Il costo della democrazia o semplicemente la sua attuazione. Si dibatte in termini accesi se sia giusto dopo le ultime elezioni legislative francesi, che il partito di maggioranza relativa sia stato escluso dall’esecutivo.
La scorsa estate in anticipo rispetto alla scadenza naturale prevista per il 2027, su volere del Presidente della Repubblica Macron,in seguito al risultato sotto le aspettative della sua coalizione di governo -Ensemble- alle elezioni europee di fine primavera, sciolse l’Assemblea e il popolo francese fu chiamato alle urne. Dopo l’affermazione al primo turno di Rassemblement National -RN- come primo partito, l’abitante dell’Eliseo fece un appello agli altri partiti perché si evitasse a RN in passato d’ispirazione neofascista raggiungesse quella assoluta,con la strategia della cosiddetta “desistenza” e il risultato fu favorevole alla richiesta.
Probabilmente accadrà ugualmente in Germania dove Afd partito di estrema destra molto vicino ai neonazisti ha ottenuto il 20,5% dei voti alle spalle soltanto della CDU/CSU e prima della SPD, la prospettiva è quella di una Grosse Koalition formata dai due partiti storici CDU/CSU e SPD.
Le due situazioni politiche, si ripete, hanno generato discussione a gogo paventando addirittura un vulnus democratico, quando trattasi del naturale decorso post-elettorale di un sistema proporzionale alla ricerca dell’alleanza più congeniale nelle idee.
D’altronde in Olanda nell’esecutivo alla guida del paese non è incluso il Partito del Lavoro-Sinistra Verde GL/PvdA arrivato secondo nelle ultime consultazioni.
In Italia dalla nascita della Repubblica e per dieci legislature il Partito Comunista Italiano dopo la Democrazia Cristiana è stato sempre il più votato fino alla svolta della Bolognina del 1991, non risulta che nessun politologo, della classe dirigente del PCI, ma neanche suo elettore abbia gridato all’usurpazione della democrazia.
I dubbiosi della sovranità popolare, nelle circostanze narrate, sono gli stessi che nel 2016 all’arrivo alla Casa Bianca di Donald Trump con 62 984 828 consensi contro i 65 853 514 dell’altra concorrente Hillary Clinton, che grazie alla legge elettorale con quasi 3 milioni voti in più non arrivò allo studio ovale, non urlarono ,nessuno d’essi allo scandalo democratico, anche perché il sistema elettorale è un pilastro della democrazia, sempre, non a proprio uso e consumo.



