Militari italiani in Libano, una missione pericolosa e senza senso

I militari italiani in Libano sono impegnati principalmente nella missione UNIFIL (United Nations Interim Force in Lebanon) e nella missione bilaterale MIBIL (Missione Militare Bilaterale Italiana in Libano). La missione UNIFIL, attiva dal 1978, ha l’obiettivo di garantire la pace e la sicurezza lungo la Blue Line, la linea di demarcazione tra Israele e Libano.

Circa 1.100 soldati italiani fanno parte di questa missione, mentre altri 100 sono coinvolti nella MIBIL, dedicata all’addestramento delle forze di sicurezza libanesi​. Le forze italiane sono anche impegnate in progetti di cooperazione civile-militare per aiutare le comunità locale.

La Brigata Sassari ha recentemente sostituito la Brigata Alpina Taurinense, continuando l’opera di sorveglianza e supporto alle forze armate libanesi​. La situazione in Libano è particolarmente tesa a causa dei conflitti tra Israele e Hezbollah.

I militari italiani, nonostante la loro formazione e preparazione, affrontano il rischio di essere coinvolti in scontri violenti. La recente escalation di violenze ha costretto i soldati a rifugiarsi nei bunker per diversi giorni, aumentando il livello di allerta e il rischio di incidenti.

Le recenti escalation hanno visto attacchi missilistici e altre ostilità oltre confine, aumentando il rischio che le truppe italiane vengano coinvolte in un fuoco incrociato o prese di mira da gruppi militanti come Hexbollah e gli altri presenti nella regione.

Photo by plankjenl, licensed under CC BY-SA 2.0.

La missione UNIFIL conta 10.031 provenienti da 49 diversi paesi, quindi gli italiani rappresentano un decimo del totale, con 375 mezzi terrestri, una nave e 7 tra aerei e elicotteri. Solo per il 2024 la spesa complessiva è stimata in 160,5 milioni di euro circa.

La presenza delle forze ONU nella regione è stata criticata per la sua inefficacia nel fermare i lanci di razzi e gli scontri tra le fazioni in conflitto. La missione UNIFIL, pur con obiettivi di mantenimento della pace, è al momento, con le regole in corso, incapace di interporre efficacemente tra le parti belligeranti, mettendo in discussione l’utilità di una forza d’interposizione in un contesto di questa natura.

Il mandato della missione non comprende operazioni di combattimento attivo, ma la natura imprevedibile del conflitto in corso rappresenta una minaccia costante per sicurezza del personale​.

La partecipazione dell’Italia a questa missione comporta anche rischi diplomatici significativi. Se l’ONU non riesce a modificare la sua finalità e a promuovere un processo di pace concreto, esiste il pericolo di accentuare ulteriormente il conflitto.

La presenza dei militari italiani potrebbe essere percepita come una parte del problema piuttosto che una soluzione, complicando ulteriormente le relazioni internazionali e la sicurezza regionale​.

“AthleticFieldSign-Tyre-UNIFIL RomanDeckert02102019” by RomanDeckert is licensed under CC BY-SA 4.0.