Finalmente, anche dopo la sollecitazione venuta dall’articolo pubblicato da Diogene Notizie, il Comune di Roma ha pubblicato l’aggiornamento della graduatoria per l’accesso ad una casa popolare. Aggiornamento che riguarda le domande presentate al 30 giugno 2024, quindi al primo semestre dello scorso anno.
L’aggiornamento conferma un trend, quello che vede a Roma, un aumento medio annuo tra le 1.500 e le 2.000 famiglie che si aggiungono alla graduatoria.
Quindi ora la graduatoria è composta da 19.170 famiglie. Probabilmente la proiezione sull’intero anno 2024 porta a farci pensare che all’aggiornamento delle domande presentate al 31 dicembre 2024, queste saranno ben oltre le 20.000.
E’ un peccato che il Comune di Roma, pur nel rispetto della privacy di coloro che presentano domanda per una casa popolare, pur con nominativi criptati, non inseriscano altri dati, tipo quanti i minori presenti o il Municipio di residenza.
Questo ci direbbe per esempio quali sono i Municipi dove è più grave la precarietà abitativa, intrecciando questi dati con la tipologia di immobili in quella data area, capire da cosa deriva la sofferenza abitativa.
Si potrebbe in questo caso anche intrecciare quei dati per municipio con quelli relativi alla povertà assoluta, alla presenza o meno di edilizia pubblica o all’incidenza delle locazioni brevi turistiche.
Purtroppo l’unico dato che nella graduatoria il Comune fornisce oltre al punteggio è quella che riguarda il numero dei componenti del nucleo famigliare. Un dato comunque interessante.
Non ho potuto fare una analisi su tutte le 19.170 famiglie in graduatoria, un lavoro che comporterebbe un tempo più lungo, ma ho verificato la composizione dei nuclei famigliari che occupano i primi 1.000 posti in graduatoria, suddivisi in quattro blocchi: 1) i nuclei famigliari composti da 1 o 2 persone; 2) i nuclei famigliari composta da 5 o 6 persone; 3) le famiglie composte da 5 o 6 persone; 4) le famiglie composte da un numero di componenti da 7 a 15 persone.
Nelle prime 1.000 posizioni i nuclei famigliari composti da 1 o 2 componenti sono 628; quelli composti da 3 a 4 persone sono 113; quelle composte da 5 o 6 persone sono 208. Le restanti famiglie, quelle composte da 7 fino a 15 persone ( si una famiglia è composta da 15 persone) sono qualche decina e neanche nei primissimi posti tra i primi 1.000.
Anche se parziali questi dati ci dicono qualcosa.

Per esempio che se circa il 63% delle famiglie nei primi 1.000 posti sono nuclei famigliari composti da 1 o 2 persone, servirebbe, per rispondere al loro fabbisogno abitativo, accertato dal Comune, la disponibilità di alloggi di piccole dimensioni. Nella realtà a questo circa 63% di famiglie l’accesso alla casa popolare è pressoché impossibile.
Perché? Perché il Comune ha nella disponibilità di fatto solo le case popolari cosiddette di risulta, ovvero quelle che vengono da sgomberi di case occupate o da morte dell’assegnatario o per altri motivi.
Le case di risulta sono quelle situate nei nuclei storici di caseggiati di case popolari e realizzate in altri tempi quando si realizzavano case popolari e queste erano realizzate per nuclei famigliari composti da nuclei famigliari con minimo 3/4/5 persone e si garantiva camere separate a figli che fossero di genere diverso.
Altri tempi. Oggi quando i nuclei famigliari sono composti mediamente da poco più di 2 persone, quella tipologia di case popolari può essere assegnata solo a nuclei famigliari più consistenti. In questo modo al 63% delle famiglie in graduatoria viene negato l’accesso ad una casa popolare.
Le graduatorie non sono solo un elenco di persone ma dovrebbero essere per il Comune l’indicazione del fabbisogno e di quali politiche abitative sono necessarie. Per esempio per dare una casa ai nuclei famigliari piccoli le politiche abitative dovrebbero agire su una offerta di alloggi di piccole dimensioni.
Questo dovrebbe portare strutturalmente a programmi di recupero di immobili, a partire da quelli pubblici, oggi abbandonati al degrado e vuoti, e con il recupero prevedere dimensioni di alloggi che impattano con il fabbisogno che oggi, in gran parte, vede famiglie composte da una o due persone, tenuto conto, ovviamente anche delle altre famiglie.
E anche se il Comune avviasse l’acquisto di alloggi dovrebbe tenere conto di questi dati.
Certo con le case di risulta non si fanno passi avanti e i miseri dati delle assegnazioni a Roma lo dimostrano.
Ad ottobre 2024 il Comune aveva assegnato 155 alloggi e in particolare alla graduatoria solo 86 alloggi.
Le graduatorie non sono solo numeri, dietro c’è un portato umano di sofferenza e precarietà.
Ad oggi dal Comune non si vede una strategia, né una idea di città inclusiva. Ma se non si parte da una lettura del fabbisogno di fatto è come guidare a fari spenti nella notte.



