A Roma, pochi giorni fa, il sindaco Gualtieri ha lanciato la sua campagna elettorale dal Teatro Brancaccio, con indubbio successo di partecipazione. Teatro strapieno, con tanto di bis: parterre di alto lignaggio, con tanto di guru statunitense della comunicazione e app smart per “un contatto diretto con chi vota” e raccolta fondi.
Un sindaco al Teatro Brancaccio in grande spolvero che, non a caso, cita gli stadi della Roma e della Lazio, le aperture delle nuove metro e sogna, come a Parigi, di mettere in Campidoglio vasi enormi con alberi: una cosa tanto bella vista a Parigi.
Poi c’è un’altra campagna elettorale, meno scintillante ma più concreta: la campagna elettorale sulla rigenerazione urbana e sulle politiche abitative.
A Roma sono previste due manifestazioni: il 19 febbraio contro l’inceneritore e il 28 febbraio quella dei comitati cittadini contro l’appalto alla finanza immobiliare della rigenerazione urbana, promossa dal comitato degli ex Mercati Generali.
Sì, perché a Roma, mentre da una parte il sindaco chiama alla partecipazione dei cittadini tramite app, dall’altra non apre alcun confronto serio con gli ormai numerosi fronti aperti con i cittadini sulle scelte urbanistiche; anzi, si propongono finti percorsi partecipativi, ovviamente fatti partire dopo le decisioni già prese.
Insomma, la rigenerazione urbana e le politiche abitative sono il vero tallone di Achille del sindaco.
Il sindaco e il suo sodale assessore alla Felicittà si sono rivenduti lo straordinario acquisto di 1040 alloggi da Enasarco — dei quali però oltre 260 già occupati.

Hanno sostenuto che questi sarebbero stati destinati tutti alla graduatoria per farla scorrere, mentre ora si apprende che il Comune sta pensando, per fare fronte alle proteste dei proprietari di alloggi ex Enasarco (nei cui stabili dovrebbero andare le famiglie povere della graduatoria e che temono di far perdere, per questo, valore agli immobili acquistati), a limitare la presenza delle famiglie in graduatoria al 15% per ogni stabile (come chiesto anche dalla Regione Lazio).
A destinare una quota di alloggi a bandi speciali per padri separati e forze dell’ordine — mica “anormali” come le famiglie della graduatoria.
E, infine, si scopre che, nella delibera di acquisto, una quota pare di quegli alloggi sarebbe nella disponibilità del prefetto per emergenza abitativa, ergo sgomberi di occupazioni, grazie a un emendamento della Lega approvato dalla maggioranza, che nessuno sapeva e che sindaco e sodale assessore alla Felicittà si sono ben guardati dal comunicare alla città.
Quindi ora, nel silenzio di sindaco e assessore, non è dato sapere quante delle case acquistate o in acquisizione saranno effettivamente destinate alla graduatoria, come invece annunciato da sindaco e assessore, andando a farsene vanto in Italia e in Europa.
Siamo di fronte alla riedizione della favola del re nudo del terzo millennio? Non sarebbe bene che il sindaco faccia un atto di verità?
Sindaco e maggioranza consiliare si rendono conto che, sulla rigenerazione urbana e sulle politiche abitative, stanno operando una rottura con un pezzo della città?
Ultima chicca: ieri, 11 febbraio, in commissione bicamerale sugli enti gestori di previdenza, Enasarco ha dichiarato che dalla vendita della prima tranche di alloggi al Comune di Roma, di 52 milioni di euro, ha avuto una plusvalenza di 17 milioni di euro: sembrava molto soddisfatto.



