Garlasco, il buio degli atti e la guerra delle verità

Giorni di fuoco. L’indagine sull’omicidio di Chiara Poggi, uccisa a Garlasco il 13 agosto 2007, è giunta al termine. Gli aggiornamenti on line si succedono frenetici e risulta arduo proporne una sintesi ordinata e compiuta. Trapelano a getto continuo risultanze acquisite dagli investigatori a sostegno del capo d’accusa formulato nei confronti di Andrea Sempio. Nei commenti, espressioni di compiacimento, espressioni di esecrazione, tentativi di confutazione. Sulla guerra sotterranea in corso parallelamente agli sviluppi giudiziari e che vede coinvolti giornalisti, avvocati, figure mediatiche varie e mandanti più o meno nell’ombra riteniamo per il momento pietoso e saggio tacere.

Secondo gli inquirenti, l’indagato avrebbe ucciso Chiara Poggi per aver rifiutato sue avances sessuali. L’avviso di conclusione delle indagini preliminari, datato 7 aprile 2016, propone in termini molto dettagliati la ricostruzione della dinamica del delitto, così come ipotizzata dalla Procura e menziona le aggravanti contestate, l’aver agito “con crudeltà verso la vittima” e l’aver commesso il fatto “per futili motivi”.

Interrogatori

Capo d’accusa reso noto nei giorni scorsi, insieme alla convocazione per un interrogatorio in Procura di Stefania e Paola Cappa, di Marco Poggi, rispettivamente cugine e fratello della vittima, e dello stesso indagato, Andrea Sempio.

Le prime sono state sentite il 5 maggio dai Carabinieri su delega del Pm. “In occasione delle audizioni, entrambe di breve durata, le nostre assistite hanno rinnovato lo spirito collaborativo manifestato sin dall’inizio delle indagini nel rispetto dell’autorità inquirente”, si legge in una nota degli avvocati Antonio Marino, Gabriele Casartelli e Valeria Mettica, che assistono le gemelle.

Il 6 maggio dinanzi agli investigatori è poi comparso Marco Poggi. In attesa di indiscrezioni sul colloquio in questione, i media hanno recuperato dettagli del precedente, avvenuto il 20 maggio 2025. Secondo gli inquirenti, nella circostanza si sarebbero registrate “modificazioni” del contenuto delle testimonianze rese da Marco Poggi nell’arco di diciotto anni e confermate fino al marzo precedente. In particolare, nel corso del predetto colloquio del 20 maggio, l’interrogato avrebbe tenuto “un atteggiamento oppositivo con il quale il teste più che rispondere in maniera circostanziata alle domande che gli venivano poste le contesta in una costante difesa d’ufficio di Andrea Sempio.”

Il clima, allora, deve essere stato piuttosto teso. “… è tutto l’interrogatorio che io sono qui che parlo e nel mentre lei scrive su sto foglietto chissà che ad ogni mia risposta…”, risulta abbia affermato Marco a un certo punto, “cioè io capisco che fate il vostro lavoro però cioè in questa situazione se mi… cioè mi state influenzando […] non so cosa rispondere perché se do una risposta poi questo scrive come se avessi […].”

Facoltà di non rispondere

Il 6 maggio è stato anche il giorno dell’interrogatorio di Andrea Sempio. Il giorno precedente, i suoi legali avevano reso noto che il loro assistito si sarebbe avvalso della facoltà di non rispondere. Qualcuno ha osservato che si tratterebbe di un annuncio irrituale. In ogni caso, a detta dell’avvocata Angela Taccia, “la difesa deve essere altissima, solidissima perché è la seconda volta che il nostro assistito viene convocato al buio. Quindi vogliamo prima capire cosa effettivamente la Procura ha raccolto.”

Andrea Sempio “parlerebbe sempre e comunque, per quanto abbia ben poco da dire, professandosi innocente e totalmente ignaro di quanto accaduto in quel tragico 13 di agosto”, ha dichiarato nel corso del programma La vita in diretta, Liborio Cataliotti, che affianca la Taccia nella difesa dell’indagato. “Esporre a un’audizione domani il nostro cliente con un’istruttoria in corso in gran parte a noi ignota sarebbe davvero un azzardo.”

