sabato, Gennaio 24, 2026

Liberticida

di Alfredo Facchini

“Meloni e company” l’hanno fatta grossa. È scontro aperto sulla norma “No rave”.

Si teme che il nuovo articolo anti-rave del codice penale, che prevede fino a sei anni di carcere per chi organizza raduni non autorizzati, possa essere esteso e applicato, anche e soprattutto, al dissenso politico.

«Una norma raccapricciante, da Stato di polizia», tuona il capo dei Cinque stelle, Giuseppe Conte.

«Testo da ritirare», twitta l’ancora segretario del Pd, Enrico Letta.

Rumoreggia anche il leader di Azione, Carlo Calenda: «Dalla Meloni una norma scritta a cavolo, tanto per fare la dura».

Da annotare, invece, la presa di posizione securitaria di Stefano Bonaccini, tra i papabili nella corsa alla segreteria “Dem”. Il presidente della Regione Emilia-Romagna, fa sapere: «Io sono uno di quelli che pensa che ogni forma di illegalità vada contrastata». Auguri. Dalla padella alla brace.

Le bordate non sono però arrivate solo dal “Palazzo”. Associazioni, collettivi studenteschi e universitari, chiedono di cancellare il nuovo articolo “434-bis” del codice penale, che prevede oltre il carcere, la confisca obbligatoria e la possibilità di applicare la sorveglianza speciale per gli organizzatori di un’”invasione arbitraria di terreni o edifici altrui, pubblici o privati, commessa da un numero di persone superiore a cinquanta, allo scopo di organizzare un raduno, quando dallo stesso può derivare un pericolo per l’ordine pubblico o l’incolumità pubblica o la salute pubblica”.

Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, alla domanda se il nuovo articolo sarà applicato anche alle occupazioni di università o fabbriche, risponde: «Trovo offensivo attribuirci la volontà di intervenire in altri contesti ».

E che si offenda pure, fatto sta che la norma, che entra in vigore da subito, è stata scritta in modo da essere applicabile ben oltre i casi come quello del rave di Modena.

Nella sua vaghezza, non utilizzando la parola “rave”, la norma potrebbe abbattersi come una mannaia su centri sociali, occupazioni studentesche, picchetti o manifestazioni di piazza non autorizzate. Basta che ci siano più di 50 persone e che il raduno venga considerato “pericoloso”.

Insomma la norma metterebbe a rischio la libertà di manifestare, in conflitto, dunque, con “l’articolo 17” della “Costituzione”, che il diritto di manifestare lo rende “sopprimibile” solo “per comprovati motivi di sicurezza e di incolumità pubblica”.

Materiale per la “Consulta”, che già nel 1958 aveva bocciato una norma del “Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza”, che risaliva al 1926, e che limitava il diritto di manifestare.

C’è poi l’oscenita’ delle intercettazioni.

«I pm potranno mettere sotto controllo i telefoni di moltissime persone, pur giovanissime, senza che abbiano commesso alcun reato», ha sottolineato, Gaetano Azzariti, costituzionalista de “La Sapienza”.

Frattanto, un baldanzoso, Matteo Salvini, avverte: «Indietro non si torna, le leggi finalmente si rispettano».

Alfredo Facchini

by chocolatedazzles

Leggi anche

Ultime notizie