La manovra di bilancio in discussione in Parlamento sta suscitando numerose critiche, soprattutto per quanto riguarda il capitolo delle politiche sociali e il ruolo del Terzo settore. Nonostante le promesse di attenzione alle fasce più deboli della popolazione, molte misure fondamentali sembrano essere assenti o mal calibrate, sollevando interrogativi sulle priorità del Governo.
“Questa Legge di Bilancio, purtroppo, delude le aspettative del mondo del Terzo settore ed è insoddisfacente sotto diversi punti di vista. Rimane, in particolare, la nostra forte preoccupazione rispetto all’ (ex) articolo 112: se è vero che non sono più previsti i revisori del Mef negli organi di controllo degli enti che ricevono contributi pubblici, nessuna modifica è intervenuta sulle limitazioni alle spese effettuate dagli stessi enti. Questa norma verrebbe applicata anche al non profit ed è del tutto inaccettabile, oltre che incomprensibile”. Lo dichiara Vanessa Pallucchi, portavoce del Forum Terzo Settore.
La norma citata limita le spese del Terzo settore, includendo quelle destinate a beni e strumenti essenziali per il funzionamento degli enti. “Le spese realizzate dal Terzo settore – prosegue – sono investimenti in attività sociali che producono coesione e offrono servizi alle persone, soprattutto le più fragili, anche laddove manca lo Stato: parliamo ad esempio di ambulanze, strumenti didattici, attrezzature sportive. Imporre un tetto a questi investimenti, di fatto ferisce e indebolisce tutto il Paese e frena lo sviluppo di un’economia sociale. Chiediamo che si ripari all’errore: c’è ancora margine per farlo”.
La manovra, inoltre, ignora richieste considerate fondamentali dal Terzo settore. “Aggiungiamo inoltre che molte misure che riteniamo fondamentali non sono state inserite in Manovra, a partire dall’aumento del tetto al 5 mille, doveroso per rispettare la volontà dei contribuenti e su cui lo stesso Governo si era speso nelle scorse settimane, e dal rifinanziamento del Fondo per il contrasto alla povertà educativa: è molto grave, a nostro avviso, che non si voglia investire in uno strumento così importante per contrastare e prevenire quel disagio giovanile che è una vera e propria emergenza nazionale. Anche le donazioni al Terzo settore, infine, sono state travolte dal taglio alle detrazioni fiscali: un’altra penalizzazione incomprensibile, in una Manovra che sembra dimenticare i soggetti della solidarietà”.

Il Forum Terzo Settore riconosce alcune note positive nella manovra, ma le considera insufficienti rispetto alle mancanze evidenziate. “Poche le eccezioni positive nel testo, tra cui l’aumento delle risorse per il Servizio Civile Universale”, conclude Pallucchi.
Un quadro preoccupante per il welfare
Le critiche sollevate dal Forum Terzo Settore mettono in evidenza un aspetto centrale: le misure di supporto alle realtà sociali e ai cittadini più fragili sono spesso considerate voci di spesa da tagliare, piuttosto che investimenti strategici. La mancata attenzione alla povertà educativa e il mancato rifinanziamento del Fondo dedicato rischiano di amplificare le disuguaglianze sociali, aggravando problemi già diffusi, come il disagio giovanile e l’emarginazione delle comunità più deboli.
Anche la decisione di non aumentare il tetto al 5 mille rappresenta un freno alla partecipazione dei cittadini nel sostenere iniziative di interesse collettivo, mentre il taglio delle detrazioni fiscali per le donazioni rischia di allontanare ulteriormente chi desidera contribuire a progetti di solidarietà.
Cosa ci si aspetta ora?
La speranza è che, durante il dibattito parlamentare, si possano introdurre modifiche che restituiscano centralità alle politiche sociali. Le richieste avanzate dal Forum Terzo Settore non sono solo appelli di una parte interessata, ma rappresentano un monito sul rischio di trascurare la coesione sociale e l’economia solidale, che sono pilastri del benessere collettivo.
La manovra di bilancio è ancora in fase di discussione, e il Governo ha margine per correggere il tiro. Tuttavia, senza un cambio di rotta, il rischio è che la “Legge di Bilancio sociale” rimanga un’occasione mancata per il Paese.



