sabato, Gennaio 24, 2026

Il fallimento di Gualtieri come sindaco

Anche oggi dacci la sospensione del trasporto pubblico romano. Ma non è il Signore con la S maiuscola a esaudire la nostra ironica prece, sono i signori, Lorsignori li chiamava polemicamente il corsivista dell’Unità Fortebraccio, che vivono chiusi nelle stanze del potere romano, conquistato, ebbene sì, perchè quelli prima erano incapaci. Anche questi sono incapaci e arroganti come quelli di prima. Ma godono di buona stampa.

Mentre la città, che per un caso è anche la Capitale d’Italia, qualcuno lo dimentica troppo spesso, è in ginocchio su ogni fronte, si ferma per l’ennesima volta un comparto. Oggi è toccato prima alla metro B1 e dopo alla cosiddetta Metromare, quella che collega la città con il suo lido.

Accade ogni giorno. Tutti i giorni. Una volta è l’elettricità sulla metro A, un’altra è l’acqua sulla metro B, un’altra ancora sono le scale mobili … aspettiamo fiduciosi le cavallette. Verranno, verranno anche quelle, basta avere pazienza.

Si penserebbe allora che la giunta che governa l’amministrazione di Roma sia al lavoro anche di notte per risolvere questi problemi. Lo slogan/beffa che ha portato all’elezione del sindaco Gualtieri era: “La città in 15 minuti”. Quindi saranno impegnati come pazzi ogni secondo a sistemare i danni della città, penserà chi li ha votati credendo alle promesse elettorali.

Invece no. Stanno discutendo come spartirsi ulteriormente il potere. Un osceno spettacolo che dopo le elezioni politiche del 25 settembre, con qualche profugo del palazzo romano approdato sulla zattera del Rosatellum in Parlamento, vuole riordinare sulla scacchiera del manuale Cencelli interno al Partito Democratico romano lo schema concordato al tempo dell’elezione di Gualtieri.

Gualtieri non è capace di fare il sindaco, è evidente. Di certo sarà un buon economista ma amministrare una città richiede concretezza. Si è circondato, per mettere d’accordo le tante anime del Pd, anzichè di persone competenti di personaggi che si sono rivelati ancora meno capaci di lui nell’affrontare i problemi atavici di Roma.

Adesso c’è una fronda contro di lui, “franceschiniana” dicono i ben addentrati nelle cose romane. “I cinque di piazza bologna” li ha chiamati qualcun altro. Che non sono i ragazzotti della movida e dell’apericena al chiosco della piazza omonima, ma un gruppetto che chiede una verifica del lavoro svolto dagli assessori (che fa già ridere detto così) e la redistribuzione di alcune deleghe nella giunta.

Tutti negano tutto. “La giunta è compatta”, dicono mentre gli si allunga il naso senza arrossire però per la vergogna. Intanto stanno facendo le liste per le elezioni regionali, che con la fuoriuscita del Governatore Zingaretti comporta altri rimescolamenti di potere, bilancini d’incarichi che saranno ulteriormente rivisti in caso di passaggi dal Campidoglio alla Pisana.

Uno spettacolo indecoroso mentre la città va in pezzi. Le amministrazioni precedenti, i soldi che mancano, Giove Pluvio che allaga, tutto vero: ma loro affrontano questi problemi facendo le liste e riassegnando le deleghe.

Quando si voterà di nuovo per eleggere il sindaco e faranno la campagna elettorale per “scongiurare il pericolo fascista”, dovrà essere chiaro che la città alla destra l’avranno consegnata loro.

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