La rielezione di Donald Trump sta riaccendendo il dibattito internazionale sui dazi, una strategia che il presidente ha annunciato di voler intensificare fin dal primo giorno di ritorno alla Casa Bianca.
Trump ha promesso una nuova ondata di tariffe protezionistiche, con l’obiettivo di “proteggere i cittadini americani” e rafforzare il sistema produttivo interno. Al centro della sua agenda, tariffe che potrebbero oscillare tra il 10% e il 20% per tutti i beni importati e arrivare fino al 60% per le merci provenienti dalla Cina.
I dazi previsti e il rischio di una guerra commerciale globale
La mossa di Trump di imporre dazi elevati non solo contro la Cina ma anche contro l’Unione Europea apre scenari di tensione che potrebbero destabilizzare il commercio globale. L’America sta cercando di affrontare quello che considera un mercato squilibrato, dove la Cina è in testa tra le potenze esportatrici e l’Europa, con il suo Green Deal, ha imposto nuove normative che colpiscono anche le merci americane.
I nuovi dazi di Trump includerebbero settori cruciali come l’automotive, l’abbigliamento, i giocattoli, l’elettronica, e altri prodotti di uso comune: una decisione che secondo la National Retail Federation costerebbe ai consumatori americani fino a 80 miliardi di dollari in più ogni anno.
Il rischio di escalation è alto, e i primi segnali di risposta si sono già fatti sentire. L’Unione Europea, per esempio, ha recentemente imposto dazi sulle auto elettriche importate dalla Cina, sostenendo che la concorrenza cinese stava danneggiando i produttori europei.
La reazione di Pechino non si è fatta attendere: la Cina ha imposto nuove tasse sui prodotti europei, colpendo auto di lusso, alcolici e carni, un avvertimento che sottolinea come il Paese non sia disposto a restare passivo di fronte alle sanzioni occidentali.
Implicazioni per il mercato globale: rincari e tensioni nelle filiere
Secondo Matt Priest, presidente dell’associazione americana di produttori e distributori di calzature, le misure di Trump provocheranno inevitabili rincari per i consumatori. “Un americano medio acquista circa sette paia di scarpe all’anno, la maggior parte delle quali sono prodotte all’estero e già soggette a dazi elevati.
Un ulteriore aumento potrebbe ridurre la domanda e alterare significativamente il mercato retail”, spiega Priest.
Le preoccupazioni si estendono ben oltre i confini americani. Le catene di fornitura globali sono già sotto pressione a causa della pandemia e della guerra in Ucraina, e una nuova guerra commerciale globale non farebbe che aggiungere ulteriori ostacoli.
In particolare, i settori che si basano su un’elevata domanda estera – come quello automobilistico e tecnologico – potrebbero subire gravi perdite.

Dazi e politica interna: un’agenda controversa per Trump
Oltre alle dichiarazioni, Trump ha strumenti concreti per agire rapidamente. La normativa americana prevede infatti che il presidente possa ricorrere all’International Emergency Economic Powers Act del 1977 per giustificare misure eccezionali in caso di minaccia alla sicurezza nazionale.
A queste, si aggiungono le disposizioni delle sezioni 232, 301 e 201 delle norme sul commercio, che Trump ha già utilizzato durante il primo mandato per imporre tariffe su acciaio, alluminio e prodotti dalla Cina. Alcuni repubblicani come il senatore Bill Hagerty hanno già espresso il loro sostegno, considerando i dazi come uno strumento per rendere il commercio più “equo e reciproco.”
Ma Trump ha promesso misure anche contro le aziende americane che scelgono di produrre all’estero, punendo in particolare quelle con stabilimenti in Asia o Messico. È un messaggio forte che punta a convincere i colossi industriali a tornare sul suolo americano, incentivando la produzione interna.
Il contraccolpo europeo e il ruolo della Cina
Sul fronte europeo, molti leader temono che il protezionismo di Trump possa mettere sotto pressione il Green Deal e le norme sull’energia pulita. La ritorsione cinese contro i dazi UE sulle auto elettriche è già un segnale di quanto le tensioni commerciali siano diventate complesse e multilaterali.
Pechino, primo Paese al mondo per emissioni di gas serra, si sta ritagliando il ruolo di leader nel settore della transizione energetica e non accetterà passivamente le restrizioni imposte dalle potenze occidentali. Al contrario, con investimenti record nelle energie rinnovabili, la Cina sta cercando di presentarsi come modello di sostenibilità, anche se insiste sull’uso del carbone per mantenere il proprio ritmo di sviluppo.
Le prospettive future
Guardando al futuro, l’approccio protezionistico di Trump sembra destinato a dare inizio a una nuova fase di scontri economici, dove le tariffe doganali e le ritorsioni potrebbero diventare all’ordine del giorno.
La speranza è che il conflitto commerciale non si trasformi in un colpo mortale per la cooperazione internazionale. Tuttavia, molti osservatori sono già pronti a scommettere che, dietro le “minacce” di Trump, si nasconda una precisa strategia negoziale volta a ottenere concessioni dai suoi partner.
Mentre si attende di vedere se l’approccio di Trump si tradurrà in azioni concrete o resterà un deterrente per i rivali commerciali, appare chiaro che le tensioni sul commercio internazionale sono destinate a intensificarsi, con conseguenze per le economie di tutto il mondo.



