Il Rapporto Povertà 2023 pubblicato dall’Istat offre una panoramica approfondita e dettagliata sulla situazione economica delle famiglie italiane, sottolineando l’andamento stabile della povertà assoluta rispetto all’anno precedente.
Nel 2023, il numero di famiglie in condizione di povertà assoluta ha superato leggermente i 2,2 milioni, rappresentando l’8,4% delle famiglie residenti, mentre quasi 5,7 milioni di individui (il 9,7% della popolazione) vivono in povertà assoluta, dati che riflettono una situazione invariata rispetto al 2022.
Nonostante un mercato del lavoro in crescita, che ha registrato un aumento del 2,1% degli occupati nel 2023, la pressione dell’inflazione, con un incremento dei prezzi al consumo del 5,9%, ha impedito significativi miglioramenti economici per molte famiglie, soprattutto per quelle meno abbienti.
Questo ha comportato una diminuzione del potere d’acquisto delle famiglie più povere, che hanno subito un calo dell’1,5% della loro capacità di spesa reale, nonostante l’aumento nominale delle spese.
Distribuzione territoriale e sociale della povertà
La povertà continua a manifestarsi in modo differente nelle varie aree del Paese. Nel Mezzogiorno, l’incidenza della povertà assoluta tra le famiglie è del 10,2%, valore significativamente più alto rispetto al 7,9% del Nord e al 6,7% del Centro.
In termini numerici, circa 859.000 famiglie nel Sud vivono in povertà, mentre nel Nord-ovest e Nord-est le famiglie povere sono rispettivamente 585.000 e 413.000. Complessivamente, il 38,7% delle famiglie povere risiede nel Mezzogiorno, mentre il 45% si trova nel Nord e il 16,2% nel Centro.
Un aspetto particolarmente critico riguarda la povertà tra i minori: oltre 1,29 milioni di bambini e ragazzi sono in condizione di povertà assoluta, con un’incidenza del 13,8%, il valore più alto mai registrato dal 2014.
Anche i giovani adulti tra i 18 e i 34 anni sono fortemente colpiti, con un’incidenza pari all’11,8%, mentre per gli adulti tra i 35 e i 64 anni la povertà è del 9,4%, e rimane più bassa tra gli over 65 (6,2%).
Impatto delle condizioni lavorative e dell’istruzione
La condizione lavorativa della persona di riferimento all’interno delle famiglie è un fattore determinante nella distribuzione della povertà.
Le famiglie con una persona di riferimento che lavora come operaio o assimilato sono quelle maggiormente esposte alla povertà, con un’incidenza del 16,5%, in aumento rispetto al 14,7% dell’anno precedente.
Questo dato rappresenta il valore più elevato dal 2014. Di contro, l’incidenza della povertà si riduce significativamente nelle famiglie in cui la persona di riferimento ha conseguito almeno un diploma di scuola superiore, attestandosi al 4,6%.
Al contrario, nelle famiglie in cui la persona di riferimento ha solo la licenza media o un titolo inferiore, l’incidenza della povertà sale al 12,3%.

Il disagio abitativo: la povertà tra gli affittuari
Una delle sfide più importanti affrontate dalle famiglie in povertà riguarda l’abitazione. Nel 2023, circa un milione di famiglie povere vive in affitto, pari al 46,5% di tutte le famiglie in povertà.
L’incidenza della povertà assoluta tra gli affittuari è estremamente elevata, arrivando al 21,6%, un dato di gran lunga superiore rispetto a quello delle famiglie che possiedono una casa, per le quali l’incidenza è del 4,7%.
Tra le famiglie che vivono in affitto, i nuclei con una persona di riferimento tra i 35 e i 44 anni sono i più colpiti, con un’incidenza della povertà pari al 24,9%.
Le differenze territoriali sono marcate anche in questo ambito: nel Mezzogiorno, l’incidenza della povertà tra le famiglie in affitto raggiunge il 23,8%, mentre scende al 21% nel Nord e al 19,9% nel Centro.
Le famiglie proprietarie della propria abitazione nel Mezzogiorno registrano invece un’incidenza più contenuta, al 6,7%, con il dato più basso al Centro (3,6%).
Povertà e famiglie numerose
Le famiglie numerose continuano a essere tra le più vulnerabili. L’incidenza di povertà assoluta è particolarmente alta tra le famiglie con tre o più figli minori, raggiungendo il 21,6%. Anche le coppie con tre o più figli mostrano livelli di povertà elevati, con un’incidenza pari al 18%.
Tra le famiglie monogenitore con minori, la povertà si attesta al 12,5%, un valore che evidenzia la difficoltà economica di queste famiglie rispetto alla media nazionale.
L’impatto della cittadinanza e il ruolo degli stranieri
Le famiglie con componenti stranieri continuano a essere particolarmente colpite dalla povertà. Il 30,4% delle famiglie con almeno un componente straniero vive in condizioni di povertà assoluta, mentre la percentuale sale al 35,1% per le famiglie composte esclusivamente da stranieri.
Questi valori sono più di quattro volte superiori a quelli registrati per le famiglie italiane, che si attestano al 6,3%. Nel Mezzogiorno, la povertà tra le famiglie con stranieri raggiunge il 35,8%, il valore più alto a livello nazionale.
Inflazione e disparità territoriali
Il Rapporto Povertà 2023 dell’Istat evidenzia una situazione di sostanziale stabilità rispetto all’anno precedente, ma rivela anche come l’inflazione e le disparità territoriali continuino a incidere fortemente sulle condizioni di vita delle famiglie italiane, in particolare quelle con minori e quelle che vivono in affitto.
Nonostante l’aumento dell’occupazione, la povertà resta una sfida significativa per il Paese, richiedendo interventi mirati per sostenere le famiglie più vulnerabili e ridurre il divario sociale.



