Un atto diplomatico rarissimo, un j’accuse formale contro un Paese membro: cinque Relatori Speciali delle Nazioni Unite hanno messo sotto accusa l’Italia per gravi e sistematiche violazioni del diritto alla casa, invitando il governo Meloni a scegliere se rispettare i trattati internazionali firmati oppure disdettarli apertamente.
Il documento, datato 27 febbraio 2025 ma da poco reso pubblico, è una lettera firmata congiuntamente da figure di alto profilo dell’ONU: tra loro il Relatore sul diritto a un alloggio adeguato, quello sulla povertà estrema, sui diritti delle persone con disabilità, sull’indipendenza dei giudici e sul diritto allo sviluppo.
Al centro della denuncia, un’accusa pesante: l’Italia ha ignorato le misure provvisorie del Comitato ONU per i Diritti Economici, Sociali e Culturali (CESCR), che in più casi aveva chiesto la sospensione di sfratti esecutivi nei confronti di persone e famiglie vulnerabili. Non solo: secondo l’ONU, il governo ha attivamente ostacolato l’attuazione dei trattati che lo stesso Paese ha ratificato, minando la tutela dei diritti sociali e l’autonomia della magistratura.
“Siamo profondamente preoccupati”, scrivono i relatori, “per la continua esecuzione di sfratti senza alternative abitative, che colpisce in modo sproporzionato famiglie monoparentali, anziani, disabili e bambini.”

Sette casi simbolo: la carne viva dietro le norme ignorate
Il documento non si limita a condanne astratte. Cita sette casi concreti e documentati, raccolti attraverso i difensori civici e gli avvocati per i diritti umani. Sono storie che raccontano la crudeltà istituzionale che oggi accompagna molti sfratti in Italia:
Una donna di 90 anni a Roma, con mobilità ridotta e assistita da un caregiver, si è vista respingere l’istanza di sospensione dello sfratto nonostante le misure dell’ONU. È finita in una struttura temporanea “inadeguata”.
Un uomo di 71 anni, con problemi di salute, è stato sfrattato e ha trovato riparo in un garage. Anche per lui erano state richieste misure di tutela mai rispettate.
Un padre egiziano di tre figli piccoli, residente a Roma, è stato sfrattato senza che venisse proposta un’alternativa abitativa: l’intera famiglia è oggi in un centro d’emergenza inadatto a lungo termine.
Una donna bengalese, con un fratello disabile e un figlio minore a carico, è stata sfrattata nonostante le misure del CESCR. La famiglia è stata separata con gravi ripercussioni psicosociali.
Una coppia marocchina con due figli piccoli ha subito la separazione forzata della famiglia dopo l’esecuzione dello sfratto.
Un gruppo di famiglie romane, truffate da un finto proprietario che ha venduto loro gli appartamenti abusivamente, è stato espulso dagli alloggi nonostante la buona fede e la regolarità dei pagamenti.
I residenti di un edificio a Roma, occupato e riqualificato da diverse famiglie in condizioni di disagio, sono stati sfrattati nonostante gli anni di lavoro per rendere l’edificio abitabile. Anche in questo caso il CESCR aveva chiesto di sospendere.
In tutti questi episodi, i Relatori segnalano l’assenza di alternative abitative, di valutazioni individuali, di consultazioni con i nuclei familiari, e in alcuni casi persino l’impiego delle forze dell’ordine contro persone con disabilità o malattie gravi.
Interferenze sui giudici e disincentivo all’accesso alla giustizia
Oltre alle violazioni materiali, l’ONU denuncia l’interferenza politica sul potere giudiziario. Una circolare della Presidenza del Consiglio (maggio 2022) invitava espressamente i giudici a non considerare vincolanti le misure provvisorie del Comitato ONU, minando così l’indipendenza della magistratura.
Non solo: il decreto legge 147/2022, che ha reso più costoso l’accesso alla giustizia amministrativa (aumentando i costi del gratuito patrocinio), secondo l’ONU rappresenta una strategia punitiva contro chi osa difendersi nei tribunali, scoraggiando proprio i più poveri dal fare ricorso.
Il grande assente: una politica abitativa
Alla base del problema c’è la totale assenza di una strategia pubblica per il diritto all’abitare. L’ONU denuncia che l’Italia ha lasciato il mercato immobiliare in mano alla speculazione, senza un piano serio di edilizia popolare, senza tutele reali contro gli sfratti, senza garanzie per i più vulnerabili.
“Il diritto alla casa è un diritto umano riconosciuto dai trattati internazionali ratificati dall’Italia”, si legge nel documento. “Le misure adottate dal governo italiano risultano in violazione del Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali, della Convenzione sui diritti dell’infanzia, di quella sui disabili e dei Principi ONU sugli anziani.”
Scontro aperto con l’ONU
È un passaggio senza precedenti: l’ONU chiede all’Italia di chiarire se intenda onorare gli impegni presi a livello internazionale o se invece vuole uscirne formalmente, aprendo una crisi diplomatica con le Nazioni Unite.
La lettera è un campanello d’allarme ignorato da quasi tutti i media. Ma racconta un Paese che non garantisce più il diritto alla casa, e che preferisce sgomberare che proteggere, punire che prevenire, ignorare che prendersi cura.
Uno Stato che sfratta, divide, silenzia. E ora, davanti all’ONU, tace.



