Chi vuole arraffare voti nella prossima kermesse elettorale non deve sforzare le meningi. Per guadagnarsi simpatie, conquistare il consenso popolare, aggiudicarsi seggi e acquisire il controllo non serve altro che trovare la promessa vincente, quella che tutti vorrebbero sentirsi raccontare.
Non importa se è irrealizzabile, ma pesa che corrisponda al sogno di qualcuno. Non occorre che si concretizzi perché la sua realizzazione va ben oltre l’appuntamento alle urne e nessun cittadino si permetterà di chieder poi conto delle illusioni sventolate.
Il fermento politico che ruota attorno all’assistenza e alle cure mediche è patetico perché l’interesse civico è l’ultima preoccupazione.
Una volta approvate le. “misure urgenti per la riduzione dei tempi delle liste di attesa delle prestazioni sanitarie”, in ossequio al proverbiale “the show must go on” si è rapidamente passati ad occuparci del ripristino della non mai abbastanza temuta “Via della Seta”.

Dopo le ostilità e l’abrasione di patti e accordi per paura dei cinesi, è riaffiorata la simpatia per Pechino e sono state fugate anche le più legittime apprensioni.
L’emergenza visite mediche ed esami specialistici si è immediatamente eclissata: il mainstream erede delle pellicole propagandistiche dell’Istituto Luce è rapidamente passato alla successiva notizia della riedizione dello storico CineGiornale.
Non si tarderà a tornare a parlare di salute, nonostante sarebbe il caso di non smettere mai di farlo.
Abbiamo imparato a convivere con il Covid non badando a chi ancora oggi si infetta fuori dalla stagione di influenze e raffreddori. Se ne dispiacciono solo i virologi che confidavano in un ritorno alla ribalta e invece dovranno attendere solo il loro turno in una ipotetica futura edizione di Techetechetè.
Siccome chi è povero continua a non potersi curare ed è costretto a rinviare terapie e interventi a tempi che non giungeranno mai, Governo e opposizione stanno immaginando un rimedio di carattere imperativo.
Due le possibilità:
La prima è concentrata su un decreto d’urgenza che vieta a chicchessia di ammalarsi o di contrarre anche il più piccolo e insignificante morbo. Un draconiano quadro sanzionatorio sarà sufficiente a disincentivare chi pensava di ricoverarsi o semplicemente mettersi a letto e idoneo a sviluppare anticorpi a gogò.
La seconda chance è una norma che stabilisce l’ex lege la perfetta condizione di salute, contemplando la tempestiva notifica a chi è in un letto di ospedale o è a riposo medico nella propria abitazione e concedendo 12 ore per adempiere senza che si possano accampare argomentazioni di sorta per proseguire nella degenza.
In entrambi i casi il varo di una simile disciplina si rivelerebbe indiscutibilmente democratico e trasversale. Possibile che nessuno ci abbia mai pensato prima?
Umberto Rapetto Generale GdF – Fondatore e per dodici anni comandante del Gruppo Anticrimine Tecnologico


