sabato, Gennaio 24, 2026

Impreparati, piagnoni e prepotenti: l’Italia meloniana alle olimpiadi

Il vincitore dei cento metri stile, il cinese Pan Zhanle, medaglia d’oro con record del mondo frantumato, era sempre suo in precedenza, ha appena toccato all’arrivo. Non fa quasi in tempo a esultare che dall’angolo italiano partono le grida di “dopati”, rivolte all’intera squadra di Pechino.

Può darsi, visto che di sport ce n’è ancora meno del solito in queste Olimpiadi di Parigi, tra sponsor, grandeur nazionali, strumentalizzazioni politiche e premi, è ormai cosa nota. Ciò che era meno noto è che a sollevare dubbi e complotti sulle vittorie altrui sarebbero stati sempre gli italiani.

Dal nuoto al judo alla scherma alla boxe, non c’è disciplina in cui i tecnici o gli atleti italiani non abbiano sollevato dubbi sulla trasparenza delle vittorie degli atleti di altri Paesi. Lamentosi, sospettosi, vittime di presunti complotti ai danni italiani.

Saremmo ancora nell’ambito dello sport, puzzoni si chiamano a Roma quei bambini che non sanno perdere e buttano all’aria con stizza il tavolino dove si è giocato, se non fosse che dopo qualche giorno è intervenuta direttamente la politica.

L’occasione è stata l’incontro di boxe tra l’italiana Angela Carini e l’algerina Imane Khelife. Imane Khelife è una donna, a tutti gli effetti, anche a quelli che piacciono tanto ai difensori della famiglia tradizionale per capirci, che produce più testosterone di molte altre donne.

Questa produzione accresce le sue prestazioni sportive, ma non sempre. Alle olimpiadi di Tokio è stata sconfitta molto prima della finale, in altre competizioni internazionali è arrivata diciassettesima, in un’altra seconda, battuta in finale, ai campionati mondiali di due anni fa.

Tecnicamente la definizione più accettata per Imane Khelife è “intersessuale”. Che è una definizione completamente diversa da transgender, come hanno tentato di far credere i suoi detrattori. Ovvero la sua è una condizione genetica.

Il Comitato Olimpico Internazionale ha stabilito che l’atleta ha i requisiti per partecipare alla competizione nella categoria in cui ha partecipato. Per cui si sa da mesi che Khalife sarebbe stata presente.

Carini, tecnicamente con risultati molto meno prestigiosi di Khelife in carriera, aveva iniziato la sua ipocrita manfrina già tre giorni fa, chiedendosi retoricamente se fosse giusto incontrare un uomo. Non l’aveva detto così ma avallava le voci, scientificamente infondate, sulla biologia di Khalife.

Foto di Mohamed Hassan da Pixabay

Ieri si è presentata sul ring, ha rimediato un cazzotto e ha cominciato a piangere ritirandosi dopo 36 secondi di combattimento. Una vergogna architettata a tavolino sapendo che avrebbe perso comunque il combattimento con un’avversaria più forte.

La ciliegina sulla torta della lamentosa spedizione azzurra, su cui finalmente hanno potuto dire la loro sia la premier Meloni che Salvini, schifati a livello internazionale persino da Marine Le Pen per la loro omofobia patologica.

Però il duo gradasso dell’estrema destra italiana ha fatto un errore macroscopico. Dopo aver negato per decenni che possa soltanto lontanamente esistere una condizione umana diversa da quella di maschio e femmina hanno iniziato a disquisire sui livelli di testosterone.

E no cari. Allora state dicendo che si può avere la vagina e non essere donna, anche se nel caso di Khalife è soltanto un delirio vostro, ovvero il mondo della sessualità non è soltanto binario come avete preteso fino al cazzotto che ha fatto piangere Carini.

Povera Carini, abbracciata da Giorgia Meloni poche ore dopo il pugno di quella cattivona che picchia più forte di lei. Carini invece deve ringraziare Khalife, perchè se avesse incontrato le pugili che la Khalife l’hanno sconfitta senza piagnucolare, avrebbe fatto la fine di Artemio Altidori, il pugile intepretato da Vittorio Gassman ne “I Mostri”.

Questa italica vigliaccheria alle Olimpiadi, oltretutto, mette in ombra le medaglie conquistate senza tante fesserie intorno da atleti e atlete bravissimi come Martinenghi, Ceccon, Bellandi, la squadra femminile della spada e De Gennaro, per fermarsi soltanto agli ori.

C’è un ultimo episodio, in apparenza minore ma basilare dell’ideologia nazionalcazzara che guida la maggior parte della deludente delegazione italiana, deludente soprattutto a livello di dirigenti del Coni, perchè proprio “dal capo vien la tigna”.

Pochi giorni fa la diciannovenne Benedetta Pilato una nostra nuotarice arrivata quarta, appena fuori medaglia, piangendo, stavolta di gioia, ringraziava la vita per averle concesso la gioia di stare alle Olimpiadi, anche se non aveva preso oro incenso e mirra.

Forse è l’unica della squadra italiana che ha studiato e sa perchè esistono le Olimpiadi, come incontro. E comunque nella sua carriera Pilato ha vinto un oro ai mondiali e quattro ori agli europei, ed è molto giovane, ne farà molte altre di olimpiadi.

Da uno studio televisivo una tizia, suffragata dalle rìsate dei conduttori della rai meloniana, un’atleta della scherma che non vale nemmeno la pena nominare, si lanciava in una filippica da bulletta dando della scema a Pilato. Ma che dice, ci è o ci fa, chiedeva con finto smarrimento, deridendo la sportività di Pilato

Poi ha dovuto rettificare, come sempre, perchè questi ignoranti meloniani o non sanno esprimersi in italiano oppure esprimono semplicemente l’ignoranza umana e culturale che li contraddistingue.

Ci aspettiamo adesso, quando gli atleti africani vinceranno come di consueto le gare di fondo nell’atletica, che si alzi il prossimo italico genio per denunciare che non è giusto farli correre insieme agli altri fondisti perchè hanno le gambe più lunghe.

Mai come in questa edizione delle Olimpiadi l’atteggiamento della squadra italiana è stato lo specchio del governo italiano in carica. Forti coi deboli e deboli coi forti, arroganti, prepotenti, piagnoni, vigliacchetti e antisportivi, che vedono complotti ovunque.

Una figura meschina che rispecchia le brutte figure internazionali del governo rimediate in questi due anni. Un atteggiamento che pone bugie e slealtà come metodo di conquista del successo. L’antitesi dello spirito olimpico nello sport e l’antitesi dell’inclusione sociale in politica. Speriamo di toglierceli presto di torno.

Foto di Alexa da Pixabay

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