Il caso Almasri torna a investire l’Italia su due piani, internazionale e giudiziario. Da un lato, la Corte penale internazionale ha ufficializzato il deferimento del nostro Paese all’Assemblea degli Stati Parte per mancata cooperazione.
Dall’altro, la Procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio per Giusi Bartolozzi, ex capo di gabinetto del ministro della Giustizia Carlo Nordio, accusata di false informazioni al pubblico ministero nell’ambito della stessa vicenda.
Al centro del caso c’è Osama Elmasry Njeem, noto anche come Almasri, figura libica indicata dalla Corte penale internazionale come responsabile di gravi crimini commessi in Libia.
La Cpi ha reso noto che il 18 gennaio 2025 è stato emesso un mandato di arresto nei suoi confronti per presunti crimini contro l’umanità; secondo la Corte, Njeem era stato individuato nello spazio Schengen e poi in Italia, dove fu arrestato prima di essere successivamente rimpatriato.
È proprio su questo snodo che si concentra la contestazione internazionale. La Corte ha reso pubblico che il 29 gennaio 2026 la presidenza ha trasmesso al presidente dell’Assemblea degli Stati Parte la decisione, datata 26 gennaio, di deferire l’Italia per inadempimento a una richiesta di cooperazione nel caso Almasri.
Il passaggio politico-diplomatico finale è atteso a New York, dal 7 al 17 dicembre 2026, quando l’Assemblea esaminerà i casi di non cooperazione.
Il deferimento non equivale a una sanzione penale contro lo Stato italiano, ma rappresenta un atto di forte rilievo istituzionale. Significa che, secondo la Corte, Roma non ha dato seguito in modo corretto agli obblighi di cooperazione previsti dallo Statuto di Roma nel procedimento riguardante Almasri.
Sul piano politico, la vicenda espone ora l’Italia a un confronto diretto con gli altri Stati aderenti alla Corte e riapre il tema dei rapporti tra governo italiano e giustizia penale internazionale.
In parallelo si muove il fronte interno. La Procura di Roma ha formalizzato la richiesta di rinvio a giudizio per Giusi Bartolozzi, ex capo di gabinetto del ministro Nordio. L’accusa è quella di false informazioni ai pm. Il procedimento si inserisce nella vicenda del generale libico “prima arrestato in Italia e poi rimpatriato da un aereo dei servizi segreti del nostro Paese”.

Sul piano procedurale, va precisato che la richiesta di rinvio a giudizio non coincide con l’apertura del processo: è il passaggio con cui la Procura chiede al giudice dell’udienza preliminare di mandare a processo l’imputata. In questa fase, dunque, Bartolozzi non è ancora giudicata nel merito, ma si avvia verso il vaglio del giudice sulla tenuta dell’accusa.
Intanto il Parlamento si è già mosso sul caso. L’ufficio di presidenza di Montecitorio ha deciso di proporre all’Aula di sollevare un conflitto di attribuzione nei confronti della Procura di Roma proprio in relazione al ruolo di Bartolozzi, e il voto è atteso nella settimana successiva.
Nella stessa vicenda, il Parlamento aveva già fermato l’indagine del tribunale dei ministri nei confronti del sottosegretario Alfredo Mantovano e dei ministri Carlo Nordio e Matteo Piantedosi.
La posizione dell’ex capo di gabinetto resta quindi al centro di una doppia tensione, giudiziaria e politica. La sua versione dei fatti è stata definita dal tribunale dei ministri “inattendibile” e “mendace”, formula che ha contribuito a inasprire lo scontro istituzionale e a spingere la maggioranza verso l’ipotesi di uno “scudo” parlamentare.
Il caso Almasri, in questo quadro, si conferma una delle vicende più delicate per il governo italiano. Da un lato pesa il giudizio della Corte penale internazionale, che mette in discussione la cooperazione dell’Italia con la giustizia internazionale; dall’altro avanza l’inchiesta romana sulla gestione interna del dossier, con il rischio di un nuovo scontro tra magistratura, governo e Parlamento.
La combinazione di questi due fronti trasforma una vicenda già esplosiva in un dossier destinato a restare aperto ancora a lungo. Sul piano interno, sono già molte le conseguenze politiche rilevanti per il governo, perché intreccia responsabilità istituzionali, rapporti con la magistratura e credibilità internazionale dell’Italia.
Il caso può alimentare nuove tensioni tra maggioranza e opposizioni, soprattutto sul ruolo del ministero della Giustizia e sulla gestione del rimpatrio di Almasri, mentre il possibile scontro tra Parlamento e Procura sul caso Bartolozzi aggiunge un ulteriore livello di conflitto istituzionale.
In questo quadro, la pressione politica potrebbe crescere non solo sull’esecutivo, ma anche sulla sua capacità di difendere le proprie scelte senza lasciare irrisolti i dubbi sollevati sul piano giudiziario e internazionale.



