La Casa Bianca di Donald Trump ha trovato un nuovo modo per “migliorare” la libertà di stampa: selezionare direttamente chi può esercitarla. L’Associated Press, colpevole di non aver usato il termine “Golfo d’America” al posto del più tradizionale Golfo del Messico, si è vista negare l’accesso a due eventi ufficiali.
Una svista imperdonabile, a quanto pare, per l’amministrazione, che ha stabilito che il giornalismo può essere indipendente, sì, ma solo se segue il glossario di corte.
Il messaggio della Casa Bianca è chiaro: vuoi fare domande a Trump? Prima assicurati di chiamare i luoghi con i nomi giusti. Perché chi controlla il linguaggio, controlla la narrazione.
E nella narrazione trumpiana, gli Stati Uniti non si limitano a governare il mondo: lo rinominano a piacimento.
Karoline Leavitt, portavoce dell’amministrazione, ha ribadito che “seguire la Casa Bianca è un privilegio” e che l’amministrazione “si riserva il diritto di decidere chi potrà entrare nello Studio Ovale”.
Che dire? Si potrebbe pensare che fosse già chiaro ai tempi in cui i giornalisti venivano bollati come “nemici del popolo”, ma ora il concetto viene applicato con maggiore eleganza: niente più insulti in conferenza stampa, basta una lista di proscrizione.
L’Associated Press, per nulla intimorita, ha ribadito che non intende piegarsi a diktat lessicali, spiegando che un ordine esecutivo di Trump non cambia la geografia mondiale. Nel frattempo, la stampa libera si mobilita: PEN America e altre associazioni per i diritti dei giornalisti parlano apertamente di ritorsione.
E’ un attacco esplicito al Primo Emendamento della Costituzione USA, che protegge la libertà di stampa, di espressione, di religione e di assemblea, vietando al governo di limitarle.
La White House Correspondents’ Association condanna il tentativo della Casa Bianca di manipolare il flusso delle notizie, mentre il New York Times si schiera con l’AP, ricordando che nessuna amministrazione può decidere cosa la stampa può o non può scrivere.
Eppure, nella nuova normalità trumpiana, tutto questo suona quasi ovvio. Dopotutto, è la stessa amministrazione che ha deciso che Denali tornerà a chiamarsi Mount McKinley, che l’America ha sempre vinto tutte le guerre e che, probabilmente, tra qualche anno scopriremo che anche il Colosseo è stato costruito dai Padri Fondatori.
Ma non c’è da preoccuparsi: la libertà di stampa non è in pericolo. Bisogna solo assicurarsi di scrivere ciò che piace a chi governa. E magari, per sicurezza, tenere pronto un vocabolario aggiornato con le nuove direttive del Ministero della Verità.



