Le foreste europee stanno cambiando volto. Non scompaiono in modo lineare, come accade in altre parti del mondo. In alcuni casi, anzi, la copertura arborea aumenta.
Ma dietro questo dato apparentemente positivo si nasconde una trasformazione più profonda: meno foreste mature, più tagli, più alberi giovani e vulnerabili, più biomassa usata per produrre energia, più incendi nel Mediterraneo.
È il paradosso fotografato dal World Resources Institute attraverso i dati di Global Forest Watch. Tra il 2001 e il 2021 l’Europa ha registrato un lieve aumento netto della copertura arborea, pari a circa l’1%.
Ma nello stesso periodo sono diminuite le foreste alte, quelle con alberi superiori ai 15 metri, cioè gli ecosistemi più maturi, più ricchi di biodiversità e più efficaci nell’assorbire carbonio. Il continente, insomma, può avere più alberi e allo stesso tempo foreste più povere.
Il punto è proprio questo: non basta contare gli alberi. Una foresta adulta non è sostituibile rapidamente con una piantagione giovane. Quando un bosco maturo viene abbattuto o bruciato, può ricrescere, ma servono decenni perché recuperi le stesse funzioni ecologiche.
E se al suo posto vengono piantate poche specie, magari più adatte alla produzione di legname che alla biodiversità, una parte di quei benefici potrebbe non tornare mai del tutto.
La pressione principale, in Europa, arriva dal taglio del legname. Secondo l’analisi del WRI, gran parte della perdita di copertura arborea nel continente è legata ad attività di disboscamento: industria del legno, produzione di materiali, gestione forestale intensiva e biomassa per energia.
Le aree nordiche, in particolare Svezia, Finlandia e Norvegia, sono tra quelle più esposte alla perdita di foreste alte.

La guerra in Ucraina ha aggiunto un altro fattore di pressione. Con la crisi energetica e la necessità di ridurre la dipendenza dal gas russo, diversi Paesi europei hanno guardato con maggiore interesse alla biomassa legnosa. Ma bruciare legno non è una soluzione neutra.
Il rapporto del Joint Research Centre della Commissione europea mostra che l’uso della biomassa legnosa nell’Ue è un settore complesso, con fonti diverse e dati non sempre facilmente comparabili. L’impatto su clima e biodiversità dipende da cosa viene bruciato, da dove arriva il legno e da come vengono gestite le foreste.
Nel Sud Europa, invece, la minaccia più visibile è il fuoco. Siccità, ondate di calore, abbandono delle aree agricole e presenza di specie altamente infiammabili rendono gli incendi più rapidi e distruttivi.
Il cambiamento climatico aggrava il ciclo: temperature più alte e suoli più secchi aumentano il rischio di roghi; gli incendi rilasciano CO₂; nuove emissioni accelerano il riscaldamento globale. Così il fuoco diventa insieme conseguenza e causa della crisi climatica.
Anche il rimboschimento spontaneo, spesso letto come una buona notizia, può nascondere problemi. In molte aree rurali abbandonate la vegetazione torna a crescere senza una gestione adeguata.
Ma non sempre questo produce foreste resilienti. In alcuni casi si formano masse vegetali dense, giovani, uniformi, più vulnerabili agli incendi e meno capaci di ospitare biodiversità rispetto a ecosistemi maturi e diversificati.
Il quadro europeo si inserisce in una dinamica globale più ampia. Nel 2025 la perdita di foreste tropicali primarie è diminuita del 36% rispetto al 2024, soprattutto grazie al calo registrato in Brasile.
È una notizia positiva, perché mostra che politiche pubbliche e controlli possono funzionare. Ma nello stesso anno il pianeta ha comunque perso 4,3 milioni di ettari di foresta pluviale primaria, e gli incendi restano una minaccia crescente.
Il caso europeo suggerisce una lezione semplice: la crisi forestale non si misura solo in ettari. Si misura nella qualità degli ecosistemi, nella loro età, nella varietà delle specie, nella capacità di assorbire carbonio e di resistere a siccità, parassiti e incendi. Una foresta giovane, uniforme e fragile non vale una foresta adulta.
Per questo la risposta non può limitarsi a piantare alberi o a registrare un aumento della copertura verde. Serve capire quali foreste stiamo perdendo e quali foreste stiamo ricostruendo.
Se il continente aumenta gli alberi ma perde maturità, biodiversità e capacità di protezione climatica, il bilancio reale è molto meno rassicurante.



