La sentenza che il.Consiglio di Stato ha emesso in questo torrido agosto rappresenta un inaudito e non condivisibile arretramento sui diritti degli studenti con disabilità.
Si tratta di una decisione che lede i diritti costituzionalmente garantiti delle persone disabili e in questo caso degli studenti.
Oltretutto rappresenta un grave passo indietro nella tutela dei diritti sociali fondamentali.
Con questa sentenza si nega del tutto il diritto all’assistenza per l’autonomia e la comunicazione, questi infatti dal Consiglio di Stato nella sentenza, viene declassato ad un semplice interesse legittimo, ma subordinato alle disponibilità di bilancio degli enti locali.
Insomma prima i soldi e se ci sono, i diritti sociali valgono, se.non ci sono soldi, non si hanno diritti sociali.
La sentenza emessa dal.Consiglio di Stato è ulteriormente grave in quanto contrasta platealmente con la Corte Costituzionale, che con la sentenza n. 275/16. Aveva detto esattamente il contrario ovvero che la disponibilità di risorse economiche non deve ledere i diritti sociali e si riferiva ad una legge della regione Abruzzo che aveva limitato il trasporto di studenti disabili per mancanza di risorse.
Al contrario e in maniera incostituzionale il Consiglio di Stato afferma che le richieste del Piano Educativo Individualizzato possono essere disattese dai dirigenti scolastici e dagli uffici scolastici regionali.

Siamo di fronte ad una versione distorsiva del concetto di “accomodamento ragionevole” previsto dall’art. 3, comma 2 della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità. Distorsivo perché il Consiglo di Stato ha l’arroganza di sostenere che qualsiasi intervento volto a garantire il diritto all’autonomia e alla comunicazione, per gli studenti disabili, rappresenti un onere finanziario spropositato.
Siamo di fronte ad una sentenza inaudita alla quale va data una risposta immediata e senza se e senza ma.
Va riconfermato un orientamento coerente e rispettoso dei diritti degli studenti e studentesse con disabilità.
Sia subito ristabilita la piena tutela di diritti che non possono e non devono essere soggetti a interpretazioni riduttive o condizionamenti di natura economica. Questa sentenza del Consiglio.di Stato ci mette ai livelli degli Stati più retrivi e pone l’Italia in un profondo imbarazzo internazionale con una scelta di profonda arretratezza culturale, sociale e politica.
Di fronte a questa sentenza si alzi forte lo sdegno di associazioni, sindacati e forze politiche mai come in questo caso chi resta in silenzio è complice.
Di seguito la sentenza del Consiglio di Stato


