Crisi abitativa: l’Europa sceglie ancora il mercato

Il Parlamento europeo ha approvato, ieri, 10 marzo 2026, a Strasburgo, una relazione sulla crisi abitativa nell’Unione europea con 367 voti a favore, 166 contrari e 84 astensioni. Il documento riconosce un dato ormai evidente: milioni di cittadini europei vivono in condizioni abitative precarie, mentre affitti e prezzi delle case continuano a crescere.

Eppure, proprio quando si tratta di indicare le soluzioni, la relazione imbocca una strada che rischia di aggravare il problema invece di risolverlo.

Dietro la retorica sugli “alloggi dignitosi, sostenibili e accessibili”, la proposta approvata dall’Eurocamera resta infatti intrappolata nella logica del mercato immobiliare. Più che affrontare il fabbisogno abitativo di chi è povero, sfrattato o escluso dal mercato, il testo si concentra soprattutto su incentivi agli investimenti, semplificazioni burocratiche e tutele per i proprietari.

In altre parole: un intervento che punta a sostenere il settore edilizio e la finanza immobiliare, ma che lascia ai margini chi una casa non riesce più a permettersela.

La crisi abitativa è riconosciuta, ma non affrontata. La relazione parla di un’Europa in cui mancano circa 10 milioni di abitazioni e dove gli affitti sono aumentati di oltre il 30% negli ultimi anni. Tuttavia, nonostante la gravità della situazione, le misure proposte non incidono sulle cause strutturali della crisi: speculazione immobiliare, finanziarizzazione del mercato delle case, carenza cronica di edilizia pubblica e sociale.

Il Parlamento chiede più investimenti nella costruzione e nella ristrutturazione, standard energetici più elevati e procedure di autorizzazione più rapide. Si parla anche di mobilitare capitali pubblici e privati e di facilitare il lavoro nel settore delle costruzioni.

Ma questa impostazione presenta un problema evidente: costruire di più non significa automaticamente rendere le case accessibili. Senza un forte intervento pubblico e senza regole che limitino la speculazione, l’aumento dell’offerta rischia semplicemente di alimentare un mercato già dominato da fondi immobiliari e grandi operatori.

Il vero obiettivo: proteggere la proprietà. Uno degli elementi più rivelatori della risoluzione è l’enfasi posta sulla tutela dei proprietari. Il Parlamento europeo condanna duramente le occupazioni di immobili e chiede misure più severe per proteggere la proprietà privata.

In un contesto in cui centinaia di migliaia di persone dormono in strada o vivono in sistemazioni precarie, questa scelta appare politicamente significativa. Il documento dedica spazio alla repressione delle occupazioni, ma non introduce strumenti concreti per affrontare il problema delle case vuote, che in molte città europee rappresentano una quota enorme del patrimonio immobiliare.

Il messaggio implicito è chiaro: la priorità non è garantire una casa a chi ne è privo, ma difendere il valore della proprietà immobiliare.

Il ruolo dominante del mercato. Il cuore della relazione è la convinzione che la crisi abitativa possa essere affrontata soprattutto attraverso il mercato. Si propone di facilitare gli investimenti privati, ridurre la burocrazia e introdurre incentivi fiscali per chi acquista o affitta.

“Public housing of different forms” by gunman47 is licensed under CC BY-NC-ND 2.0.

Secondo i critici, questa strategia rischia di replicare proprio il modello che ha generato la crisi. Come ha osservato l’eurodeputato del Movimento 5 Stelle Gaetano Pedullà, “facilitare gli investimenti privati e deregolamentare non garantirà alloggi più accessibili per tutti”.

Lo stesso vale per il tema degli affitti brevi turistici: la relazione chiede di trovare un “equilibrio” tra turismo e accessibilità abitativa, ma evita misure vincolanti che limitino davvero la trasformazione degli appartamenti in alloggi turistici.

Le critiche più dure arrivano dalle forze della sinistra europea. Secondo l’eurodeputata Benedetta Scuderi (Verdi), la relazione non affronta le vere cause della crisi, come la speculazione immobiliare e la mancanza di investimenti pubblici.

Ancora più esplicita è Ilaria Salis (AVS), che ha accusato il Parlamento di essersi piegato alle lobby del mattone e dei fondi immobiliari, mantenendo una visione della casa come merce e non come diritto.

Il dato più emblematico riguarda proprio il riconoscimento del diritto all’abitare: nonostante la gravità della crisi, con circa 1,3 milioni di persone senza fissa dimora nell’UE, tra cui quasi 400 mila bambini, nel testo non compare un chiaro riconoscimento della casa come diritto fondamentale.

Gli emendamenti che proponevano misure più radicali – come un fondo europeo per l’edilizia pubblica o l’esclusione degli investimenti per l’housing sociale dalle regole di bilancio europee – sono stati respinti.

Il risultato è un documento che parla molto di incentivi e investimenti, ma poco di politiche pubbliche strutturali. Non c’è un vero piano europeo per l’edilizia residenziale pubblica, non ci sono strumenti efficaci contro le case sfitte e non si interviene seriamente contro la finanziarizzazione del settore.

Una crisi sociale trattata come problema di mercato. La crisi abitativa europea non è solo una questione urbanistica o economica: è una crisi sociale che riguarda il diritto a vivere in modo dignitoso. In molte città europee i salari non bastano più per pagare l’affitto, mentre giovani, lavoratori precari e famiglie vengono espulsi dai centri urbani.

Eppure la risposta del Parlamento europeo resta dentro una logica che considera la casa soprattutto un asset economico.

Il rischio è evidente: continuare a trattare l’abitazione come una merce significa lasciare milioni di persone alla mercé delle dinamiche speculative del mercato immobiliare. Senza un cambiamento di rotta, più edilizia pubblica, controllo degli affitti, lotta alla speculazione e recupero delle case vuote, la crisi abitativa europea è destinata ad aggravarsi.

E la promessa di “alloggi accessibili per tutti” rischia di restare soltanto uno slogan.

“Colorful hillside neighborhood in Lisbon, Portugal in the morning sun” by o palsson is licensed under CC BY 2.0.
Massimo Pasquini
Massimo Pasquini
Massimo Pasquini è stato a lungo segretario Nazionale dell'Unione Inquilini