La difesa di Andrea Sempio ha annunciato inoltre di aver “conferito incarico ad uno psicoterapeuta di redigere una consulenza personologica” sul suo assistito, atto ritenuto opportuno prima di una interazione tra questi e gli inquirenti.

Possiamo definire la consulenza personologica come una analisi delle caratteristiche psicologiche, emotive, cognitive e comportamentali di un soggetto. Si effettua mediante colloqui clinici e test e, a differenza della psicoterapia, non mira alla cura di una patologia, ma alla mappatura dei tratti peculiari – emotivi, cognitivi e comportamentali – che determinano il modo in cui un individuo interagisce con il contesto.

Cancellare ogni traccia della persona”

Di oltre cento pagine il capo d’accusa contestato dagli inquirenti all’indagato, il 6 maggio. “Tutti gli elementi raccolti convergono su un unico innesco”, scrivono, “il rifiuto di un approccio sessuale, maturato nella visione dei video intimi dei due fidanzati. Da quel rifiuto inaspettato nasce una reazione esplosiva improvvisa, che si accende quando la vittima lo scaccia e tenta di sottrarsi, trasformando la tensione crescente in uno scontro fisico.”

“È in quella deriva improvvisa che l’aggressione diventa cieca, sproporzionata, un annientamento furioso concentrato sul volto e la testa, come se l’intento fosse cancellare ogni traccia della persona che si era opposta”, si legge nell’atto firmato dai Pm Stefano Civardi, Valentina De Stefano e Giuliana Rizza.

Ritratto in nero

I media hanno quindi iniziato a diffondere riferimenti ad alcune risultanze acquisite dagli investigatori. Attingendo in particolare alla corposa “Nota di riepilogo” redatta dai Carabinieri sulle attività e sulle valutazioni espletate nonché al profilo personologico elaborato dal Racis. Ha iniziato così a delinearsi, un tassello alla volta, una sorta di “ritratto in nero” di Andrea Sempio. Riferimenti al suo modus vivendi, a gusti, opinioni, abitudini.

Dalle annotazioni contenute nelle sue agende, sembrerebbe emergere il suo interesse per le foto intime delle sue amiche. Ne ha acquistate dodici da una collega di lavoro per cento Euro. Si è introdotto abusivamente nel profilo WhatsApp della stessa e di un’altra collega, per leggerne i messaggi e sottrarre ulteriori foto e filmati della stessa tipologia. Fatti risalenti agli ultimi anni, anche perché l’indagato si sarebbe disfatto di tutta la sua documentazione fino al 2017, anno della prima indagine cui è stato sottoposto. Nulla è rimasto delle sue annotazioni precedenti e successive al delitto.

Nel materiale considerato non mancano cenni alla vita onirica di Sempio, tratti da agende del 2019, 2020, 2021. La Nota di riepilogo dei Carabinieri riferisce che l’uomo “sogna di accoltellare persone” (senza data); “sogna una bionda che usa il teaser su di lui ma lui le salta addosso e le apre la faccia” (18 ottobre 2020); “sogna che accoltella” (3 gennaio 2020); “sogna che stupra [una ragazza di cui è riportato il nome] (6 giugno 2020).

Leggiamo nella Nota di riepilogo: “Nei suoi racconti Sempio si mette quasi a nudo e scrive tranquillamente anche di aspetti poco piacevoli della sua vita. Infatti scrive di essere stato bullizzato alle superiori, del suicidio del suo amico Michele Bertani, del periodo in cui si auto-procurava lesioni, dell’essere satanista, delle proprie difficoltà nell’approcciarsi con le donne e delle difficoltà ad integrarsi. Inoltre si considera un bambino e desidera una vita che non è sicuramente quella che ha vissuto e sta vivendo.”

Ancora: “Nel mezzo di queste esternazioni, rivela di essere stato protagonista di altri eventi spiacevoli di cui però non racconta mai i particolari ma si limita a scrivere: ‘Commesso cose brutte’ […] ‘Ne ho passate tante… decisamente… cose che altri non hanno mai vissuto né mai vivranno’ […] ‘Perché so difendermi se serve. Perché caz** ho visto, subito e fatto cose che fottetevi tutti, provate a vivere la metà di che caz** ho vissuto io.’”

