Carestia in Sudan: 25 milioni di persone in cerca di cibo

Dal 15 aprile 2023, il Sudan è precipitato in una spirale di violenza che ha distrutto il Paese e generato una delle peggiori catastrofi umanitarie del nostro tempo. Due generali rivali, Abdel Fattah al-Burhan, a capo delle Forze Armate Sudanesi (SAF), e Mohamed Hamdan Dagalo, leader delle Forze di Supporto Rapido (RSF), si contendono il potere in una guerra civile che ha già causato oltre 150.000 morti e costretto più di 12 milioni di persone a fuggire dalle proprie case. È la più grande crisi di sfollati al mondo, ma si consuma lontano dai riflettori.

In questo scenario, le RSF sono state responsabili di violenze indicibili, soprattutto nella martoriata regione del Darfur: massacri, stupri sistematici, attacchi etnici. Nel campo per sfollati di Zamzam, nel Darfur settentrionale, la carestia è stata ufficialmente dichiarata nel luglio 2024, e da allora si è estesa ad altre aree. Le immagini che filtrano, quando filtrano, mostrano corpi emaciati, ospedali distrutti, bambini senza più lacrime da versare.

Ma se la guerra è feroce, lo è anche l’indifferenza. A fronte di una crisi così profonda, la risposta internazionale è rimasta drammaticamente insufficiente. I finanziamenti per gli aiuti umanitari sono stati tagliati, lasciando milioni di persone senza cibo, acqua o assistenza sanitaria. L’UNHCR, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, ha lanciato un grido d’allarme: quasi un milione di rifugiati sudanesi non riceveranno più assistenza alimentare nei prossimi mesi. In Sudan, 500.000 sfollati rischiano di perdere l’accesso a servizi essenziali come acqua potabile e cure mediche. In Etiopia, Paese di accoglienza, quattro centri nutrizionali per rifugiati su sette sono già stati chiusi, lasciando 80.000 bambini esposti a una malnutrizione grave.

La crisi non si ferma ai confini del Sudan. Anche nei Paesi vicini – Sud Sudan, Ciad ed Etiopia – la situazione è drammatica. L’insicurezza alimentare colpisce 22 milioni di persone in Etiopia, 7,1 milioni in Sud Sudan e 3,4 milioni in Ciad. In totale, oltre 25 milioni di sudanesi vivono in condizioni di insicurezza alimentare acuta. La malnutrizione colpisce 3,7 milioni di bambini sotto i cinque anni e più di un milione di donne in gravidanza o in allattamento. In alcune zone, la carestia è già una realtà. Altrove, è una minaccia imminente.

“Emergency Food Distribution in Agok, Sudan” by United Nations Photo is licensed under CC BY-NC-ND 2.0.

Per rispondere a questa catastrofe, l’UNHCR ha rilanciato la campagna “Torniamo a sentire”, un appello accorato alla solidarietà internazionale. L’obiettivo è sensibilizzare e raccogliere fondi per garantire la sopravvivenza a milioni di persone. La direttrice della raccolta fondi di UNHCR Italia, Laura Iucci, non usa mezzi termini: “Tagliare gli aiuti vuol dire tradire i principi di solidarietà che definiscono la nostra umanità. Non possiamo restare indifferenti”.

Eppure, l’indifferenza è il vero nemico. Secondo un sondaggio commissionato da UNHCR ad AstraRicerche, solo il 10% degli italiani conosce davvero la portata dei tagli agli aiuti umanitari. Eppure, una volta informati, l’82% li giudica profondamente ingiusti. Alla vista delle immagini del conflitto, le emozioni prevalenti sono tristezza, compassione e speranza. Ma servono anche azioni. Servono donazioni, pressione politica, impegno costante.

Oggi il piano umanitario regionale è finanziato solo al 12%. Il resto è promesse non mantenute, appelli rimasti inascoltati. Intanto, sul terreno, l’UNHCR continua a operare con cliniche mobili, supporto psicosociale, monitoraggio della malnutrizione e distribuzione di aiuti diretti. Ma senza fondi, anche gli sforzi più eroici rischiano di svanire.

Il Sudan è una guerra dimenticata. Ma non deve essere anche una guerra persa. Tornare a sentire, come suggerisce il nome della campagna, significa rimettere al centro la dignità delle vite umane che ogni giorno vengono spezzate dalla fame, dalla violenza, dall’abbandono. Significa, soprattutto, ricordarci che restare indifferenti è già una forma di complicità.

“Inter-Tribal Violence in Sudan” by United Nations Photo is licensed under CC BY-NC-ND 2.0.