La Grecia sospende asilo a migranti e le Ong se ne vanno

Atene ha approvato l’11 luglio una sospensione di tre mesi per l’esame delle domande d’asilo presentate da chi arriva via mare dalle coste libiche. La misura, annunciata due giorni prima dal primo ministro Kyriakos Mitsotakis, si inserisce in un contesto di forte pressione migratoria lungo la rotta che da Tobruk, in Libia orientale, porta verso Creta e l’isola di Gavdos.

Solo nei primi sei mesi del 2025, secondo dati raccolti, sarebbero oltre 7.300 le persone sbarcate, provenienti in gran parte da Somalia, Sudan, Egitto e Marocco, in netto aumento rispetto alle 4.935 arrivate durante tutto il 2024. Tra il 4 e il 9 luglio si è registrato un picco di quasi 2.500 sbarchi.

Nelle stesse ore, il governo greco tentava di aprire un dialogo con le autorità libiche di Bengasi per contenere i flussi, ma la missione diplomatica è fallita: l’8 luglio il governo libico ad interim guidato da Osama Hammad e il generale Khalifa Haftar hanno respinto l’ingresso di una delegazione UE composta dal commissario europeo Magnus Brunner e dai ministri di Italia, Malta e Grecia.

Il fallimento del negoziato ha accelerato l’adozione del provvedimento, duramente criticato da organizzazioni internazionali come l’Unhcr, che ne ha denunciato l’illegittimità.

Secondo realtà umanitarie attive sul territorio, la Grecia non dispone di un sistema di accoglienza in grado di rispondere alla nuova pressione. A Creta non sono presenti centri di registrazione per l’asilo e le strutture temporanee, spesso palestre o padiglioni, risultano già sovraffollate e inadatte alle temperature estive.

“p-GRC0234” by IFRC is licensed under CC BY-NC-ND 2.0.

L’unica alternativa dichiarata dal governo è il trasferimento dei migranti in centri di detenzione. Chi vi entrerà durante questo periodo di sospensione potrebbe essere successivamente rilasciato senza possibilità di chiedere protezione internazionale, restando in strada senza alcun tipo di supporto legale o materiale.

Il contesto umanitario si aggrava anche a causa del progressivo ritiro delle organizzazioni non governative. Negli ultimi quattro anni si è verificata la chiusura di circa una ONG al mese; attualmente ne resterebbero attive solo 15 o 20 in tutta Atene. La mancanza di coordinamento e il clima politico ostile stanno rendendo sempre più difficile garantire assistenza, anche nei centri urbani dove confluiscono i nuovi arrivati.

I dati confermano un flusso migratorio che continua lungo più fronti: oltre alla nuova rotta libica, gli ingressi dalla Turchia verso le isole dell’Egeo e al confine terrestre settentrionale proseguono. A tutto il 2025 si registrano oltre 20.800 arrivi, rispetto ai 62.119 dell’anno precedente. Il confronto con il 2015, anno in cui furono oltre 860.000 le persone in transito, mostra una diminuzione, ma le problematiche restano strutturali.

Il provvedimento greco rischia di colpire anche categorie particolarmente vulnerabili. Ad esempio, i richiedenti asilo dal Sudan del Sud, finora regolarmente riconosciuti come rifugiati per le condizioni critiche del Paese d’origine, verrebbero oggi trattati allo stesso modo dei cittadini egiziani, il cui Paese è classificato dalla Grecia come “sicuro” e quindi soggetto a rimpatrio.

I cittadini egiziani vengono infatti trasferiti nei centri di pre-rimpatrio, dove dopo un periodo di detenzione vengono spesso rilasciati con un foglio di via, privi di status e costretti alla clandestinità.

Inoltre, il blocco dell’asilo riguarderà anche chi, già arrivato in Grecia, non ha ancora avuto modo di presentare domanda. In assenza di strutture di registrazione operative a Creta, queste persone resteranno sospese in un limbo giuridico e materiale.

La misura, adottata in un clima politico segnato da calo di consensi per il governo, sembra rispondere più a una logica di propaganda che a una reale strategia di gestione. Secondo analisti e osservatori indipendenti, il pugno duro nei confronti dei migranti finirà per produrre ulteriori costi, tensioni sociali e invisibilità, senza alcun effetto concreto sulla riduzione degli arrivi.

“MEPs visit Greece to assess migration situation” by European Parliament is licensed under CC BY-NC-ND 2.0.