Documentato il suo interesse per tematiche come gli assassini, i predatori sessuali, la violenza sulle donne, i cadaveri e la decapitazione, gli esami autoptici e i fenomeni cadaverici, a quanto sembrerebbe emergere dalla valutazione del Racis, che si sofferma anche sulle scelte terminologiche con cui il soggetto definisce il delitto di Garlasco: negli sfoghi solitari e nelle interviste rilasciate in questi mesi, non pronuncia mai la parola “omicidio”, ne parla come della “vicenda di Garlasco”, “la cosa”, “la faccenda”, “il caso”, “‘sta roba qua”.

“Termini neutrali e sostantivi generici”, considerano gli specialisti, per riferirsi a “un evento ad alto impatto emotivo”. Il che potrebbe a loro giudizio “essere letto come un tentativo difensivo interno e inconsapevole che ha la finalità di allontanare da sé il fatto stesso, cercando di depotenziarlo nella sua gravità e antisocialità giungendo anche ad abbassare il senso di angoscia.” Si tratta di valutazioni che, seppur altamente qualificate e utili a orientare le investigazioni, non potranno certo sostituire i riscontri probatori indispensabili per ricondurre effettivamente il soggetto all’iter criminis e alla scena del delitto.

Soliloqui in macchina

All’inizio della nuova inchiesta, gli inquirenti avevano disposto l’istallazione di una microspia nell’auto di Sempio. Grazie alle intercettazioni così acquisite, diffuse in questi giorni, apprendiamo che l’uomo ha l’abitudine di parlare da solo, specialmente quando è alla guida. E, nel corso dei suoi soliloqui, ha fatto più di un riferimento al caso.

26 febbraio 2025: Sempio commenta la telefonata che lo invita a presentarsi presso il Comando dei Carabinieri di Voghera per una notifica: “… ancora co sta storia… porca tr*** quindi, cosa mi devo aspettare?… Stia tranquillo… ‘non è che la portiamo via’… Ci credo molto poco… che caz** hanno trovato…??”

Gli investigatori ritengono significativa l’intercettazione in quanto “ancor prima di apprendere che si trattava di una nuova indagine a suo carico” relativa all’omicidio di Garlasco, “riconduceva subito la telefonata a tale evento.”

27 febbraio 2025, il giorno dopo aver ricevuto la notifica della convocazione per il prelievo del suo Dna nei laboratori dei carabinieri di Milano: in un nuovo soliloquio, Sempio dice: “Ok mi fanno il tampone, mi prendono le cose. Di sicuro trovano qualcosa perché una mia impronta in casa ci sarà… ci sarà del Dna in giro per la casa. Mi fa: ‘vabbé caz** certo che c’è, sei lì tutti i giorni’. Eri lì tre giorni prima, però loro devono dimostrare che tu sei…” E poi: “Le ho bruciate tutte. Vaff******, andiamo a processo.”

Il video dentro la pendrive

Dall’intercettazione del 14 aprile 2025: “Lei ha detto [imita una voce femminile]: ‘Non ci voglio parlare con te.’ Allora io gli ho detto: ‘Riusciamo a vederci’? Lei ha messo giù… E ha messo giù il telefono… ‘Ah, ecco che fai la dura’ [ride] ma non l’ho mai vista in questo modo… e da un lato l’interesse non era reciproco, caz**. Lei dice… lei dice: ‘Non l’ho più trovato’, il video… tutto sbagliato [modifica la voce] Io ho portato il … cioè è stata una bella stro***… giù il telefono… Anche lui lo sa… perché ho visto… dal suo cellulare… perché Chiara non… con quel video e io ce l’ho [abbassa la voce] dentro la penna, va bene un caz**.”

La difesa di Sempio sostiene che tale soliloquio costituirebbe solo la “scimmiottatura” del contenuto di una trasmissione o di un podcast dedicato al caso. È vero, le esternazioni seguono l’ascolto in auto di un podcast sul delitto di Garlasco ma, a quanto leggiamo sugli organi di stampa, si tratterebbe di un programma incentrato sull’inchiesta del 2017, senza riferimenti alle telefonate né ai video intimi di Chiara e Alberto.

