Le Ong contro gli sbarchi selettivi: Humanity 1 non lascia il porto e fa ricorso al Tar

Va ancora avanti il braccio di ferro tra il Governo italiano e le navi “Humanity 1” e “Geo Barents” che hanno soccorso i naufraghi del Mediterraneo e sono tuttora ferme nel porto di Catania.

Altre due navi, la tedesca “Rise Above” con a bordo 90 persone, e la norvegese “Ocean Viking” che trasporta 234 persone, rimangono ancora al largo della costa siciliana in attesa dell’autorizzazione ad entrare in porto.

La Geo Barents, nave di Medici Senza Frontiere, è attraccata domenica pomeriggio al porto, dove stanno cominciando le ispezioni per stabilire i casi di vulnerabilità e lo sbarco per i profughi selezionati, donne, minori e individui che hanno bisogno di assistenza medica. Dalla Geo Barents, nave di soccorso di Medici Senza Frontiere, sono state fatte sbarcare 357 persone, mentre restano a bordo in 215.

La Humanity 1, dell’ ong Sos Humanity,che è invece attraccata a Catania sabato sera, è ancora in sosta in attesa dell’autorizzazione per lo sbarco dei 35 uomini rimasti a bordo, considerati “non a rischio”, nonostante quasi tutti siano pesantemente provati soprattutto a livello psicologico, dopo aver rischiato la vita per sfuggire a conflitti e violenze. Uno di loro, dopo la notizia del divieto di sbarco, ha avuto un malore dovuto alla stanchezza e all’estenuante pressione psicologica subita per la traversata.

Il capitano Joachim Ebelin, già sottoposto a quattro ore di colloqui con le Forze dell’Ordine, ha respinto la richiesta di lasciare il porto. La organizzazione della nave farà ricorso al Tar del Lazio contro il provvedimento del governo

Ebelin ha dichiarato di essere il responsabile legale dell’operazione di soccorso e che questa non può dirsi completata fino a quando non saranno scesi tutti dalla nave.

Anche in questo caso a sbarcare sono stati solo i soggetti vulnerabili, 144 persone di cui oltre 100 minori. E’ stato svolto un controllo medico per valutare lo stato di salute fisica, ma non è stato domandato a nessuno dei profughi se volessero richiedere l’asilo.

Tutte e quattro le navi speravano di trovare un porto sicuro tra Malta e l’Italia ed erano ferme da più di dieci giorni in mare a causa del mancato rispetto dei due paesi degli obblighi umanitari e internazionali in materia di soccorso in mare.

Dal Consiglio dei Ministri tenuto nella serata del 4 novembre è emerso invece l’ennesimo rifiuto non solo all’accoglienza ma anche al soccorso dei migranti salvati dal mare eccetto per quelli selezionati.

La decisione è stata giustificata con un’interpretazione del diritto internazionale e del diritto del mare che con un eufemismo si potrebbe definire arbitraria.

Secondo il diritto internazionale l’obbligo di soccorso e l’approdo in un porto sicuro includono il diritto a richiedere asilo, non il solo soccorso medico. I criteri per il soccorso riguardano la vicinanza del porto e dello Stato.

Nell’accusa mossa dal Presidente del Consiglio Giorgia Meloni alle ong, di violare le norme del diritto del mare, si legge l’adesione alla direttiva del Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi con cui è diventato esplicito paragonare in modo indiscriminato le navi responsabili dei salvataggi e i profughi, a criminali che minacciano la sicurezza pubblica.

Questo è avvenuto tramite la lettura contorta data da Piantedosi dell’articolo 19 della Convenzione Internazionale delle Nazioni Unite sul diritto del mare, che assicura il passaggio inoffensivo delle navi nelle acque territoriali purché non arrechi pregiudizio alla pace e alla sicurezza dello Stato. Questo si verifica quando “il carico o lo scarico di materiali, valuta o persone in violazione delle leggi e dei regolamenti doganali, fiscali, sanitari o di immigrazione vigenti nello Stato costiero.”.

Piantedosi si è inoltre appellato alla responsabilità delle nazioni le cui bandiere battono sulle navi ong, e che invece hanno spesso un valore fiscale, chiedendo a Germania e Norvegia di accogliere i migranti.

Entrambi gli Stati hanno rifiutato la richiesta dichiarandosi non responsabili per l’operato di navi private, dimostrando comunque la propria indifferenza, se non ipocrisia, rispetto all’emergenza umanitaria nonostante abbiano giustamente esortato all’Italia di aprire i propri porti.

Solo nei giorni scorsi è arrivata una timida apertura da parte di Francia e Germania che si sono dichiarate disposte ad accogliere una parte dei mille profughi.

Viktor Orban, Primo Ministro ungherese, noto per le sue politiche di repressione dell’immigrazione si è invece congratulato con la Meloni per aver difeso i confini europei.