Acqua al limite: 2024 più caldo, fiumi e ghiacciai in crisi

Il 2024 è stato l’anno più caldo mai registrato, circa 1,55 °C sopra i livelli pre-industriali. I dati del rapporto State of Global Water Resources per il 2024, realizzato dall’Organizzazione meteorologica mondiale, mostrano una situazione idrica del pianeta sempre più preoccupante. Un forte El Niño (il riscaldamento periodico delle acque del Pacifico che altera i regimi di pioggia nel mondo) ha amplificato gli effetti del riscaldamento globale. Il risultato si è visto nel ciclo dell’acqua: spesso troppa acqua nello stesso luogo e, poco lontano, troppa poca. Raramente la norma.

Fiumi: fuori scala in sei bacini su dieci

Nel 2024 la portata annuale dei fiumi si è discostata dalla media storica in circa il 60% dei bacini del pianeta. In Europa centrale e del Nord molte aste fluviali hanno corso sopra la media; in Sud America ha prevalso una siccità severa, dall’Amazzonia al sistema del La Plata. In Africa l’Ovest è andato in piena, il Sud in deficit. Nel Nord America i grandi fiumi artici sono rimasti sotto media, mentre il Mississippi è tornato vicino alla normalità dopo la crisi del 2023.

Questa lettura è più solida anche perché oggi abbiamo più misure: migliaia di stazioni idrometriche in più rispetto al passato. Restano però grandi “zone cieche” in Africa e in parti dell’Asia: senza dati, la gestione del rischio diventa più fragile.

Laghi e serbatoi: scorte altalenanti, acque più calde

Gli invasi hanno seguito il segno dei fiumi: scorte sopra media in Europa occidentale e Nord Europa; sotto in Sud America e nell’Africa australe. Un caso simbolo è la diga di Assuan sul Nilo, che ha chiuso l’anno con livelli inferiori al normale, mentre gli invasi dell’Africa orientale hanno beneficiato di piogge eccezionali.

Nei laghi si è registrato un altro segnale chiaro: nel mese più caldo, luglio, la temperatura superficiale è risultata anomala in gran parte dei bacini monitorati. Un campanello d’allarme per ecosistemi, pesca e qualità dell’acqua.

Falde e suoli: ricariche qua e là, deficit altrove

Le acque sotterranee (le falde) mostrano un quadro misto: circa un terzo delle stazioni nella norma, un terzo sopra, un quarto sotto. In molte aree d’Europa e in parte di India e Brasile c’è stata ricarica rispetto al 2023; in altre, i livelli restano bassi non solo per mancanza di pioggia, ma per eccesso di prelievi.

Il contenuto d’acqua nei suoli è rimasto sotto media su ampie zone del Sud America e dell’Africa per quasi tutto l’anno (con l’eccezione del Corno d’Africa), mentre l’Europa centrale ha avuto terreni più umidi. Se guardiamo all’acqua totale sulla terra (fiumi, laghi, suolo, falde e neve insieme), il 2024 è stato negativo soprattutto in Sud America, positivo nell’Africa subsahariana e in ripresa in Europa centrale dopo i deficit del 2023.

“Argentina glacier” by @Doug88888 is licensed under CC BY-NC-SA 2.0.

Neve e ghiacciai: un altro anno perso

La neve dell’emisfero nord ha toccato picchi stagionali vicini alla media, ma con anticipo: si accumula e fonde prima. I ghiacciai hanno perso nel 2024 altri 450 miliardi di tonnellate, pari a circa 1,2 millimetri di innalzamento del livello del mare. Si registrano record negativi in Scandinavia, Svalbard e Asia del Nord. In diverse regioni, dove i ghiacciai sono ormai molto ridotti, si è probabilmente superato il “picco d’acqua”: dopo anni in cui lo scioglimento aumentava le portate estive dei fiumi, ora l’apporto comincia a calare perché il ghiaccio non c’è più. In Colombia l’area glaciale è scesa di un altro 5% in un solo anno e un piccolo ghiacciaio è scomparso.

Un anno di estremi: alluvioni, siccità, vittime e danni

Il 2024 ha lasciato una scia pesante. In Africa le piogge eccezionali nella fascia tropicale hanno causato migliaia di vittime e milioni di sfollati, con scuole e infrastrutture devastate. In Europa si è registrata l’ondata di piene più estesa dal 2013, con centinaia di morti e danni per decine di miliardi dopo eventi ripetuti. In Asia e nel Pacifico piogge record e cicloni hanno provocato molte vittime; in Brasile il paradosso: alluvioni catastrofiche a Sud e siccità diffusa in Amazzonia.

Perché succede

Due fattori si sommano. Il riscaldamento globale rende l’atmosfera più calda e capace di trattenere più umidità: quando piove, piove più forte; quando non piove, l’evaporazione è più intensa e il suolo si asciuga in fretta. A questo, nel 2024, si è aggiunto El Niño, che ha spostato le piogge da alcune regioni ad altre.

Che cosa fare, in concreto

Pianificare per l’oscillazione. In pochi mesi lo stesso territorio può passare da troppa acqua a troppo poca. Servono bacini di laminazione, invasi gestiti in modo flessibile e sistemi di allerta precoce che parlino con protezione civile, agricoltura e reti elettriche.

Proteggere le falde. Dove i livelli scendono senza una siccità pluriennale, il problema è l’over-pumping: troppi prelievi. Vanno riviste concessioni e priorità d’uso, ridotte le perdite delle reti idriche e promosse tecniche agricole che usano meno acqua.

Chiudere il buco dei dati. Senza misure affidabili su fiumi, suoli e falde si vola alla cieca. Più stazioni, condivisione dei dati e modelli aperti migliorano previsioni e decisioni.

Come leggere “sopra” o “sotto” la norma

Quando diciamo che un fiume è “sopra” o “sotto” la media, confrontiamo il 2024 con un periodo di riferimento (per esempio 1991–2020) e usiamo soglie statistice. È un metodo semplice per capire quanto un anno si discosti dal clima tipico di ogni zona.