Quale pendrive

Le asserzioni intercettate richiederebbero più di un chiarimento. Alludono a colloqui telefonici con Chiara, precedentemente negati. Fanno riferimento alla visione di un video, precedentemente esclusa. Parlano del video all’interno di una chiavetta usb. Nella ricostruzione dell’accusa, Sempio avrebbe visto i filmati intimi di Chiara e Alberto quando, trovandosi in casa Poggi con Marco, aveva avuto accesso al computer di Chiara. Per esempio, si ipotizza, il 20 luglio 2007, quando i due amici avevano scaricato sul pc un video girato da Sempio col cellulare a scuola.

Municipio di Garlasco

Riferendosi a questa intercettazione, i giornali richiamano la pennetta usb di Chiara, che le foto del sopralluogo sulla scena del crimine mostrano in un cesto di vimini dietro la tv della cucina. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, la giovane vi avrebbe copiato i video a giugno per passarli a Stasi. Lui li avrebbe caricati sul suo pc, restituendo la chiavetta alla fidanzata. I video sarebbero quindi rimasti nella memoria portatile per circa un mese, prima che la ragazza, a luglio, li trasferisse sul suo computer, collocandoli in una cartella denominata “Albert” in seguito protetta da password e cancellandoli infine dalla chiavetta.

La “penna” cui si fa riferimento nell’intercettazione è la medesima? Il supporto usb di Chiara, analizzato nel 2007, era risultato vuoto. Recenti accertamenti avrebbero invece rilevato che su quella memoria erano appunto transitati i video intimi realizzati da Chiara e Alberto, i medesimi rinvenuti nel pc della giovane. A quanto riporta Virglio notizie, il 14 aprile 2025, giorno del soliloquio intercettato, tale dato non era stato ancora acquisito dalla nuova consulenza tecnica, effettuata solo successivamente. Dunque, non lo si sarebbe potuto apprendere dai media. Come avrebbe potuto Andrea esserne a conoscenza? Secondo l’avvocato Liborio Cataliotti, difensore di Sempio, al contrario “che ci fosse una pendrive decisiva ai fini della soluzione di quello che veniva definito il giallo di Garlasco era notizia che circolava dal 2009, fin dal processo Stasi. Non è certo una novità.”

Sarà possibile verificarlo. Ci rimane comunque un dubbio, a livello di speculazione accademica. L’intercettazione, a proposito del video, riporta: “io ce l’ho dentro la penna”. Si trattava davvero della pendrive di Chiara o di un’altra, in cui il materiale avrebbe potuto essere stato scaricato all’insaputa della giovane? Il primo caso implica necessariamente la sottrazione del supporto dalla disponibilità di Chiara e ci risulta arduo credere che la stessa non se ne sarebbe accorta. Il secondo caso postula che il soggetto agente abbia provveduto al download dal computer alla pennetta durante la sua permanenza in casa Poggi. In quanto tempo? Si sarebbe potuto realisticamente realizzare tale trasferimento di dati senza indurre sospetti in qualcuno presente in loco?

Dall’intercettazione del 7 giugno 2025: ancora solo in auto, Sempio dice: “La storia del video è stata… è stata… il video… lo dovevo aspettare da un momento all’altro… ok… cioè Chiara… lei nel video sembrava proprio… si è spostata.” Agli atti risulta anche un ulteriore riferimento al filmato in questione, nell’intercettazione di un soliloquio acquisita il 9 febbraio 2017, nel corso della prima, breve indagine cui è stato sottoposto l’amico di Marco Poggi: “Si sono filmati perché hanno visto dei filmati porno.”

