La crisi di Tesla: se cade Musk, traballa anche Trump

Elon Musk è l’uomo che ha portato le auto elettriche al centro del mercato, ha rivoluzionato lo spazio commerciale con SpaceX e si è spinto sempre più nel cuore del sistema politico statunitense.

Ma ora la sua creatura più iconica, Tesla, sta traballando. Il titolo della società ha perso l’8% in un solo giorno, scendendo sotto il trilione di dollari di capitalizzazione. Un colpo duro per un’azienda che ha costruito il suo valore più sulle promesse di crescita futura che sui numeri reali.

Il rapporto prezzo/utili di Tesla (ancora attorno a 150) rimane enormemente superiore a quello di altri giganti come Toyota (P/E di 7) e persino Meta (P/E di 40). Se gli utili continueranno a calare, il titolo potrebbe sgonfiarsi ancora di più, e con esso l’intero impero finanziario di Musk.

Ma a differenza del passato, questa crisi non è solo un problema per gli azionisti di Tesla. Con il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca e il crescente coinvolgimento di Musk nell’amministrazione, il destino del magnate non è più solo una questione di business: è una variabile politica ed economica di primo livello.

L’influenza di Musk è ormai evidente, sia attraverso la sua piattaforma X (ex Twitter), che è diventata il megafono della destra americana, sia attraverso la sua recente crociata contro il settore pubblico. Le minacce di licenziare dipendenti federali e di smantellare interi apparati burocratici lo hanno trasformato in un attore chiave dell’agenda trumpiana.

Questa esposizione diretta rende Musk più vulnerabile che mai. Se Tesla dovesse crollare, potrebbe trascinare con sé una parte del sistema finanziario e tecnologico americano, mandando in tilt Wall Street.

“Elon Musk Presenting Tesla’s Fully Autonomous Future” by jurvetson is licensed under CC BY 2.0.

Ma c’è anche un rischio più sottile: l’America di Trump non è un Paese per deboli, e nel mondo spietato della concorrenza economica chi vacilla diventa preda.

La sua Tesla potrebbe essere boicottata, le sue auto a guida autonoma potrebbero essere messe sotto esame (o addirittura sabotate) da concorrenti pronti a sfruttare ogni incidente per far crollare la fiducia del pubblico.

Ma Tesla è solo un pezzo dell’impero di Musk. Se il suo sistema crolla, non è solo il settore automotive a risentirne, ma anche due asset strategici per la sicurezza nazionale americana: Starlink e SpaceX. Non sono più semplici aziende private, sono ormai diventate strumenti di governo.

Starlink garantisce le comunicazioni militari e civili in scenari di guerra e crisi internazionali, e senza di essa interi segmenti delle operazioni statunitensi sarebbero paralizzati.

SpaceX, con i suoi lanci spaziali e i contratti miliardari con il Pentagono e la NASA, è di fatto la spina dorsale dell’accesso americano allo spazio, un ruolo che un tempo era prerogativa esclusiva dello Stato.

Con Trump che sta privatizzando lo Stato pezzo dopo pezzo, il fallimento di Musk non sarebbe più soltanto una questione finanziaria, ma un collasso sistemico. Se cade Musk, non cade solo un miliardario: cade una parte dell’infrastruttura strategica degli Stati Uniti.

Per la prima volta, il settore della tecnofinanza ha messo il suo uomo in politica, senza più giocare dietro le quinte. Ma in un sistema costruito sulla legge del più forte, se il leader cade, rischia di trascinare con sé tutta l’impalcatura.

“Tesla accident” by Chris Yarzab is licensed under CC BY 2.0.