Trump apre la sala stampa ai podcaster: informazione o eco?

Nella giungla gerarchica della sala stampa della Casa Bianca, ogni posto a sedere è un simbolo di potere. Davanti, in prima fila, siedono i corrispondenti più blasonati, quelli delle grandi reti e delle testate storiche.

In fondo, una sorta di “purgatorio” per le testate minori e le realtà meno influenti. E poi c’è il nuovo esperimento dell’amministrazione Trump: creare un angolo speciale per i cosiddetti “nuovi media”.

A dare la notizia è stata la portavoce Karoline Leavitt, annunciando che un posto strategico accanto al podio sarà riservato a un rappresentante di questa nebulosa categoria che comprende podcaster, influencer e altre figure del giornalismo 2.0.

L’idea, secondo la Casa Bianca, è di adeguarsi al nuovo panorama mediatico e portare il messaggio presidenziale dove conta davvero: sugli schermi degli smartphone e nei feed social.

Un’operazione simbolica (ma anche molto pratica)

A ben vedere, l’annuncio ha un forte valore simbolico. Con un semplice colpo di mano, l’amministrazione Trump manda un messaggio chiaro: il giornalismo tradizionale è in declino, mentre l’informazione alternativa ha ormai guadagnato un posto (letteralmente) accanto ai vecchi colossi della stampa.

Eppure, c’è anche una dimensione più pragmatica: la mossa consente alla Casa Bianca di premiare le testate amiche senza scatenare una guerra diretta con la stampa tradizionale.

Da settimane circolavano voci su possibili sfratti di giornalisti sgraditi dalla briefing room, ma piuttosto che un conflitto aperto, si è preferito un compromesso: aggiungere un posto in più in una sezione che non è sotto il controllo della White House Correspondents’ Association, l’organismo che assegna i seggi. Insomma, una manovra diplomatica per cambiare gli equilibri senza rotture brutali.

“White House Press Room” by J Sonder is licensed under CC BY-NC 2.0.

I “nuovi media” entrano, ma con volti già noti

Il primo a testare la nuova politica è stato Mike Allen, giornalista di lungo corso, con esperienze al New York Times, Washington Post e Politico, oggi alla guida di Axios. Difficile definirlo un outsider o un esponente della nuova generazione di media digitali, ma la sua presenza ha comunque dato una parvenza di apertura.

Poi è stata la volta di Matt Boyle, direttore dell’ufficio di Washington di Breitbart News, noto sito di destra che da anni frequenta la sala stampa, pur senza un posto assegnato. Boyle ha accolto con entusiasmo l’esperimento, definendolo “un primo passo per correggere l’egemonia dei media tradizionali e dell’establishment fallito”.

E alla fine, per chiudere il cerchio, Leavitt ha concesso una domanda anche a un rappresentante dell’informazione tradizionale: Zeke Miller dell’Associated Press. Il giornalista ha chiesto se la portavoce vedesse il suo ruolo come una difesa dell’amministrazione o come un servizio alla verità.

Leavitt, senza battere ciglio, ha risposto: “Il mio impegno è dire la verità ogni giorno da questo podio, e chiediamo a tutti voi in questa sala di attenervi allo stesso standard”.

Un nuovo equilibrio (o una nuova gerarchia?)

L’esperimento segna un passaggio importante. Se fino a qualche anno fa l’accesso alla sala briefing era un privilegio riservato a chi aveva il peso dell’istituzione alle spalle, ora bastano un microfono, un canale YouTube o un podcast per entrare nel gioco. Da un lato, questa apertura riflette i cambiamenti nei consumi mediatici: sempre più americani si informano tramite i social e i commentatori digitali hanno un’influenza crescente.

Dall’altro, non è difficile immaginare che questo nuovo spazio venga riempito da voci amiche, scelte con cura per rafforzare la narrazione dell’amministrazione piuttosto che metterla in discussione. Sarà un ampliamento dell’accesso all’informazione o solo una nuova versione della propaganda, adattata ai tempi moderni?

Il futuro della sala stampa della Casa Bianca potrebbe non essere più fatto di taccuini e microfoni, ma di auricolari Bluetooth e live streaming. Resta da vedere se questa democratizzazione porterà più pluralismo o semplicemente un’altra versione dell’eco mediatico presidenziale.

“White House Press Room” by Tuaussi is licensed under CC BY-NC-ND 2.0.