Quando sono andato via, il sangue c’era”

Dall’intercettazione del 12 maggio 2025, con buona probabilità riferita alla scena dell’omicidio del 13 agosto 2007: “Pensa allora a sto punto uno prende la perizia che dice che il sangue era secco e non rilascia le gocce, ma quella è la versione che usano per… perché ancor prima han detto… loro han detto che l’hanno… sulla destra, han… il sangue, ed hanno… proprio sulla destra per stare attento… perché c’era il sangue, e gli han detto ‘no…’. Lui [Stasi?] dice di non aver… con i piedi… ‘eh va beh ma allora non c’era tutto quel sangue’ e allora non c’era tutto quel sangue e va beh allora non c’era tutto quel… quando sono andato io… [secondo i Carabinieri, compatibile anche con ‘quando sono andato via’] il sangue c’era… e allora… debitamente inconsapevole, cioè lui non se n’è reso conto ma… senza accorgersene ha evitato le macchie… e allora… del tutto inconsapevole… lui senza accorgersi ha evitato le macchie… ha evitato le macchie… e gli han detto ‘no stronzata… stronzata…’ e allora ‘era d’estate ma era secco…’ va beh questo ci può stare… e da lì stanno cavalcando l’idea che il sangue fosse secco…”

A detta della difesa, in questo soliloquio Sempio avrebbe semplicemente ripercorso “le deposizioni di Stasi”.

Chi ha fatto lo scontrino

Intercettazione ambientale del 22 ottobre 2025. Colloquio tra Giuseppe Sempio e Daniela Ferrari, genitori di Andrea. I due commentano la notizia di un ipotetico “supertestimone” che avrebbe fornito agli inquirenti chiarimenti in merito allo scontrino del parcheggio di Vigevano, potenzialmente idoneo a fornire un alibi all’indagato. “Ed è proprio parlando della inattendibilità di questo supertestimone”, scrivono i Carabinieri nella Nota, “che Giuseppe Sempio dice alla moglie una cosa che potrebbe finalmente fugare i dubbi residuali sulla provenienza dello scontrino.”

Daniela Ferrari: “Adesso c’è un familiare che dice che lo scontrino non lo ha fatto né Andrea né i suoi familiari.”

Giuseppe Sempio: “Come fa ad averlo? Gliel’ha dato lui? [ride], non so! Chi è che gliel’ha dato? Cioè, la domanda da fargli è quella lì… vabbé… estremizzare le cose che comunque poi sono cagate perché comunque lo scontrino lo hai fatto tu!”

La Procura ci ha sottoposto a intercettazioni”

Il disvelamento dell’attività investigativa svolta in questi mesi dalla Procura, di cui abbiamo fornito in sintesi solo alcuni elementi, non poteva mancare di suscitare sui media accese polemiche, inducendo i già molto motivati oppositori dell’inchiesta su Sempio a una vigorosa levata di scudi. E non è mancata una dura presa di posizione da parte della famiglia di Chiara Poggi, da sempre refrattaria a riconsiderare gli esiti del processo culminato con la condanna di Stasi.

“Prendiamo atto del fatto che la Procura di Pavia abbia ritenuto di sottoporre ad intercettazioni i familiari della vittima, la cui incredibile colpa sembra essere stata quella di aver partecipato attivamente ad un processo penale conclusosi con la condanna irrevocabile di Alberto Stasi consacrata dalla Suprema Corte di Cassazione e di non credere in alcun modo al coinvolgimento di Andrea Sempio”, si legge in una nota diffusa dai legali della famiglia, Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna. In questi giorni, prosegue la nota, “vengono impropriamente diffusi anche gli esiti di tale sorprendente attività captativa in spregio a tutte le norme penali di riferimento.”

“Per rispetto istituzionale abbiamo sempre evitato di esternare pubblicamente le ragioni per le quali la famiglia Poggi ritiene che le attività di indagine compiute dai Carabinieri della Stazione di Milano Moscova siano state gravemente condizionate da contesti poco trasparenti e da impropri collegamenti con specifici ambienti ‘giornalistici’, concentrando la nostra attenzione sui dati oggettivi riguardanti l’omicidio di Chiara ed interloquendo invece formalmente con la Procura Generale di Milano per i profili di sua competenza.”

Clima di opposizione”

Proprio dalle intercettazioni dei Poggi emergono elementi che i Carabinieri, nella Nota di riepilogo, considerano significativi. Il testo parla espressamente di “clima di opposizione”, constatando che, fin dal primo momento, si sia palesata, da parte dei genitori di Chiara “una difesa apodittica di Andrea Sempio e della sua totale estraneità alla dinamica omicidiaria.” I Carabinieri precisano che intendono darne conto nella loro relazione a causa degli “inevitabili riflessi investigativi [di tale atteggiamento] sull’attività di indagine condotta.” Si fa dunque riferimento a conversazioni condotte dai membri della famiglia ed a interviste da questi rilasciate per rimarcare la predetta ostilità.

