LGBTI: maggiore il rischio di restare senza fissa dimora

In tutta Europa, le persone LGBTI si trovano ad affrontare una dura realtà: hanno significativamente più probabilità di trovarsi senza fissa dimora rispetto alla popolazione in generale. Sebbene solo il 5-10% dei giovani si identifichi come LGBTI, questi rappresentano tra il 20 e il 40% dei giovani senza fissa dimora, una disparità che richiede, secondo lo studio effettuato, attenzione e azioni immediate.

Stiamo parlando dei risultati di una ricerca, The Power of Data – Addressing LGBTI Homelessness in Europe, condotta tra luglio 2023 e luglio 2024 da cinque organizzazioni LGBTI, supportate dal programma “No One Left Behind” di ILGA-Europe. Finanziato dalla Commissione Europea e guidato da ILGA-Europe.

La ricerca che Diogene Notizie presenta è il lavoro di cinque organizzazioni partner che operano in quattro contesti europei: QUORE in Italia, il Black Sex Worker Collective in Germania, il Ljubljana Pride in Slovenia e lo sforzo congiunto di Ahora Donde e ACATHI in Spagna.

Queste organizzazioni, radicate nelle loro comunità e a supporto delle persone LGBTI che vivono la situazione di senzatetto, hanno raccolto preziosi dati sulla condizione di senzatetto LGBTI, specifici per i loro contesti locali. I loro risultati sono accompagnati da raccomandazioni politiche basate sull’evidenza e azioni di advocacy mirate.

Il loro lavoro è stato supportato dai consulenti di Analysis Group, una società di consulenza economica che collabora con ILGAEurope fornendo analisi economiche e competenze di ricerca per rafforzare la base di evidenze per il cambiamento politico.

In particolare ci riferiamo alla parte che riguarda l’Italia, mentre chi vuole può leggere la ricerca integrale che pubblichiamo in calce a questo articolo. Per l’Italia la ricerca si riferisce ad un’analisi approfondita del fenomeno dei senzatetto LGBTI in Italia, basata su una recente ricerca condotta nell’ambito del Progetto PRIDE, un’iniziativa di collaborazione tra QUORE, università italiane e organizzazioni LGBTI con dati dati quantitativi dati di indagini e interviste qualitative in cinque centri di accoglienza specializzati per LGBTI.

Lo studio esplora come la discriminazione basata sull’identità e lo stress delle minoranze contribuiscano al fenomeno dei senzatetto per le persone LGBTI.

La maggior parte dei residenti dei centri di accoglienza è giovane, con oltre il 60% sotto i 30 anni e il 50% tra i 18 e i 25 anni. Questo riflette l’insorgenza precoce della condizione di senzatetto per molte persone LGBTI, spesso indotta dal rifiuto familiare e dall’instabilità economica.
Una percentuale significativa di ospiti dei centri di accoglienza, circa il 45%, è nata all’estero, mentre il 24% è richiedente asilo o immigrato. Oltre la metà degli ospiti si identifica come trans o non binario, il che sottolinea l’elevato rischio di senzatetto affrontato dagli individui di genere diverso.

Lo stress da minoranza, sperimentato dalle persone LGBTI, emerge come un fattore primario che contribuisce e perpetua la condizione di senzatetto.

Il rifiuto da parte della famiglia a causa dell’orientamento sessuale o dell’identità di genere è stato riportato da oltre il 70%. Quasi il 50% dei residenti ha subito discriminazioni nella ricerca di un impiego o durante il lavoro, e il 40% ha subito un rifiuto nel tentativo di ottenere un alloggio.
Una maggiore attenzione alla potenziale discriminazione è stata riscontrata tra i residenti dei centri di accoglienza, con il 60% che ha segnalato una forte aspettativa di pregiudizio o esclusione, in particolare in ambito sanitario e lavorativo.

“Homeless” by fotografar is licensed under CC BY-SA 2.0.

Lo stigma interiorizzato, in cui le persone LGBTI assorbono e riflettono i pregiudizi sociali contro se stesse, risulta particolarmente elevato tra i residenti dei centri di accoglienza transgender, con tassi di circa il 14% superiori a quelli riportati in precedenti studi su 203 persone transgender e non conformi al genere in Italia, di età compresa tra 18 e 66 anni.

Questi risultati sottolineano che lo stress da minoranza non solo spinge le persone LGBTI a diventare senzatetto, ma alimenta anche barriere al recupero. Ciò evidenzia la necessità critica che i rifugi forniscano assistenza e supporto che affermino l’identità e siano consapevoli del trauma.

