.

Per gli Stati Uniti e per molte capitali europee, però, questi barili sono, di fatto, ossigeno finanziario per la macchina bellica russa. Le pressioni su Modi si sono fatte sempre più esplicite: inviti a “responsabilizzarsi”, richieste di ridurre gli acquisti di greggio da Mosca, avvertimenti sulle conseguenze.

La nuova amministrazione Trump ha aggiunto un livello di durezza: dazi punitivi fino al 50% su alcune esportazioni indiane e un linguaggio che classifica apertamente il petrolio russo come “problema strategico”, non solo come questione commerciale.

La risposta di Nuova Delhi è racchiusa nella foto del vertice: il premier indiano riceve Putin con tutti gli onori e ribadisce, nei fatti, che l’India non accetta di farsi dettare da altri da chi comprare energia. Il governo presenta la scelta come un atto di pragmatismo nazionale: garantire approvvigionamenti convenienti, difendere la sicurezza energetica, non sacrificare le proprie priorità interne alle strategie di contenimento decise a Washington o Bruxelles.

Per Modi, questa visita deve consolidare due pilastri: energia e difesa. Sul primo fronte, l’obiettivo è preservare un ruolo importante del greggio russo nel mix energetico indiano, anche se i volumi e i margini di sconto potrebbero non essere più quelli del picco. Sul secondo, resta centrale la dipendenza militare: una parte significativa degli equipaggiamenti delle forze armate indiane è di origine russa o sovietica e necessita di pezzi di ricambio, manutenzione, aggiornamenti.

Sul tavolo ci sono sistemi d’arma, cooperazione navale, nucleare civile, ma anche la discussione su come regolare i pagamenti in valute alternative al dollaro e come aumentare l’export indiano verso la Russia per riequilibrare una bilancia commerciale oggi sbilanciata a favore di Mosca grazie al petrolio.

Se si guarda dal lato russo, l’interesse è ancora più evidente. Il mandato di arresto della Corte penale internazionale ha reso complicati gli spostamenti di Putin verso molti Paesi, soprattutto quelli formalmente vincolati a eseguire le decisioni dell’ICC.

“Indian Oil fuel truck on way to Ladakh” by John Hill is licensed under CC BY-SA 4.0.

L’India rappresenta l’esatto contrario: un partner storico, non vincolato allo Statuto di Roma, che continua a rivendicare il diritto di decidere autonomamente sulla guerra in Ucraina. Per il Cremlino, poter mostrare immagini di una capitale addobbata, di cerimonie ufficiali e di strette di mano cordiali è un modo per smentire, di fronte all’opinione pubblica interna e al Sud globale, la narrazione di un isolamento totale.

L’equilibrio che Modi cerca di costruire, però, è sempre più complicato. Negli ultimi anni l’India ha rafforzato i legami con gli Stati Uniti e con l’Europa: cooperazione nel quadro del Quad in funzione anti-cinese, accordi su tecnologia e difesa, negoziati commerciali.

Allo stesso tempo, guarda con crescente preoccupazione al rapporto sempre più stretto tra Mosca e Pechino: una Russia troppo dipendente dalla Cina rischia di trasformarsi, per Nuova Delhi, da alleato utile a pedina dentro l’orbita del principale rivale strategico indiano.

Dentro questo quadro, la visita di Putin è una scommessa. L’India vuole continuare a presentarsi come potenza “multivettoriale”: partner militare degli Stati Uniti, compratore di petrolio russo, membro dei BRICS allargati, interlocutore dell’Unione Europea, voce del Sud globale nei consessi multilaterali.

Ogni abbraccio con Mosca complica il rapporto con Washington. Ogni concessione alle richieste americane sulle sanzioni complica il rapporto con il Cremlino. E ogni oscillazione rischia di incrinare la credibilità della pretesa di autonomia.

Per Modi, la foto con Putin ha anche un valore interno. Rafforza l’immagine di un leader che tratta alla pari con tutti, in un momento in cui l’economia indiana deve fare i conti con costi d’importazione elevati, squilibri sociali e tensioni politiche.

Mostrare che l’India non subisce, ma sceglie, è un messaggio potente per un’opinione pubblica che vede il proprio Paese come “grande democrazia” ma anche come ex colonia che non vuole più farsi dire da altri con chi parlare e come.

Resta una domanda di fondo: quanto a lungo questo gioco potrà reggere senza un prezzo politico pesante? Più la guerra in Ucraina si prolunga, più l’Occidente cercherà di stringere il cerchio intorno alla Russia anche attraverso la pressione sugli alleati “ambigui”.

Più la dipendenza militare ed energetica indiana da Mosca resterà alta, più la posizione di Nuova Delhi sarà vulnerabile alle mosse di un Cremlino che, a sua volta, deve tenere conto delle priorità cinesi.

Per ora, quello che arriva dal vertice è un messaggio chiaro: la narrativa occidentale dell’isolamento di Putin non regge se la si guarda dal Sud globale. L’India non rompe con Washington, ma neanche con la Russia. Rivendica il diritto di continuare a comprare petrolio da chi le conviene, di ospitare chi vuole, di non farsi arruolare in un fronte o nell’altro.

Il tappeto rosso steso a Nuova Delhi non è solo il segno di una relazione bilaterale che resiste, ma anche il simbolo di un mondo in cui sempre più Paesi rifiutano di farsi dire da dove devono cominciare e dove devono finire le loro alleanze.

The Prime Minister, Shri Narendra Modi with the President of the Russian Federation, Mr. Vladimir Putin, in New Delhi on December 11, 2014.