Intercettazione del 14 maggio 2025, colloquio tra Giuseppe Poggi, Rita Preda e Marco Poggi. “Come già evidenziato in precedenza”, si legge nella Nora di riepilogo dei Carabinieri, “anche questa interlocuzione fa emergere elementi inquietanti, laddove i Poggi fanno riferimento a tattiche di contrasto discusse con i propri legali al fine di intimidire gli inquirenti: ben al di là, quindi, di una legittima non condivisione della line dell’AG procedente.”

“Ed infatti, è Marco Poggi per primo”, prosegue la relazione, “ad auspicare che possa esserci un intervento ‘esterno’ a bloccare le iniziative della Procura di Pavia ‘se non interviene nessun altro… che è al di fuori di questa Procura, questi andranno avanti fino a che…’”

Nel corso dell’intercettazione si menziona il fatto che i legali dei Poggi sarebbero stati contattati dall’ex pg di Milano Laura Barbaini. “Sarebbe stata quest’ultima, infatti, a suggerire di far intervenire formalmente la Procura generale di Milano”, quasi ipotizzando “un potere censorio sulla legittima attività della Procura di Pavia.”

Laura Barbaini, riferisce il Giorno, è il magistrato che ha sostenuto l’accusa nei confronti di Alberto Stasi nel processo d’appello bis, che ha visto il giovane condannato dopo due assoluzioni. Alla stessa, nel dicembre 2016, l’allora procuratore generale di Milano ha assegnato le istanze depositate dalla difesa Stasi, in seguito trasmesse parallelamente alla Corte d’Appello di Brescia e alla Procura di Pavia. “Ed è sempre la Barbaini”, prosegue la relazione dei Carabinieri, “[…] ad aver prodotto la nota con intestazione della Procura generale presso la Corte di Appello di Milano, ad oggetto ‘Appunto per Mario Venditti, procuratore aggiunto presso il Tribunale di Pavia. Osservazioni in ordine alla istanza della difesa di Alberto Stasi depositata presso la Procura Generale di Milano in data 12 dicembre 2016.”

Nella conversazione intercettata, Giuseppe Poggi riferisce al figlio Marco “che la Barbaini avrebbe consigliato i legali a far intervenire la Procura Generale ‘gliel’ha consigliato… gliel’ha consigliato la Barbaini di fare un esposto alla Procura generale di Milano…”

La condanna di Stasi secondo i Carabinieri

Nella citata Nota di riepilogo, i Carabinieri ripercorrono criticamente anche gli elementi che a suo tempo hanno condotto a ritenere Stasi responsabile dell’omicidio. Tra i vari aspetti presi in esame, a proposito dell’asserito scambio dei pedali della bicicletta del fidanzato di Chiara Poggi – assai dibattuto anche in presenza di documentazione che sembra escluderlo oltre ogni dubbio – i Carabinieri considerano che “appare francamente difficile percorrere con logica il filo di una suggestione creata in fase processuale e cavalcata mediaticamente in 18 anni.” E, con riferimento, sembrerebbe, al caso in generale, aggiungono: “Tutti gli elementi, o presunti tali, di questa vicenda sono contradditori.”

In tale prospettiva, l’indagine oggi conclusa risultava dunque necessaria e ineludibile. I cui esiti andranno comunque accuratamente vagliati – secondo una espressione assai ricorrente di questi tempi – nelle “sedi opportune”.

Ancora sui video intimi e sulla chiavetta usb

“Non mi so dare una spiegazione. Se la devo dare, l’unica plausibile, seppur assurda, visto che nell’intercettazione si parla di una chiavetta con video intimi, è che Sempio ha preso una penna usb che c’era in camera di Chiara e se l’è portata a casa.”

Sono infine emerse alcune indiscrezioni sull’ultimo interrogatorio cui Marco Poggi si è sottoposto il 6 maggio scorso. A quanto sembra, i Pm di Pavia gli hanno fatto ascoltare i soliloqui di Andrea Sempio.