Per queste persone la sicurezza dell’alloggio è fondamentale. Nei centri di accoglienza, la permanenza media dei residenti è di circa 10 mesi. Questa stabilità consente ai residenti di affrontare i traumi, sviluppare competenze di vita, concentrarsi sul miglioramento personale.

L’87% dei residenti ha descritto i centri di accoglienza come un ambiente “simile a casa”, evidenziando un ritrovato senso di sicurezza e appartenenza. Ciò suggerisce che investire in strutture di accoglienza di alta qualità e rassicuranti può migliorare il benessere degli utenti.
L’80% ha espresso soddisfazione per l’approccio del centro di accoglienza alla privacy, come la presenza di spazi di genere neutro.

La natura comunitaria di questi servizi, gestiti da associazioni LGBTI, con una percentuale significativa di personale appartenente alla comunità LGBTI, migliora la loro capacità di riconoscere e rispondere alle esperienze e ai bisogni specifici dei residenti.

I risultati rivelano che i residenti dimostrano un livello di capacità superiore del 14% rispetto alla media riportata in letteratura per la popolazione europea generale senza fissa dimora.

Lo studio segnala come 4 rifugi su 5 offrono assistenza sanitaria mentale positiva per le persone LGBTI, supportando un’esplorazione e un’accettazione positive dell’identità sessuale e di genere. Due rifugi vanno oltre, offrendo una terapia basata sul trauma per affrontare il disturbo da stress post-traumatico, l’ansia e lo stress correlato all’identità.

Dal punto di vista medico, tutti e cinque i centri offrono servizi medici essenziali, tra cui la terapia ormonale e l’accesso a programmi di prevenzione dell’HIV. Tuttavia, esiste una notevole lacuna nel supporto per l’abuso di sostanze, con solo due centri di accoglienza che forniscono servizi per l’abuso di sostanze.

Questo accesso limitato può ostacolare il recupero e la stabilità dei residenti che lottano con la dipendenza.
Molto importante il supporto alle competenze di vita e all’occupazione offerti dai centri.

I programmi di preparazione all’occupazione sono un obiettivo chiave in tutti i centri di accoglienza, tra cui l’assistenza per la creazione di un curriculum vitae, la formazione in gestione finanziaria e il reinserimento nel mercato del lavoro, tutti cruciali per il ripristino dell’indipendenza economica. L’impatto di questi programmi è evidente: mentre più della metà dei residenti intervistati era disoccupata o in cerca di lavoro prima di diventare senzatetto, questa cifra è scesa a solo un quinto durante la loro permanenza nei centri di accoglienza.

La ricerca per quanto riguarda l’Italia offre alcune proposte:

a). La necessità di garantire finanziamenti certi per i centri di accoglienza LGBTI, in quanto l’attuale scarsità di finanziamenti limita la capacità dei rifugi di ampliare i servizi e soddisfare le diverse esigenze dei residenti LGBTI. Ad esempio, solo uno dei cinque rifugi studiati riceve finanziamenti dall’amministrazione comunale locale, evidenziando un deficit di finanziamento diffuso.

b). Attuare programmi di prevenzione. Tenuto conto che il rifiuto familiare rimane la principale causa di senzatetto tra i giovani LGBTI, i programmi di prevenzione rivolti alle famiglie potrebbero ridurre significativamente i tassi di senzatetto. Le iniziative incentrate sull’accettazione familiare, sulla mediazione dei conflitti e sull’educazione alle problematiche LGBTI dovrebbero essere integrate nei servizi sociali e nei programmi scolastici.

c). Attuare programmi di formazione adeguata per il personale dei centri di accoglienza LGBTI per offrire una assistenza informata e culturalmente competente Il personale del rifugio svolge un ruolo cruciale nel recupero e nel benessere dei residenti, con relazioni positive e basate sulla fiducia tra residenti e personale fortemente correlate a risultati migliori.

d). Rafforzare il coordinamento della comunità LGBTI con i programmi sociali L’attuale scarsità di finanziamenti limita la capacità dei rifugi di ampliare i servizi per i residenti LGBTI. Ad esempio, solo uno dei cinque rifugi studiati riceve finanziamenti dall’amministrazione comunale locale, evidenziando un deficit di finanziamento diffuso.

e). Implementare lo studio e la ricerca per avere dati aggiornati e più coerenti

Questo studio dimostra l’impatto positivo che i centri LGBTI hanno sulle persone LGBTI senza fissa dimora in Italia, offrendo supporto essenziale, sicurezza e un senso di comunità che promuovono il benessere e l’autonomia.

Massimo Pasquini
Massimo Pasquini
Massimo Pasquini è stato a lungo segretario Nazionale dell'Unione Inquilini