I dati più recenti sulla povertà in Italia confermano una tendenza allarmante: i minori sono la fascia d’età più colpita dalla povertà assoluta. La conferma dall’ultima ricerca di Openpolis.
Nel 2023, quasi 1,3 milioni di bambini e ragazzi sotto i 18 anni si trovavano in questa condizione, con un’incidenza media del 13,8%, ben al di sopra della media generale del 9,7%. La situazione è ancora più grave nel Mezzogiorno, dove il tasso sale al 15,5%, rendendo evidente il divario territoriale che caratterizza il nostro paese.
Famiglie a rischio: nuclei numerosi e monogenitoriali in difficoltà
La povertà minorile non colpisce in modo uniforme. Alcune categorie di famiglie sono maggiormente esposte al rischio di indigenza. La percentuale di famiglie con minori che vivono in povertà assoluta cresce con il numero di figli:
- 6,6% per le coppie con un solo figlio,
- 11,6% con due figli,
- 18,8% con tre o più figli.
Un altro elemento di fragilità è rappresentato dalle famiglie monogenitoriali, dove l’incidenza della povertà raggiunge il 15%. Questo dato sottolinea la vulnerabilità economica delle famiglie in cui un solo genitore deve provvedere al mantenimento dei figli, spesso con una capacità di reddito limitata.
Lavoro e povertà: il peso delle condizioni occupazionali
Anche il tipo di occupazione del genitore di riferimento incide fortemente sulla probabilità di trovarsi in povertà assoluta.
- Se il genitore è un dirigente o impiegato, la povertà minorile nelle famiglie scende al 3,7%.
- Se il genitore è un operaio, l’incidenza sale al 19,4%.
- Per chi è in cerca di occupazione, la quota esplode al 23,9%.
Questo dimostra come la stabilità lavorativa e la tipologia di impiego siano determinanti per il benessere delle famiglie con minori. La situazione è peggiorata tra il 2022 e il 2023, con un aumento del tasso di povertà tra le famiglie in cui il genitore principale svolge un lavoro esecutivo. L’incidenza è passata dal 15,6% al 19,4%, segno di una crescente vulnerabilità per i lavoratori meno qualificati e meno tutelati.

L’impatto del Covid e dell’inflazione sulle famiglie monoreddito
La crisi economica scatenata dalla pandemia e l’inflazione hanno colpito duramente le famiglie monoreddito, specialmente quelle con figli a carico. Il 21,7% delle famiglie che si basano su un solo stipendio ha almeno un bambino sotto i sei anni, e questa condizione è particolarmente diffusa nel Centro-Sud. In Campania, il 28,9% delle famiglie monoreddito ha figli piccoli, con picchi nelle province di Napoli (30,1%) e Caserta (29,1%).
Tra le città più colpite da questa problematica figurano Andria (33,7% delle famiglie monoreddito con figli minori di sei anni), Barletta (29,5%), Prato (28,2%), Napoli (25,3%), Trani (25,3%), Matera (25,1%), Palermo (24,8%), Crotone (24,3%), Latina (24,1%) e Vibo Valentia (24%).
Una questione generazionale: i minori sempre più esposti alla povertà
Negli ultimi vent’anni, la povertà assoluta si è spostata progressivamente verso le fasce più giovani. Se nei primi anni 2000 la povertà riguardava maggiormente gli anziani (con un’incidenza intorno al 5%), oggi la fascia d’età più vulnerabile è quella dei bambini e ragazzi sotto i 18 anni.
Sebbene i dati più recenti non siano direttamente confrontabili con quelli di vent’anni fa a causa di modifiche nei criteri statistici, la tendenza rimane chiara: i minori sono oggi più esposti alla povertà rispetto agli adulti e agli anziani. Questo fenomeno, accentuato dalle crisi economiche e dalle politiche di welfare sempre meno incisive, rappresenta una delle maggiori sfide sociali per l’Italia.
La necessità di interventi strutturali
Di fronte a questi dati, emerge l’urgenza di politiche mirate per contrastare la povertà minorile. Servono misure che supportino le famiglie con minori, specialmente quelle monoreddito e quelle numerose. Il rafforzamento del welfare, l’accesso a servizi essenziali come la scuola e la sanità, e interventi per garantire un’occupazione stabile e dignitosa ai genitori sono priorità non più rimandabili.
L’aumento della povertà tra i bambini e ragazzi italiani non è solo un problema economico, ma un’emergenza sociale che rischia di compromettere il futuro di un’intera generazione. Se non affrontato con politiche efficaci, il fenomeno rischia di consolidare un ciclo di disuguaglianze che penalizzerà le famiglie più fragili per molti anni a venire.