“Mi sembra folle”, avrebbe aggiunto il fratello di Chiara Poggi, “perché non penso che un mio amico viene a casa e mi ruba qualcosa. Poi, Chiara se ne sarebbe accorta.” Ed avrebbe definito il tutto “surreale”.

Allora: Marco sarebbe stato a conoscenza dei video intimi realizzati da Chiara e Alberto, avendoli trovati casualmente nella memoria del computer. E, a quanto dichiarato, non ne avrebbe fatto parola con nessuno, tanto meno con Sempio.

“Mi sembra anche strano che Chiara non avrebbe detto a me o qualcuno che un mio amico le stava rompendo le scatole”, sono ancora le dichiarazioni del fratello della vittima agli inquirenti, riportate da Milano Today. “Mi avrebbe potuto dire ‘ma tu, deficiente, hai dato qualcosa al tuo amico?’ Perché non l’avrebbe fatto? Capisco la riservatezza, ma se vedi un problema la riservatezza viene un po’ meno.”

Prima del delitto

A quanto emerge, i video intimi avrebbero costituito oggetto anche del colloquio degli inquirenti con le sorelle Cappa. Paola avrebbe dichiarato di non esserne a conoscenza. “Me ne aveva parlato”, avrebbe invece riferito Stefania. “Lo aveva fatto in maniera molto generica, ma me ne aveva parlato, in maniera molto serena e semplice.”

La stessa avrebbe poi riportato un episodio verificatosi pochi giorni prima del delitto. Stefania era a casa dei Poggi, in giardino con Chiara. All’improvviso era scattato l’allarme e la giovane “corse in strada, abbigliata com’era, con l’abbigliamento da casa: ciabiatte e pigiamino bianco. Mi sembrava molto spaventata. Voleva verificare che non ci fossero ladri in giro.”

Chiara e Alberto

In questi mesi (e anni) abbiamo letto e sentito tanto su ogni aspetto della vicenda, da schiere di esperti o sedicenti tali che, sui giornali, in televisione, su Internet hanno costantemente pontificato sfoggiando competenze talvolta solo autocertificate. Si sono pronunciati a proposito della responsabilità di Stasi. A proposito di sue presunte anomalie personologiche. A proposito delle motivazioni che lo avrebbero indotto ad agire. A proposito della dinamica dell’evento.

Vale quindi la pena, in conclusione, di riportare un passo della predetta Nota riepilogativa delle indagini su quanto davvero appurato circa il rapporto tra Chiara e il suo fidanzato, anch’esso oggetto da tempo di valutazioni, interpretazioni, diagnosi, illazioni non proprio ancorate alla realtà (e ai documenti). Esaminando le risultanze, i Carabinieri fanno esplicito riferimento a una “relazione tra Chiara Poggi ed Alberto Stasi estremamente aperta e complice sui temi della sessualità.”

“Gli argomenti [delle loro conversazioni] sono espliciti, la sintonia sessuale era tra i due totale: addirittura fino al 5 agosto 2007, quando ormai Chiara è sola in casa e Stasi è rientrato da Londra la sera prima, dal pc di casa Poggi emergono navigazioni internet su siti come Magic America [catena di sexy shop on line, ndr]. Non si ritiene necessario indugiare oltre, ma è evidente che ripetersi su presunte riconducibilità dell’omicidio a questioni legate al rapporto di Stasi con la pornografia, appare una palese opera di mistificazione tesa soltanto a creare una coltre di suggestioni.”

Adottando tale linea di pensiero, viene ovviamente spontaneo chiedersi perché imbastire e condurre, per tanto tempo, tale “palese opera di mistificazione”. Una delle numerose domande che, relativamente al caso, rimangono ancora senza risposta.

Luca Marrone
Luca Marrone
Criminologo e giornalista, è laureato in Giurisprudenza e specializzato in Criminologia e Psicologia forense. Ha svolto attività di consulenza in tema di analisi della scena del crimine e criminal profiling. Dal 2007 docente universitario (Lumsa, UniTe), è membro della Società Italiana di Criminologia e dell'European Society of Criminology. Ha all'attivo numerose pubblicazioni scientifiche e collabora con alcuni giornali online scrivendo di cronaca giudiziaria e true crime.