Il Consiglio Europeo dei ministri degli interni ha emendato il regolamento 2024/1348 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14 maggio 2024, che stabilisce una procedura comune di protezione internazionale nell’Unione e abroga la direttiva 2013/32/UE, che stabilava anche i criteri per i Paesi d’Origine Sicuri -POS-.
La norma tanto rivendicata come una vittoria dal governo nazionale in relazione ai centri in Albania, deve essere comunque ratificata dal parlamento europeo. Inoltre è ciò che aveva richiesto la magistratura italiana, una definizione ineccepibile, che comunque lascia la valutazione caso per caso, quindi nessun complotto dei togati.
La politica in questa circostanza è stata solerte cambiando la regola.Altresì la norma pone l’attenzione sugli hub di rimpatrio che sono centri proposti dall’Unione Europea, da costruire in paesi terzi extra-UE come l’Albania nel caso italiano o l’Uganda per i Paesi Bassi,che deve gestire e accelerare i rimpatri forzati di migranti irregolari, funzionando come luoghi di transito verso i loro paesi d’origine, sempre qualora ci fossero accordi bilaterali con gli stessi.
Il tentativo è di esternalizzare le procedure migratorie e di trattenimento fuori dai confini UE, a discapito dei diritti umani, infatti la detenzione amministrativa per il rimpatrio mediante allontanamento è estesa ad un massimo di 24 mesi in generale, con possibilità di ulteriore proroga di altri 6 mesi.
La vicenda pone alcuni interrogativi,ma nel continente culla del diritto la repressione è l’unica giustizia percorribile? Ma è questa è l’Europa e l’Italia che vogliamo? Anche perché ci si continua a chiedere quale sia stata la nostra bravura a nascere in occidente, un territorio democratico e benestante del mondo.



